Valle delle Ferriere, lungo il Sentiero Giustino Fortunato

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Valle delle Ferriere, lungo il Sentiero Giustino Fortunato

Messaggio  Admin il Dom Mar 31, 2013 5:59 pm

"Valle delle Ferriere, lungo il Sentiero Giustino Fortunato"
http://www.flickr.com/photos/94351755@N03/sets/72157633128756671/
organizzato dal CAI SALERNO


Ma chi era Giustino Fortunato?, che tanto si legge la fua foto e percorso nelle frecce direzionali lungo i sugestivi sentieri dei Monti Picentini-Monti Lattàri etc.
GIUSTINO FORTUNATO
scrittore, politico, storico, meridionalista, onorevole.
E’ ricordato soprattutto per essere stato tra i più strenui difensori della questione meridionale esponendo i problemi riguardanti la crisi economica del Sud Italia dopo l’unità nazionale e colui che illustrò in Parlamento una serie di interventi programmati per migliorare la situazione economico-sociale del Mezzogiorno.
Era anche un appassionato di arte, giornalismo ed escursionismo(amante del trekking tantè che si iscrisse al CAI).
Nacque a Rionero in Vulture il 4 Settembre 1848, discendente di una famiglia insignita di titolo di marchese, emigrata nel 1720 da Giffoni Sei Casali (SA).
Suo prozio, anche lui Giustino Fortunato, detto Senior, ebbe notevoli incarichi burocratici, tra cui giudice di pace durante la Repubblica Napoletana, procuratore e intendente sotto Gioacchino Murat e primo ministro del Regno delle Due Sicilie dal 1849 al 1852.
Mentre suo padre e suoi due zii paterni, nel 1862, furono arrestati con l’accusa di manutengolismo in quanto la famiglia Fortunato era in rapporti con il famoso capobrigante Carmine Crocco, ma poi vennero scarcerati per insufficienza di prove.
Dopo il rilascio del padre, Fortunato, ancora adolescente, si trasferì con la famiglia a Napoli. Compì i primi studi presso il collegio dei Gesuiti e conseguì, in seguito, la laurea in giurisprudenza presso l'università "Federico II" nel 1869 ma, maturando la passione per gli studi storici, non esercitò mai professioni giuridiche. Frattanto si appassionò anche all'arte, all'alpinismo e al giornalismo diventando redattore di due giornali del partito moderato: “Unità Nazionale” e “Patria”.
Fu allievo di intellettuali come Francesco De Sanctis e Luigi Settembrini.
Nel 1873, vinse il concorso da Consigliere di Prefettura a Lecce, ma rinunciò all'incarico.
Nel 1875, figurò tra i fondatori della Società Napoletana di Storia Patria.
Nel 1880, Fortunato debuttò per la prima volta in politica, candidandosi alle elezioni per il collegio di Melfi.
Dal 1886 al 1897 a Roma entrò come segretario alla presidenza della Camera.
Nel 1909 fu eletto senatore.
Durante la sua attività parlamentare, divenne noto per essere stato un deputato molto scrupoloso nei suoi programmi alla ricostruzione civile della patria, soprattutto agli annosi problemi del Meridione.
Infatti, assieme a Leopoldo Franchetti, Fortunato fondò l'Associazione per gli interessi del Mezzogiorno di cui fu presidente onorario dal 1918 fino alla morte, e per questo si batté in Parlamento: una delle sue tante proposte fu quella di costruire le ferrovie ofantine che, secondo il progetto, dovevano passare anche per il suo paese natale, Rionero.
Nello stesso periodo strinse rapporti di amicizia con molte personalità illustri, tra cui Nicola Mameli, Napoleone Colajanni, Sidney Sonnino; Francesco Saverio Nitti, Gaetano Salvemini e in particolare Benedetto Croce, il quale dedicherà a Fortunato la sua opera “Cultura e vita morale” in segno di profonda stima.
Il 21 maggio 1915, giorno in cui si votò l’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria, Giustino Fortunato era presente al Senato e votò a favore, seppure lo stesso Fortunato era sempre stato contro la guerra ed ai suoi concittadini aveva promesso la sua neutralità in Senato.
Due anni dopo, nel luglio del 1917, per questa sua decisione del voto alla guerra, venne accoltellato nella sua Rionero da parte di un contadino.
Profondamente amareggiato, non fece più ritorno a Rionero, neppure nel primo anniversario della morte del fratello Ernesto a lui tanto caro, per il quale fece apporre una lapide su una facciata della casa di Gaudiano(fraz. di Lavello).
Lasciò anche la politica parlamentare e nel 1919 e si ritirò a Napoli.
Nel periodo fascista, attorno al 1926, divulgò i suoi pensieri antifascisti soltanto ai suoi ristretti amici per evitare il pericolo della censura.
Nel 1930, nella residenza napoletana di Giustino, dove fu per molti anni il suo personale Salotto letterario frequentato da studiosi, politici e intellettuali di quel tempo, fu invitato anche il giovane Indro Montanelli, il futuro grande giornalista, saggista e commediografo.
Montanelli lo definirà anni dopo «il più grande e illuminato studioso del Meridione».
Fortunato, dopo la malattia che lo colpì agli occhi, morì a Napoli il 23 luglio 1932.

Fra le sue opere ricordiamo:
“Rionero Medievale”,
“La badia di Monticchio”,
“Pagine e ricordi Parlamentari”,
“La viabilità provinciale in Basilicata”
“Il Castello di Lagopesole”
“Rileggendo Orazio”
“Le strade ferrate dell’Ofanto”
“Il Mezzogiorno e lo Stato italiano”
etc. etc.

Nel 2006, gli è stata dedicata, tra le altre, l'Università telematica Giustino Fortunato, con sede a Benevento.
http://www.comune.rioneroinvulture.pz.it/articles.asp?id=111
CURIOSITA':
Giustino Fortunato fondò a Roma, nel 1898, la Società per gli studi sulla malaria di cui divenne presidente, con il contributo finanziario delle varie Società e della Banca d'Italia, nei locali dell'Istituto Universitario di Igiene.
Intorno all'attività di cura dei malarici, Fortunato, insieme a Benedetto Croce e Leopoldo Franchetti, mobilitò una schiera di ricercatori scientifici ed igienisti
Fu voluto da Fortunato perché nella sua Basilicata i morti per la malaria era tra le regioni più colpite, circa 1500 decessi all’anno.
Per questo motivo si impegnò molto, tanto da riuscirci a far approvare una legge che garantiva il prezzo di un farmaco antimalarico, detto Chinino, a basso prezzo anche per la fascia di utenza più debole.
Per questa sua iniziativa si formò un comitato per offrirgli una medaglia d’oro che pubblicamente il Fortunato, nella sua modestia, rifiutò.




VALLE DELLE FERRIERE,VALLE DEI MULINI
ubicata tra il comune di Amalfi, fraz.Pogerola del comune di Agerola e fraz.Pontone del comune di Scala.
La parte più alta del vallone è l'unica area protetta di tutto il territorio della Costiera amalfitana, istituita nel 1972 col nome di Riserva Naturale Orientata della Valle delle Ferriere.
Questo scosceso vallone, che si estende su una superficie di 455ettari circa, è parte integrante dei più estesi monti Lattàri, il cui nome deriva dal rinomato allevamento di bovini da latte che viene praticato nel territorio agerolese.
Il termine delle Ferriere fu dato per la presenza dei numerosi macchinari che erano disseminati lungo il vallone, dei quali se ne vedono ancora oggi, in stato di ruderi, che stanno a rappresentare la storia dell’archeologia industriale.ù
Infatti il lungo vallone, per via della sua portata d’acqua del fiume Canneto, in passato ha favorito la nascita di ferriere borboniche, centrale idroelettrica, opifici, mulini e soprattutto le famose cartiere amalfitane del XIV-XVsec, rari esempi della vecchia archeologia industriale, tra le prime in Europa, se non le prime.
Lungo il principale torrente Canneto vivono singolari animaletti come la salamandrina dagli occhiali (un endemismo italiano), il saettone, la salamandra pezzata, il rospo e la rana appenninica.
Nei boschi soprastanti il torrente e sulle rupi nidificano il falco pellegrino, lo sparviero, il merlo, la ghiandaia e il picchio.
Segnalata la presenza della lontra.
La particolarità di questa preziosa Riserva è che, in prossimità di presenza d’acqua, sono presenti rare piante di felci che normalmente crescono negli ambienti molto umidi, tipicamente subtropicali, come la Pteris vittata, Erica terminalis, Lingua cervina, Woodwardia radicans e la pianta carnivora Pinguicola hirtiflora.
Lungo il vallone, nel corso degli anni, dall’industria che produceva paste alimentari, che furono spostate successivamente nelle rinomate città della pasta di Torre del Greco, Torre Annunziata e Gragnano, i mulini del Vallone vennero trasformati in famose cartiere.
Nelle cartiere si produsse una carta ricavata dalla macerazione degli stracci di canapa, cotone e lino, usando una tecnica d'origine cinese, ma importata dai paesi arabi ed introdotta in occidente e perfezionata dagli amalfitani.
Le carte di qualità prodotte dalle cartiere amalfitane erano la carta Strazza, la carta Genovesca, la carta Bambace o Bambagina, la carta di Napoli e la carta Bianchetta.
Tra queste qualità, la più pregiata era la carta Bambagina, tanto che nel 1200 l’imperatore Federico II di Svevia ne vietò la diffusione di questa carta.
Durante il 700 l'attività raggiunse il suo splendore, ma alla fine dell'800 la mancata meccanizzazione dei processi produttivi causò un rapido decadimento di quasi tutte le strutture.
Delle 16 cartiere solo 2 sono ancora oggi attive, ubicae nella cosidetta Valle dei Mulini.
http://www.ilcasaleantico.com/agriturismo-sorrento-bed-breakfast-costiera-amalfitana.asp?idCanale=8&idArea=62#
http://www.giovis.com/mulinib.htm
http://www.costieraamalfitana.com/sapvede.php?id=36
http://digilander.libero.it/verdecammina/sentieri_consigliati_penisola2.htm

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