Mongolfiere a Fragneto Monforte e Borghi del Tammaro

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Mongolfiere a Fragneto Monforte e Borghi del Tammaro

Messaggio  Admin il Lun Ott 08, 2012 11:02 am

"Mongolfiere a Fragneto Monforte e Borghi del Tammaro", Ottobre 2012
-----Percorso:
http://imageshack.us/a/img268/953/mongolfiereafragnetomon.jpg

Lunghezza: 40kmca -----Dislivello: 282m
Fragneto Monforte –Casalduni –Pontelandolfo –diga di Campolattaro –Campolattaro –Fragneto Monforte.

-----Gall.foto:
http://www.flickr.com/photos/87543812@N05/sets/72157631706918135/


PONTELANDOLFO
-2400 pontelandolfesi
Il nome si riferisce ad un ponte che il principe longobardo Landolfo fece costruire in zona.
I primi insediamenti risalgono al periodo preistorico come testimoniano reperti della cosidetta industria litica, cioè punte di pietra, e ceramica d’impasto, rinvenuti durante gli scavi del 2004 e 2005 in loc.Coste Chiavarine, a nord di Pontelandolfo.
Dell’epoca sannita si suppone che poteva esserci un villaggio in prossimità dell’antico tratturo che collegava le città dei sanniti pentri del molisano con le città degli irpini e dei caudini, anch’essi di stirpe sannita, nel beneventano.
Ma di questa popolazione in questo luogo non si sa niente di certo.
L’antica strada del tratturo, che passava in prossimità dell’odierna Pontelandolfo, verrà usato successivamente dai romani che la denominarono, con molta probabilità, Via Minucia.
Si ritiene che nell’odierna loc.Sorgenza, attorno al 180ac, i romani deportarono il popolo dei liguri, provenienti dalla odierna Liguria.
I liguri furono risparmiati, invece di essere massacrati o venduti schiavi, dai due consoli romani: Publio Cornelio Cetego e Marco Bebio Tanfilo.
Entrambi, con senso di umanità, ai liguri assegnarono territori e campi da coltivare, tra cui qui in zona di Pontelandolfo, fondando il villaggio (in latino pagum) Herculaneum, uno dei 20 villaggi dei liguri sparsi in buona parte del Sannio-irpino, la cui lista di insediamenti venne incisa nella cosidetta Tabula alimentaria, ritrovata in un fondo privato a Circello, in provincia di Bn.
Addirittura i liguri ricevettero somme di denaro per avviare le prime raccolte dei campi.
I liguri, in onore dei due consoli, vennero soprannominati liguri bebiani-corneliani.
Nell’847dc, a causa delle incursioni saracene ed il terremoto il villaggio Herculaneum fu abbandonato, ma rinascerà in epoca medievale col nome di casale Santa Teodora.
Del periodo romano rimangono sporadici ruderi di una villa rustica rinvenuta però in un’altra località: Coste Chiavarine.
In epoca bizantina la loc.Coste Chiavarine fu frequentato forse solo come necropoli in quanto furono portati alla luce due scheletri: di un adulto e di un bambino.
Invece in età longobarda nell’odierna Pontelandolfo sorse la primitiva fortezza, col nome di castrum Pontis Landulfi, per volere del principe Landolfo.
Il castello era protetto da un cinta muraria, che in pochi punti si osservano ancora, munita di 4 torri e 2 torrioni, e si
accedeva attraverso 4 porte:
Porta Nuova, Porta Annunziata, Porta dell’Angelo e Porta del Carcere.
Nel corso del medioevo si instaurarono diversi feudatari quali i Bursello, Di Lesina, Sanframondo, Mansella, D’Aquino, Gambatesa, De Capua e i Carafa.
Durante il Regno delle Due Sicilie l’abitato faceva parte della Provincia, o Giustizierato come si diceva allora, di Principato Ultra fino al 1809.
Poi passò alla provincia del Molise dove rimase fino al 1861, infine nell’attuale provincia di BN.
In epoca borbonica, il re Ferdinando IV fece istituire nel territorio di Pontelandolfo una dogana per le granaglie.
Nell’800 a Pontelandolfo vivevano abili maestri scalpellini.
Artigiani che con lo scalpello lavoravano la pietra, con la quale sono state realizzate piazze, strade, vicoli, scalinate e porte delle case e dei palazzi signorili.
Tra le opere pregevoli degli scalpellini si può notare sul portale della diruta Congrega.
Anche Pontelandolfo, come Casalduni e Campolattaro, subì feroci massacri da parte delle truppe piemontesi del neo Regno d’Italia, dall’alba del 14 Agosto 1861 e per intera giornata, per vendicarsi dell’uccisione dei loro compagni d’arme ad opera dei briganti.


ECCIDIO DI PONTELANDOLFO E CASALDUNI
Successe che l’11 Agosto del 1861 fu inviato a Pontelandolfo 49 soldati comandati dal tenente Cesare Bracci, per calmare la popolazione che nei 2 giorni scorsi aveva agitato una sommossa con l’intento di ristabilire il governo borbonico contro la neo instaurazione del regno d’Italia.
I soldati piemontesi non riuscirono a sedare i disordini anzi, accorgendosi che i numerosi popolani erano minacciosi, iniziavano a scappare da Pontelandolfo a San Lupo dove vi era la sede del Comando della Guardia Nazionale Piemontese. Non fecerono in tempo perché vennero accerchiati a Casalduni.
Furono disarmati, spogliati della divisa e uccisi attaccati agli alberi, senza temere la reazione che poteva accadere successivamente.
Infatti, a seguito di questa uccisione dei 50 uomini della Guardia Nazionale Piemontese, all’alba del 14 agosto, ci fu una reazione raccapricciante per l’accecante vendetta deciso dal generale Enrico Cialdini.
Due gruppi di bersaglieri, di oltre 600 unità, agirono separatamente: un gruppo per Pontelandolfo con a capo il colonnello Gaetano Negri e l’altro per Casalduni con l’ufficiale Carlo Melegari in modo da attaccare contemporaneamente e impovvisatamente data l’ora presto.
Ci fu un vero e proprio atto di sterminio: furono incendiate case, stupri, fucilazioni anche di donne, bambini e anziani, e saccheggi che durarono per ore e ore, fino a raderle al suolo le due città.


ALTO TAMMARO
comprende 11paesi:
Campolattaro, Casalduni, Castelpagano, Circello, Colle Sannita, Fragneto L’Abate, Fragneto Monforte, Morcone, Reino, S.Croce del Sannio, Sassinoro.
http://www.cmaltotammaro.it/


CASALDUNI
1500 casaldunesi
Sorge sulle pendici del m.Cicco, sulla dx del fiume Tammaro.
Al tempo dei normani era un suffeudo di Tommaso di Fenucchio che dipendeva a sua volta dalla baronia di Guglielmo di Rampano che risiedeva a Ponte.
La prima menzione di Casalduni in un documento ufficiale risale al 1335 in una bolla di papa Clemente V, col nome di Castrum Casaldonis, in riferimento alla delimitazione del territorio dello castrum col territorio di Benevento Pontificia.
Durante il medioevo i suoi feudatari furono i Fenucchio, Attendolo, Caracciolo, Carafa e i Sabrano, conti di Ariano.
Quest’ultimi furono spogliati dei loro feudi per aver consigliato alla regina di Napoli Giovanna II di patteggiare per Luigi d’Angiò contro re Alfonso d’Aragona, e i loro possedimenti furono dati a Francesco Attendolo Sforza, capitano di ventura.
Fino al 1811, fece sempre parte del Principato Ultra e fino al 1861 del Molise.
Passò quindi alla provincia di Benevento.
Casalduni è tristemente noto per essere stato, insieme a Pontelandolfo, teatro di un eccidio per punizione.
L’atto fu compiuto da un battaglione di 500 bersaglieri comandati dal colonnello Pier Eleonoro Negri diretto verso Pontelandolfo, e un battaglione di 400 al comando del maggiore Carlo Melegari diretto a Casalduni, per vendicarsi dell’uccisione di 1 ufficiale, 4 carabinieri e 40 soldati del neonato del Regno d’Italia, causato dai circa 200 briganti capeggiati dal cerretese Cosimo Giordano.
L’episodio avvenne dall’alba del 14 agosto 1861, per un’intera giornata.
Molte donne furono stuprate e prima di incendiare il paese furono saccheggiate le abitazioni.
Tutte le chiese furono profanate e spogliate.
Le pissidi, i voti d'argento, i calici, le statue, i quadri, i vasi preziosi e le tavolette votive vennero rubati.
Inoltre, gli scampati al massacro vennero rastrellati e inviati a Cerreto Sannita, dove circa la metà venne fucilata.
Non furono svelati dal nuovo governo piemontese i dati ufficiali sul numero totale delle vittime della brutale repressione, che se ne contavano comunque oltre mille.
--Casalduni comprende 23contrade:
Vaglie, Collemarino, San Fortunato, Gentile, Cerconi, Lanzate, Pezzalonga, Vado della Lota, Prato, Collemastarzo, Zingolella, Macella, Brendice, Santa Maria, Capitorto, Tacceto, Cuolli, Piana, Casale,
Pescomandarino, Ferrarisi, Crocella, Acquaro.
Luoghi di Interesse:
--Castello ducale
--Torre di Racchi(d’avvistamento)
--Torre-osteria (in periferia)
--Fontana vecchia
--Chiesa San Rocco


FRAGNETO MONFORTE
-1900 fragnetani
Sorge nell’alto Sannio, in un’ansa tra i fiumi Tammaro e Calore Irpino.
Il territorio comunale confina con quello di BN.
Il nome Fragneto deriva dal latino farnetum che era una varietà dell’albero di quercia, in italiano farnia, un tempo diffuso nel territorio.
Il primo insediamento sorse dopo la presa di Benevento da parte del goto Totila nel 545dc, col nome di Farnitum.
Nel corso del periodo medievale il termine Farnitum tramutò in Fraineta, poi Fragnito, e più tardi in Fragneto.
Attorno all’anno 1000 fu eretta la fortezza ad opera dei longobardi per il controllo della strada che da Benevento portava a Roma, più tardi trasformata in residenza dei feudatari.
Nel 1133 il borgo faceva parte della Contea di Ariano e il primo feudatario di Fragneto risulta Rodolfo Pinello.
Altri feudatari di Fragneto furono Tommaso di Fenucchio, i Sanframondi, Andrea Di Capua e Bartolomeo Monteforte, da cui il nome aggiuntivo del paese Monforte, nome aggiunto per la dolcezza di pronuncia.
Nel Giugno del 1496 il re Ferdinando II d’Aragona, per punire i suoi ribelli filo-francesi, fece incendiare il paese.
Secondo le fonti storiche, l’incendio divorò anche una chiesa contenente la tela raffigurante l’immagine della Madonna col Bambino.
Tale tela fu salvata miracolosamente da una rondine poggiatasi sulla mano del bambino Gesù e, agitando con le ali, respinse le fiamme.
Ferdinando II d’Aragona attribuì la vittoria sui francesi all’intervento della Madonna e fece trasportare il quadro a Napoli, dove tutt’ora si può ammirare nella chiesa di Santa Maria la Nova a Napoli.
Dal 1584 il feudo di Fragneto andò in possesso a Massimo Montalto, di origine francese, il quale nel 1612 riceverà il titolo di primo duca di Fragneto.
Inoltre il casato dei Montalto si imparentò con le più illustri famiglie del Regno di Napoli quali i Carafa, i Saluzzo e i Filangieri, ottenendo così i titoli di duca di Tocco, marchese di Pontelatrone, marchese di S.Giuliano, marchese di Motta Montecorvino e persino principe di Lequile.
Il loro feudo durò 4 secoli, cioè fino all’abolizione del feudalesimo nel 1806.
Fino al 1861 Fragneto Monforte appartenne al Principato Ultra, successivamente alla prov. di BN.
Durante la II guerra mondiale, nel palazzo nobiliare dei Montalto soggiornò il feldmaresciallo Albert Kesselring durante la ritirata tedesca prima della battaglia di m.Cassino nel 1944.
--attualmente i duchi Montalto risiedono in Inghilterra.
--nella prima metà di Ottobre, in concomitanza del Raduno Internazionale delle mongolfiere, si svolge un’antica danza coreografica da parte di un gruppo folcloristico, detta “Takkarata” che prende nome dalle bacchette di ulivo stagionato dette takkare.
Luoghi di Interesse:
--Il territorio comunale è attraversato dalla linea ferroviaria Campobasso-Benevento-Napoli e possiede anche la fermata.
--Palazzo ducale dei Montalto, cui interno vi è la cappella privata dei Montalto che può essere usata per matrimoni o battesimi, e la attigua chiesa dedicata alla SS Croce dove un finestrone permetteva ai Montalto di assistere alle funzioni religiose direttamente dal palazzo.
Inoltre sono presenti sale per ricevimenti fino a 300 persone, un giardino ben curato per atti matrimoniali e una suite nuziale, tutte rifinite di gran lusso.
http://www.palazzo-ducale.com/


RADUNO delle MONGOLFIERE di FRAGNETO MONFORTE
si svolge ogni anno, nella prima metà di Ottobre, circa 5giorni, dalle h17.30 alle 18.30ca
(XXVIed. 2012)
La mongolfiera è strutturata in tre parti: l’involucro, il bruciatore e la cesta.
Involucro fatto di due materiali sintetici intrecciati quali il nylon e il dacron, con caratteristiche antistrappo.
La parte terminale dell’involucro, lato gola, il materiale è di tessuto ignifugo, per evitare che venga incendiato dalla fiamma.
Inoltre, l'involucro viene trattato con particolari vernici a base di alluminio per proteggerlo dai raggi UV, mentre si usano dei sigillanti per diminuire la porosità, eveitando così la dispersione del gas.
Per far cominciare a scendere il pallone si strappa un pannello chiamato valvola "paracadute" ubicato in cima, mediante il tiro di corde. All’atterraggio compiuto si strappa un altro pannello per il completo sgonfiaggio.
Bruciatore è alloggiato sotto l’involucro, all’altezza della bocca dal diametro medio di circa 4m.
Il bruciatore, per maggiore sicurezza e anche di potenza, è composto da due bombole contenenti il combustibile gas propano.
Cesta, detta anche navicella, è normalmente in vimini intrecciato a mano, con i bordi rinforzati a mano.
Recentemente ne vengono prodotti anche in alluminio o in materiale plastico speciale.
Contiene 4 aste di resistente teflon che sostengono il bruciatore ed i cavi di acciaio che collegano la cesta all'involucro.
Ai piedi della cesta ci sono delle robuste maniglie di corda per il trasporto.
Per far galleggiare una mongolfiera in aria il compito è quello di ridurre il peso dell'aria contenuta all'interno dell'involucro riscaldandola mediante il bruciatore, una specie di lanciafiamme.
http://www.volareinmongolfiera.it/index.php sito ufficiale del Raduno di Fragneto Monforte


NASCITA DELLA MONGOLFIERA IN FRANCIA
La mongolfiera fu inventata in Francia dai due fratelli Montgolfier: Joesph e Jacques, rispettivamente 12’ e 15’ dei 16 figli.
Entrambi appartenevano ad una famiglia di ricchi fabbricanti di stoffe e carte, che li avevano forniti anche al re di Francia Luigi XVI.
L’idea della mongolfiera venne nella mente di Joseph nella sera del 5 Novembre 1782 ad Avignone, quando vide dentro un camino sollevare la cenere dalla fiamme.
Da questa osservazione intuì un’idea: prese un foglio di carta e lo piegò per trattenere il fumo del camino e cominciò così ad ondeggiare.
Tornato nel paese natìo Annonay, un paese a Sud di Lione, Joseph iniziò i primi progetti con l’aiuto del fratello Jacques, utilizzando i pezzi di seta e carta della loro rinomata fabbrica, per la costruzione dei primi involucri.
Temendo che l'invenzione potesse essere copiata da altri, i primi tentativi furono svolti in gran segreto.
Fino a che, nel 4 Giugno del 1783, i fratelli Montgolfier decisero di compiere la loro prima dimostrazione pubblica dell’aerostato ad aria calda della storia, stabilendo così la paternità dell’invenzione.
Con un pallone sferico, grande dal diametro di 4metri, gonfiato sopra un fuoco di paglia e lana contenuti in un braciere sottostante l’involucro del pallone, dinanzi a un centinaio di curiosi radunatasi nella piazza principale della cittadina di Annonay, si innalzò fino a circa 180m di quota e percorse 2km in 10minuti e infine ridiscese al suolo su una vigna.
I contadini, credendolo opera del demonio, fecero del pallone a pezzi sotto i colpi di attrezzi agricoli.
La notizia di questa strabiliante novità raggiunse rapidamente a Parigi.
In seguito a questo successo, nello stesso anno, i fratelli Montgolfier furono nominati membri straordinari dell'Accademia delle scienze di Parigi, mentre il loro padre Pierre ricevette come riconoscimento il titolo nobiliare anche per i progressi della fabbricazione della carta, dal re Luigi XVI.
Nel 19 Settembre sempre del 1783, i fratelli presentarono un pallone aerostatico, battezzato Reveillon, dinanzi al palazzo di Versailles, alla presenza del re Luigi XVI e la regina Maria Antonietta, e dinanzi a una enorme folla.
L’aerostato, di 12,5m di diametro e 17 di altezza, elegantemente decorato e dipinto, fu fatto volare con a bordo i primi aeronauti viventi: un montone, un'oca ed un gallo, collocati in una gabbia appesa alle corde del pallone.
Il volo durò circa 8 minuti, coprì circa 3 km e raggiunse un'altezza di circa 500m; sarebbe potuto durare di più, ma l'aerostato era instabile, dopo il decollo si inclinò vistosamente su un lato, lasciando fuoriuscire dall'imboccatura una notevole quantità dell'aria calda contenuta all'interno.
Gli animali, comunque, completarono il volo incolumi.
L’elegantissimo pallone Reveillon, con i dipinti d’oro sullo sfondo blù, con le insegne reali, rappresentate anche il Sole e dei segni zodiacali, una vera opera d'arte, fu immortalato in tantissime stampe e copie giunte fino ad oggi.
Versailles e Parigi furono pervase da un’ondata di euforico entusiasmo, alimentato dalla convinzione che l’uomo sarebbe un domani volato, ben presto avvenne.
Infatti, il primo volo della storia con equipaggio umano a bordo, avvenne appena 2 mesi dopo, il 21 Novembre.
Si offrirono come primi volontari della storia a librarsi in ascensione vincolata, cioè trattenuto da una corda lunga circa 24m, lo scienziato Pilâtre de Rozier e il marchese d’Arlandes, su un aerostato da 1700m3, coprendo in 25 minuti una distanza di circa 9km a una quota variabile intorno ai 100mt di altezza, sui tetti di Parigi.
A seguito di questo evento storico, si produssero oggetti di ogni genere riproducenti il pallone come le sedie con lo schienale a forma di aerostato, orologi da tasca con il quadrante iscritto in un pallone e stoviglie decorate con immagini del volo.
Il primo volo su mongolfiera in Italia, con l’utilizzo del gas, fu eseguito da Vincenzo Lunardi, nel 1784.
Lunardi, ufficiale nell’esercito borbonico e ambasciatore del reame borbonico in Inghilterra, si innalzò col pallone aerostatico da Napoli, alla presenza del re Ferdinando II delle Due Sicilie, e atterrò a Capodrise(CE).
http://www.volareinmongolfiera.it/index.php?fl=4&op=mcs&id_cont=148&eng=Volo Aerostatico nella Storia&idm=186&moi=186 foto inventori Montgolfier e foto del celebre pallone blù.


OASI WWF DI CAMPOLATTARO
è un lago artificiale, situato a quota circa 380m, formatosi dallo sbarramento del fiume Tammaro, affluente del Calore irpino, e ricade per 2/3 nel Comune di Morcone e per 1/3 nel Comune di Campolattaro.
L’oasi, dalle dimensioni di mille ettari, comprende il bosco igrofilo costituito prevalentemente da salici, pioppi e ontani, e le aree palustri colonizzate dalla cannuccia di palude e dalle tife.
Tutto intorno si estendono boschi misti di cerro, roverella, acero, orniello, sorbo e carpino, prati collinari con biancospino, prugnolo, berretta del prete, ligustro, olmo e distese di ginestre. Inoltre spiccano le fioriture di narcisi, viole, pratoline e diverse specie di orchidee. Dell’avifauna si possono notare lo svasso maggiore, la nitticora, il gheppio, poiana, garzetta, tuffetto, gruccione, averla cenerina, airone cenerino, cormorano, colombaccio, albanella minore, mignattaio eppoi anatre, alzavole, germani e i moriglioni.
I mammiferi presenti sono il ghiro, il moscardino, il riccio, la talpa e alcune specie di pipistrelli: rinolofo maggiore e vespertilio maggiore. Tra i rettili: il cervone, il biacco, il saettone, il ramarro, e, tra gli anfibi, l’ululone a ventre giallo e il tritone crestato. Vi è percorso natura coi pannelli didattici con attività di birdwatching, cioè avvistamento degli uccelli.
http://www.wwfrp.com/public/UploadFileVari/Depliant%20Campolattaro.pdf mappa dell’Oasi wwf


FIUME TAMMARO
nasce nel Molise, nella Piana di Sepino(CB), dove sgorga a quota 558m in un’area detta Sella del Vinchiaturo(paese), tra le montagne di Sepino, poco distante dal confine con la Campania.
Il fiume Tammaro, lungo circa 67km, riceve ben 22 affluenti, tra torrenti e rii, di cui i principali sono il Tammarecchia, Sassinora, Riovivo, Riofreddo, San Marco, Reinello e Sanzano.
Lungo il fiume Tammaro esistono alcune specie acquatiche tra cui ricordiamo il martin pescatore, il merlo dacqua, la pavoncella, il beccaccino e i germani reali, localmente chiamati mallardi.
Riempie la diga di Campolattaro, oasi wwf, per poi sboccare nel fiume Calore Irpino, suo tributario principale, presso la vecchia stazione di Paduli vicino al Ponte Valentino, a circa 5km da Benevento.
Inoltre il fume bagna il territorio beneventano, gli abitati di Sassinoro, Morcone, , poi Fragneto l’Abate, Pesco Sannita, Pago Veiano, Pietrelcina e Paduli.

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