Da Policastro a Sapri, per Grotta del Bussento di Morigerati

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Da Policastro a Sapri, per Grotta del Bussento di Morigerati

Messaggio  Admin il Mar Mag 15, 2012 11:25 am

"Da Policastro a Sapri, per Grotta del Bussento di Morigerati", Maggio 2012
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POLICASTRO BUSSENTINO
o semplicemente Policastro, è la maggiore frazione e borgo più popoloso del comune di Santa Marina.

Si estende lungo la costa Tirrenica del golfo di Policastro, a breve distanza dalla foce del Bussento.

Per la sua posizione strategica, legata alla possibilità d'inoltrarsi verso l'interno lungo la valle del fiume Bussento, indusse a stabilirsi dapprima i lucani e poi i greci che la colonizzarono sotto il nome di Pixunte, o Pixous, che significa città fortificata, per via delle mura, ancora oggi in parte esistenti.
Nel II sec ac la città venne stanziata dai romani ridenominandola Buxentum, la cui importanza e prosperità si accrebbe quando nel 187 a.C. fu dichiarata municipio romano.
In epoca romana nacque Fabio Livio Severo, colui che diventò imperatore.

Nel 450 d.C. la città subì pesanti devastazioni ad opera dei vandali di Genserico.
Seguì un lungo periodo di decadenza, nel corso del quale il luogo fu più volte saccheggiato dai barbari ed afflitto da pestilenze e carestie.
Nell'839 dc Policastro entrò a far parte del principato longobardo di Salerno, e nel 915 ci fù altro episodio di saccheggio subito dai pirati saraceni.
Nel 1055 l’abitato fù conquistato dal normanno Roberto il Guiscardo, e fu ulteriormente fortificato assieme alla costruzione del castello.
Nel 1152 venne elevata a contea dal nipote del Guiscardo, Ruggero II re di Sicilia e il primo conte di Policastro fù suo figlio Simone soprannominato il bastardo.
Alla dominazione normanna fece seguito quella angioina, durante la quale Policastro, che aveva ormai assunto notevole importanza, fu ulteriormente fortificata ed il suo porto ampliato.
In epoche successive venne conquistata dai Grimaldi, dai Sanseverino e dai Carafa.
Divenne dagli inizi del VI sec sede vescovile.
Ancora una volta Policastro subì, ad opera dei pirati turchi, due distruzioni: la prima nel 1534 e la seconda nel 1552.
Nel corso di quest'ultima invasione fu distrutto il Convento di S.Francesco del XII sec., i cui ruderi sono tuttora visibili ad oriente dell'abitato.
Seguì un lungo periodo di prosperità, durante il quale fu costruito il palazzo baronale.
Oggi come si sa è un importante luogo di villeggiatura.

LUOGHI DI INTERESSE:
--La Cattedrale fu realizzata per volere del Vescovo Carlo Fellapane ed è uno dei monumenti più antichi della Campania. Essa, annoverata tra le più preziose testimonianze del Rinascimento meridionale, sorge nella zona dove c’era il macellum, il foro e la necropoli della romana Buxentum.
Nell'XI sec, la cella triabsidata, che componeva il nucleo originario, fu ampliata con la costruzione della Cattedrale e della cripta sottostante.
La facciata della chiesa, tipicamente romanica, è impreziosita da una edicola, in bassorilievo del 1455, sovrastante il portale.All’interno è collocato il sarcofago in marmo del barone Giulio Gallotti di località Battaglia, che nel 1449 assalì il castello di Policastro rimanendo ucciso. Il sarcofago è retto da tre statue che rappresentano la Fede, la Speranza e la Carità, rese acefale dai soldati francesi nel 1806.
La Cripta, che ancora conserva l'originale aspetto romanico, presenta volte a crociera sorrette da 14 colonne in pietra.
Il suo campanile romanico fu costruito nel 1167 per volere di re Guglielmo II, eretto sulle vestigia di una torre di difesa romana impiegando blocchi di pietra sottratti a monumenti tombali. Tuttora sulle facciate del Campanile sono visibili l'iscrizione funeraria dedicata a Julia, figlia di Augusto, e quella di Germanico, figlio di Tiberio.
In Campania le altre cattedrali romaniche simili si trovano a Salerno, Casertavecchia, Sessa Aurunca e Calvi Risorta.

--Il castello di Policastro fu costruito dai bizantini nel VII sec. d.C. sulla piccola collina che domina l'abitato. Più volte distrutto, fu riedificato una prima volta da Roberto il Guiscardo e poi dai conti Sanseverino. Doveva essere provvisto di numerose sale e di una cappella. Nel 1806 il Castello fu nuovamente distrutto dalla flotta inglese che lo bombardò per stanare le truppe francesi che vi si erano asserragliate.

--Le mura ciclopiche che inglobano parte del centro storico di Policastro sono di epoca lucana-greca (471 a.C.), riadattate dai romani (194 a.C.) dai bizantini, dai normanni, dagli angioini e, infine, dai conti Sanseverino. Policastro è tra le città che possiedono le cinta murarie medioevali meglio conservate. Poco fuori dell'abitato si possono scorgere i ruderi dell'antico acquedotto romano che un tempo garantiva l'approvvigionamento idrico della città.



MORIGERATI
780 morigeratesi
E’adagiato sulla sommità di una rupe che domina l’oasi wwf della Grotta del Bussento, all’altezza della confluenza del rio Casaletto nel fiume Bussento.
Il suo territorio ricade nell’esteso parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano.

Il termine Morigerati potrebbe derivare dal latino murgia che significa monte, altura, per la sua posizione geografica.

Morigerati trae le sue origini da un’antica popolazione pre-romana: i morgeti.

In seguito la rupe fu sede di una piccola colonia romana, come testimoniano i ruderi che affiorano in località Rumanuru.

L'attuale abitato sorse intorno all'VIII sec. dc. a seguito dell'arrivo di un gruppo di monaci greco-orientali scampati alle persecuzioni iconoclaste.
I monaci custodivano la Sacra Icona di San Demetrio, ancora oggi conservata nel Santuario costruito nel XVII sec.

Nel trecentesco castello baronale, fatto costruire dal feudatario Pietro De Stefano, vi abitano ancora gli eredi della famiglia De Stefano.

Nel XIV sec anche Morigerati, come i paesi vicini, entrò a far parte dei possedimenti della potente famiglia dei Sanseverino.

A metà del XIXsec Morigerati era nota per le cererie che producevano le candele, gli ex-voti a forma di parti anatomiche che venivano portati, per devozione, nelle chiese, e per la preparazione delle cento votive rivestite di nastri colorati e di immaginette sacre che venivano portate in processione.

Morigerati è uno dei 10 paesi cilentani appartenente alla Comunità Montana Bussento:
Casaletto Spartano, Caselle in Pittari, Ispani, Morigerati, Santa Marina, Sapri, Torraca, Torre Orsaia, Tortorella e Vibonati.



OASI WWF GROTTA DEL BUSSENTO
è un oasi naturalistica di grande pregio dove vi è un inghiottitoio, cioè un profondo canyon, dalle cui viscere riemergono le acque del fiume Bussento, dette appunto le risorgenze del Bussento.

Il fiume prima scompare nei pressi di Caselle in Pittari e, dopo un percorso in tunnel sotterraneo di 6km ca, ricompare all’altezza delle pendici del centro abitato di Morigerati.

Il suggestivo luogo, che fu esplorato per la prima volta nel 1931 ed istituito come oasi naturale protetta e gestita dal wwf dal 1985, ha un estensione di 607 ettari.

All’Oasi si accede dal centro abitato di Morigerati attraverso una mulattiera lastricata in pietra e in parte scavata nella roccia che, dopo una serie di tornanti in discesa di circa 1km, porta fino all’ingresso della grotta.

Fra le sorgenti più importanti vi è quella che un tempo venne sfruttata dal mulino Galeotti.

Il territorio comunale di Morigerati viene bagnato dal corso d’acqua del Bussento per circa 7km, a partire dalla zona della risorgenza, il cui tratto sotterraneo dà vita ad uno dei fenomeni carsici di maggiore importanza presenti in Italia.
Anche la felce che cresce sui rami degli alberi grazie al microclima, è tra i rari esempi in Italia.

Nell’Oasi si puo ammirare il complesso carsico, compreso l’area naturalistica di Caselle, delle diverse grotte denominate Orsivacca, Bacuta, Carabo e Cozzetta.
Inoltre cascate e laghetti ammantati di muschi, felci e licheni che prediligono l’elevata umidità.
Di alberi vi sono il salice, ontano, leccio, roverella, fràssino e carpino.
Anche piante come euforbia arborea, ampelodesma e il lentisco.

Lungo il corso d'acqua sono presenti diverse specie di fauna ittica come trota, gambero e granchio.
Tra i mammiferi la lontra, il gatto selvatico, la faina e il cinghiale.
Nelle aree più prossime alle sorgenti è presente invece la salamandra dagli occhiali che è un raro anfibio.
Invece nelle piccole chiazze d’acqua vivono la rana italica, la rana dalmatina, l'ululone dal ventre giallo e il rospo.
Tra gli uccelli più significativi ricordiamo l’airone cinerino, l’airone bianco, il martin pescatore e il merlo acquaiolo. Invece di rapaci ci sono l’astore, il gheppio, il corvo imperiale, il nibbio e il biancone.



TORRACA
+1200 torrachesi
Sorge alle falde del m.Cocuzzo, nel basso Cilento, nella valle del Bussentino.
Il termine Torraca deriva presumibilmente da Torre de Jaco, un signore vissuto a Torraca nei secoli passati, oppure legato semplicemente alla presenza di una torre.

L’ipotesi più probabile delle sue origini è che furono gli abitanti greci della costa i quali, spinti dalle devastazioni dei saraceni nel 915dc, si rifugiarono sulle colline e a fondare il nuovo centro abitato.

Qui vi sono probabilmente conservate le spoglie di S.Fantino, un monaco italo-greco rifugiatosi a Torraca nel 952, dalle persecuzioni iconoclaste, ivi morì.

Secondo una leggenda, nel Marzo del 1799 avvenne un episodio miracoloso che cambiò le sorti della popolazione di Torraca.
Sentendosi minacciati dall’arrivo dei sanfedisti di passaggio verso Napoli, che avevano già devastato e conquistato i paesi limitrofi, i torrachesi si riunirono in chiesa per pregare e chiedere protezione alla Madonna dei Cordici.
La richiesta fu esaudita, discese all’improvviso una nebbia fitta e oscura che avvolse il borgo rendendolo invisibile alla vista del nemico che passò oltre.
Si narra dunque che il volto della Madonna e il braccio di Gesù grondarono di sudore dopo il fallito attacco dei francesi.

Invece nel 1806 il paese subì l’assalto delle truppe francesi che dettero alle fiamme gran parte dell’abitato e saccheggiarono il castello baronale dei Palamolla esportandone quadri, statue ed altri oggetti di valore.

Nel giugno del 1857 Carlo Pisacane, dopo lo sbarco a Sapri, venne a Torraca nella storica piazzetta dell’ Olmo dove tenne un famoso discorso incitando il popolo alla rivolta, nessuno però poté seguirlo nel suo cammino perché ricorreva in quel giorno la festa di San Pietro, il santo patrono.

Nel 1852, nel corso della visita in Calabria, il re Ferdinando II di Borbone approdò a Sapri e fu ospite del barone Biagio a Torraca, uno dei 7 discendenti della dinastia Palamolla.
Il re fu accolto con festose manifestazioni: luminarie, spettacoli, giochi di fuoco e danze.
In quell’occasione fu donata al barone Palamolla una carrozza, segno di gratitudine del re Ferdinando.
Della visita del re ne danno testimonianza una lapide sulla facciata interna del castello.

--Torraca comprende numerose frazioni:
Cordici, Nurriti, Fenosa, San Martino, Lavarelli, S.Leonardo, S.Fantino, Broili, Zaccani, Pallarete, Ferrari, Torrette, Tempe, S.Michele, Coia.




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