Ciampate del Diavolo, pranzo in Fattoria a Presenzano e Pontereale

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Ciampate del Diavolo, pranzo in Fattoria a Presenzano e Pontereale

Messaggio  Admin il Lun Lug 02, 2012 2:52 pm

"Ciampate del Diavolo, pranzo in Fattoria a Presenzano e Pontereale", Giugno 2012
http://www.flickr.com/photos/80307130@N03/sets/72157630371558706/
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TORA E PICCILLI (CE)
1060 torani e piccilesi
Sono arroccati sulle colline del versante nord del massiccio di Roccamonfina, nell'alto Casertano, fra il rio Viapiano, il rio Cerrito e il rivo del Maltempo, affluenti del Volturno.
I due paesi fanno parte della comunità montana del monte Santa Croce, situato a sua volta all’interno del parco regionale Roccamonfina-Foce Garigliano.
Il nome Tora deriva dal latino torus ossia rialzo di terra.
Piccilli deriva da un cognome non identificato.
Il territorio fu abitato dagli ausoni, aurunci, sanniti e successivamente dai romani.
Sotto il dominio dei longobardi il territorio appartenne alla Contea e alla Diocesi di Teano.
Alcune terre vennero destinate al Monastero di Santa Maria in Cingla di Ailano, mentre le pertinenze della chiesa di S. Felice di Tora furono reclamate nel 1019 dall' Abbazia di Montecassino.
Al tempo del normanno Guglielmo d'Altavilla i due centri abitati vennero fortificati.
In età angioina, ne fu signore Goffredo Terziarello.
Nel 1453, durante la signoria dei Galluccio e dei Marzano, Alfonso d' Aragona ridefinì i confini dei due feudi per dirimere una controversia fra questi signori e il feudatario di Presenzano.
Nella seconda metà del XVIII secolo il feudo passò ai Filangieri del ramo di Arianello a cui rimase fino all' eversione della feudalità nel 1806.
Tutta la zona circostante le due località, un tempo era la zona di caccia dei signori feudatari.
Le due localita’ comprendono le frazioni di Tuoro, Foresta, Pesche, Stafforisi e Casilina.
Durante l'ultimo conflitto mondiale, i cttadini diedero rifugio ad alcune famiglie ebree.
A seguito di feroci razzie delle truppe tedesche cinquanta cittadini vennero deportati in Germania e numerosi altre persone furono destinati a completare i lavori di fortificazione della linea Gustav.
I comuni confinanti sono Conca della Campania, Marzano Appio e Presenzano.
Dista dal capoluogo di Caserta 47 km.
Il loro santo patrono e’ S.Simeone la cui festa patronale avviene il 18 Febbraio.
Il monumento più significativo di Tora è la
Torre longobarda, situata nel punto più alto dell’antico borgo, domina la valle della via Latina e il monte Novellato.
La costruzione della torre, risalente al XII secolo, e’ costituita su pianta quadrangolare a più piani, e fungeva da insediamento strategico di interesse militare, per la salvaguardia del regno e della stessa cittadina.
Diversi sono stati gli interventi operati sulla torre in epoche successive che però non hanno mai mutato il suo carattere originario.
Inoltre e’ dichiarata monumento nazionale.
I centri abitati di Tora e Piccilli rientrano nell’area di produzione del vino Galluccio doc, situata al margine del confine della provincia di Caserta con il Lazio, che comprende anche i comuni di Conca della Campania, Galluccio, Rocca d’Evandro, Mignano Monte Lungo e Tora-Piccilli.
Tale area di produzione, da sempre a grande vocazione vitivinicola, è caratterizzata dal susseguirsi di dolci rilievi collinari dominati dal gruppo vulcanico di Roccamonfina che, con la sua passata attività eruttiva ha reso i terreni, per struttura e composizione, molto adatti alla produzione di vini di notevole pregio.
I vini a denominazione di origine controllata prodotti sono: Galluccio bianco, Galluccio rosso, Galluccio rosato e il Galluccio riserva.



CIAMPATE DEL DIAVOLO
si trovano nella loc.Foresta, fraz. del comune di Tora e Piccilli, situate sulle pendici del complesso vulcanico di Roccamonfina, su un pendìo di tufo antistante l'invaso idrico di un non più esistente mulino ad acqua detto della Limatella, che era costruito sul torrente Fosso Rianale.
Le impronte, risalenti a 350mila anni fa, Pleistocene Medio, furono lasciate sull’allora lava in via di raffreddamento dagli ominidi, cioè delle scimmie morfologicamente simili all'essere umano, che appartenevano all’homo Heidelberg, progenitore sia dell´homo di Neanderthal sia dell´homo Sapiens.
Queste impronte umane fossili risultano le più antiche al mondo del genere bipede.
Il sito paleontologico fu inaugurato il 6Ottobre 2007.
Per accedervi si parte dalla piazzetta del centro abitato di Foresta, dove si erge la piccola chiesa di S.Andrea Apostolo. Cè un sentiero in discesa che si inoltra nella natura caratterizzata tra arbusti e alberi di castagni, querce e felci. Questo percorso anticamente era una mulattiera che gli abitanti del luogo percorrevano nei secoli precedenti per macinare i cereali al vecchio mulino.
La scoperta sensazionale delle orme si deve grazie a un noto storico locale Alfredo Iulanis, che ha custodito e valorizzato per oltre mezzo secolo le preziose, se non uniche orme, attribuite da lui stesso ai sanniti.
Nel 2003 le ricerche effettuate dal professor Paolo Mietto, docente dell'Università di Padova, dal prof.Marco Avanzini, direttore del Museo di Scienze Naturali di Trento e dal prof. Giuseppe Rolandi, vulcanologo dell’Università di Napoli, confermano che le impronte umane fossili ritrovate sono in totale 56.
Nella fitta vegetazione, potrebbe celare altre impronte.
Secondo la ricostruzione degli studosi, le impronte appartengono ad un gruppo di tre individui che è sceso lungo il pendio ripido della montagna formato da fanghiglia calda dovuta dalla precedente eruzione. Nei punti in cui si scivolava, gli ominidi si sono aiutati con le mani, lasciando alcune impronte di dita oltre che quelle dei piedi, furono poi coperte da cenere vulcanica di una successiva fase esplosiva o più probabilmente asciugate velocemente da un vento secco che le ha conservate.
Tali impronte si dispongono su tre piste lasciate da tre individui.
La prima, lunga una ventina di metri, presenta un tracciato a zig zag per rendere il cammino meno difficile e faticoso, lungo il tratto che pende quattro metri ed è costituita da 27 orme;
la seconda è caratterizzata da un tracciato in linea retta su superficie orizzontale e conta 19 orme;
la terza pista, poco più distante dalle prime due, presenta, come la prima, un tracciato trasversale ed è costituita da10 orme.
I piedi degli individui, di cui è stato trovato anche il calco dell’alluce, misuravano circa 20 centimetri di lunghezza e 10 di larghezza corrisondendo al numero 35-36 di scarpa, la loro altezza si aggirava intorno a 1.60m e il loro comportamento era simile al nostro.
Difatti le ciampate, trovandosi non solo su superfici orizzontali ma anche trasversali, offrono elementi fondamentali per lo studio e la visione della dinamica del movimento. Gli studiosi hanno affermato che la cosa più stupefacente è stata ripercorre il tragitto e scoprire che i piedi e le mani di oggi sono andati a toccare gli stessi punti toccati da quegli esseri, quindi, si muovevano come noi.
I lavori di pulizia nel 2005 portarono a oltre 100 il numero delle impronte e a 7 quello delle piste fossili.
Il ritrovamento delle orme impresse sulla colata lavica hanno, da circa due secoli, alimentato fantasie e superstizioni popolari. Erano, infatti, ritenute segno del male, orme del demonio, il solo essere in grado di camminare sulla lava senza bruciarsi. Così nella tradizione popolare quelle orme sono chiamate Ciampate del diavolo, ossia le impronte del diavolo. Questa importante scoperta e’ stata resa famosa dalle tante testate giornalistiche anche internazionali, quali Nature, Focus, National geographic, Guardian etc
http://www.associazioneorme.it/ciampate-del-diavolo/
--a Marzano Appio, nella fraz.Caranci, collegata a Foresta da un antico sentiero, sono state rinvenute altre impronte.


loc.PONTEREALE
detto anche Ponte del Re, prende nome dal re Carlo di Borbone che volle far costruire un sontuoso ponte sul fiume Volturno, che collegasse Capua con Venafro.
La costruzione fu motivata anche dalla sua passione venatoria che si recava in zona, con un folto seguito di persone di alto rango: principi, conti e marchesi, per cacciare la ricca selvaggina nel bosco di Mastrati-Torcino.
Infatti il bosco abbondava di cinghiali e capri della più bella specie, poi lepri, volpi, lupi, nonché di molti volatili come beccacce ed anatre, starne e pernici.
La sua estensione era di circa 1000ettari.
Il successore Ferdinando IV di Borbone fece trasformare la vecchia casa della famiglia Coppa, che si trovava in zona, in un piccolo Real Casino di Caccia, soprannominato Barraccone, commettendone gli affreschi al celebre pittore-scultore Francesco Celebrano, il quale vi dipinse “Le Cacce”, oggi purtroppo andati perduti.
Celebre è anche il dipinto “Caccia la cinghiale a Venafro”, che si trova alla reggia di Caserta, opera del pittore Jacob Philip Hackert, raffigurante il ponte reale attraverso il quale si giunge a Torcino e da cui i cacciatori sparavano alle prede intrappolate dalle reti.
A pochissima distanza dal Barraccone, o Real Casino di Torcino, si ammira una specie di circo costruito per la cosiddetta “caccia sforzata” che facevasi a cavallo.
I cinghiali, provocati dai cani, entravano impetuosamente nel recinto murato ed ivi a colpi di lancia venivano attaccati.
Qui venne a caccia il re Gioacchino Murat durante il decennio francese.
Invece l’ultimo re della dinastia Borbone, Ferdinando II, preso da tutt'altri interessi che non quelli venatori, abolì la riserva di Mastrati-Torcino facendo dissodare una vasta zona.
Nonostante il disboscamento, anche il re di Savoia Vittorio Emanuele e il principe Umberto, dopo l’Unità d’Italia, furono colpiti dalla bellezza del luogo e vi soggiornarono anche loro nella ex Casina di caccia borbonica.
foto Pontereale (del pittore Jacob Philip Hackert conservato nella reggia di Caserta)
http://www.torcino.it/cenni-storici/

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