Valle delle Ferriere, ruderi S.Eustachio e Torre dello Ziro

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Valle delle Ferriere, ruderi S.Eustachio e Torre dello Ziro

Messaggio  Admin il Lun Mag 09, 2011 12:15 pm

"Valle delle Ferriere, ruderi S.Eustachio e Torre dello Ziro", Maggio 2011

con la guida Stefania Leo di Angri (SA) dell'Associazione di trekking "GEN" di S.Antonio Abate (NA)

Gall.foto:
http://www.flickr.com/photos/62515168@N08/sets/72157626680615960/show/

VALLE delle FERRIERE, ubicata tra il territorio comunale di Amalfi, il territorio comunale di Agerola e quello di Pontone (fraz. del comune di Scala), è l'unica area protetta di tutta la Costiera amalfitana, istituita nel 1972 col nome di Riserva Naturale Orientata della Valle delle Ferriere.
Questo scosceso vallone, che si estende su una superficie di 455ettari circa, è parte integrante dei più estesi monti Lattàri, il cui nome deriva dal rinomato allevamento di bovini da latte che viene ancora praticato nel territorio agerolese.
Il lungo vallone, per via della sua portata d’acqua, in passato ha favorito la nascita di ferriere, opifici e soprattutto le famose cartiere amalfitane, rari esempi della vecchia archeologia industriale.
Lungo il principale torrente Canneto vivono singolari animaletti come la salamandra dagli occhiali, la salamandra pezzata, il rospo e la rana appenninica.
Nei boschi soprastanti il torrente e sulle rupi nidificano il falco pellegrino, lo sparviero, il merlo, la ghiandaia e il picchio.
La particolarità di questa preziosa Riserva è che, in prossimità di presenza d’acqua, sono presenti rare piante di felci che normalmente crescono negli ambienti molto umidi, tipicamente subtropicali, come la
Pteris vittata,
Erica terminalis,
Lingua cervina,
Woodwardia radicans
e la pianta carnivora Pinguicola hirtiflora.
http://www.costieraamalfitana.com/sapvede.php?id=36 --------Valle dele Ferriere

Il termine delle Ferriere fu dato per la presenza dei numerosi macchinari che erano disseminati lungo il vallone, dei quali se ne vedono ancora oggi, in stato di ruderi, che stanno a rappresentare la storia dell’archeologia industriale.
Nel corso degli anni, dall’industria che produceva paste alimentari, che furono spostate successivamente nelle rinomate città della pasta di Torre del Greco, Torre Annunziata e Gragnano, i mulini del Vallone vennero trasformati in famose cartiere.
Nelle cartiere si produsse una carta ricavata dalla macerazione degli stracci di canapa, cotone e lino, usando una tecnica d'origine cinese, ma importata dai paesi arabi ed introdotta in occidente e perfezionata dagli amalfitani.
Le carte di qualità prodotte dalle cartiere amalfitane erano la carta Strazza, la carta Genovesca, la carta Bambace o Bambagina, la carta di Napoli e la carta Bianchetta.
Tra queste qualità, la più pregiata era la carta Bambagina, tanto che nel 1200 l’imperatore Federico II di Svevia ne vietò la diffusione di questa carta.
Durante il 700 l'attività raggiunse il suo splendore, ma alla fine dell'800 la mancata meccanizzazione dei processi produttivi causò un rapido decadimento di quasi tutte le strutture.
Delle 16 cartiere solo 2 sono ancora oggi attive, ubicae nella cosidetta Valle dei Mulini.
http://www.costieraamalfitana.com/sapvede.php?id=6 -------Museo della carta a mano di Amalfi



TORRE medievale dello Ziro di Pontone, situata sul m.Aureo, sovrasta le città di Amalfi da una parte e di Atrani dall’altra, e sorge sul territorio comunale di Scala, nella frazione di Pontone.
Non si conosce la data certa di costruzione, ma l’impronta aragonese fa pensare al XV sec.
Il termine Ziro deriverebbe dal nome di un insediamento eremitico rupestre, detto S.Salvatore de Ciro, ubicato sotto la torre.
La torre risulta priva di entrate e si suppone che per accedervi si usassero delle scale elevatoie.
La struttura, fiancheggiata da bastioni e torrette, era in comunicazione con un altro castello posto a settentrione, nei pressi di Pontone.
La torre ha la fama di essere legata alla vicenda di Giovanna d’Aragona, detta la Pazza, la nipote del re di Napoli Ferdinando I d’Aragona.
Aveva sposato suo maggiordomo Antonio Bologna, col quale visse una travolgente storia d’amore, ma era un vero scandalo per le cronache del tempo.
Dopo alterne vicende e rocambolesche fughe, venne imprigionata Giovanna assieme ai suoi bambini nella torre dello Ziro. Qui furono lasciati morire di fame, mentre il maggiordomo Antonio Bologna fu fatto pugnalare per mano di sicari.
Tale tragedia ispirarono i romanzieri Matteo Bandello, Jhon Febster e Felipe de Vega intitolando le loro opere
“ Il maggiordomo e la duchessa di Amalfi”.



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