Museo Campano, Oasi dei Variconi e Terra dei Mazzoni

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Museo Campano, Oasi dei Variconi e Terra dei Mazzoni

Messaggio  Admin il Mar Apr 30, 2013 8:02 am

46' Cicloitinerario:
"Museo Campano, Oasi dei Variconi e Terra dei Mazzoni"
--Gall.Foto:
http://www.flickr.com/photos/95361055@N04/sets/72157633369227689/

Itinerario
Capua –Brezza –Cancello ed Arnone –Castel Volturno –Oasi naturale dei Variconi –Foce del Volturno –Baia Verde –antica Via Domiziana –Villaggio Coppola –Pinetamare –Parco naturale degli Uccelli –Varcaturo –Licola Borgo


MUSEO PROVINCIALE CAMPANO DI CAPUA
fondato da Gabriele Iannelli nel 1870 ed inaugurato nel 1874.
Il Museo, ricco di opere d’arte, è ospitato nello storico palazzo Antignano, di stile rinascimentale, la cui fondazione risale al IX sec ed incorpora una chiesetta di età longobarda. Qui soggiornarono l’aragonese Alfonso il Magnanimo, Carlo V di Spagna e Carlo di Borbone.L’edificio vanta lo splendido portale durazzesco-catalano, scolpito nel tufo di piperno, che reca incastonati gli stemmi nobiliari degli Antignano e d’Alagno.
Esso è tra i più significativi portali rinascimentali di gusto catalani presenti in Campania.
Il museo è suddiviso nei settori archeologico, medievale, pinacoteca e biblioteca. Nella sezione archeologica sono esposti vasi, terrecotte, monete, ceramiche, bassorilievi, affreschi, mosaici e anche antichità etrusche, greche ed egizie.
Di particolare interesse sono la Sala Mommsen con la ricca raccolta di lapidi ed epigrafi, e la sala delle celebri Matres Matutae, rinvenute nel 1845 a Curti in una proprietà terriera di Carlo Patturelli. Sono delle statue votive, rinvenute circa 200 pezzi, di varie dimensioni, che rappresentano le madri di Capua, sedute con in braccio bambini in fasce disposti simmetricamente per due, quattro o sei bambini, realizzate in tufo grigio locale e consacrate alla dea italica della fertilità, appunto Matuta.
La collezione di queste Matres Matutae sono uniche al mondo.
Nella sezione medievale sono esposte, nella sala federiciana, sculture federiciane e bizantine con sarcofagi e sculture tra le quali quelle di Pier Delle Vigne, Taddeo da Sessa e Federico II, pergamene e statue lignee.
La pinacoteca, invece, raccoglie una pregevole sezione di pittura napoletana del 400 e 500. La biblioteca, infine, oltre a 50mila volumi, presenta 3067 manoscritti, 10 incunaboli, 187 cinquecentine e mille pergamene di età longobarda, sveva e normanna molto utili per la ricostruzione storica politica e culturale dell’identità campana. Tra i manoscritti quelli di Vanvitelli e Garibaldi. Nel 1933 si rese opportuno, per il notevole accrescimento delle collezioni, un riordinamento del Museo che fu curato da un grande archeologo, prof. Amedeo Maiuri, il quale definì il Museo Campano il più significativo e importante delle civiltà italiche della Campania. II 9 settembre 1943 un violento bombardamento aereo si abbatte’ su Capua riducendola un ammasso di rovine, compreso iI museo, ma fortunatamente tutte le collezioni erano state preventivamente messe al sicuro e così potettero essere salvate. II faticoso e lungo lavoro di ricostruzione iniziato nel 1945 fu portato al termine nel 1956 epoca nella quale si riaprirono al pubblico le nuove sale nelle quali le collezioni furono sistemate con i più moderni criteri museografici tali da rendere il Museo Campano tra i più importanti d'Italia e tra i più notevoli d'Europa. 0823.620076 ingresso: 6€
http://www.museocampano.it/index.php/
http://museocampano.capuaonline.com/ verifica se si apre.
http://www.provincia.caserta.it/museocampano/museocampano.asp
http://www.archemail.it/fotogan89.htm gall.foto


TERRA DEI MAZZONI
rappresenta una vasta area che si estende attorno alla parte bassa del fiume Volturno, tra il Garigliano a Nord, Lago Patria a Sud e a ovest tra il territorio di Aversa e il territorio di Capua. Il toponimo Mazzone deriva dal nome di un lungo e sottile arnese con punta di ferro che viene utilizzato dagli allevatori a cavallo, detti mazzonari, per gestire le mandrie di bufale.
Il termine mazzone potrebbe anche riferirsi al nome degli edifici di epoca romana, detti mansiones, che servivano ad accogliere i viandanti che utilizzavano allora le antiche Vie Appia e Domiziana.



CANCELLO ED ARNONE (CE) 5300 cancellesi o arnonesi
Le due località di Cancello e di Arnone si estendono a cavallo delle due rive del Volturno, poste nell’estremità occidentale dei Regi Lagni. La zona è conosciuta per l’allevamento di bufale e per la produzione di mozzarelle. La prima parte del nome si riferisce alla presenza di un cancello che delimitava una zona di caccia chiusa.
Arnone, invece, deriva dal nome longobardo di persona Arno o molto meno probabilmente dal latino ad nonum, in riferimento ad una stazione della via Appia.
Durante l'ultimo conflitto mondiale fu sottoposto ad un violentissimo bombardamento che causò la morte di 104 cittadini e la distruzione dell'intero centro abitato. In territorio di Arnone vi è un sito archeologico dove è stato scoperto un impianto vinario risalente al primo secolo d.C.
I Comuni confinanti sono Casal di Principe, Castel Volturno, Falciano del Massico, Grazzanise, Mondragone, Villa Literno.
--Ogni primo weekend di Agosto si svolge la sagra della pregiata mozzarella di bufala.


CASTELVOLTURNO VECCHIA (CE)
È un piccolissimo quartiere medievale, di cui oggi rimangono un castello e un borgo, entrambi in rovina.
Il Castello fu edificato ad opera del vescovo longobardo Radiperto nel IX sec, su un’arcata superstite del ponte romano domizianeo, a difesa della foce del fiume Volturno e del territorio circostante, facilitando così i commerci e rendere sicura la navigazione verso l’interno del fiume navigabile di allora.
Il Castello e l’antistante Borgo murato di S. Castrese hanno conservato attraverso i secoli sia i limiti urbani che l'impianto viario originari.
Le grossa mura perimetrali del borgo fortificato furono erette utilizzando materiali di parte dell'arco del ponte domizianeo
e parte della via Domiziana, costituite da basoli di roccia leucitica e da blocchi di travertino e tufo proveniente dallo spoglio di edifici della colonia romana di Volturnum.
Sul lato opposto, in via Fratelli Daoferi e Daoferio sono ancora visibili un barbacane e nel muro due strette feritoie simmetriche, attraverso le quali, forse doveva scivolare la catena che azionava il ponte levatoio in quanto il Castello, come testimoniano le fonti, era circondato da fossati pieni d'acqua, in parte probabilmente ricavata dai bracci dall’anticoo porto romano.
Il Castello all'interno, a causa dei rimaneggiamenti Otto-Novecenteschi, ha perso la sua caratteristica natura difensiva. Il portone di acceso a Largo S. Castrese non deve essere più antico del Seicento, per l'assenza delle scalanature della saracinesca.
L'attuale Torre dell'orologio in Piazzetta Radiperto, originaria torre posta a guardia del portone d’ingresso al borgo, non deve essere più antica del Settecento nella sua parte alta.
La torre ha difeso per secoli la popolazione dall’assalto dei nemici e dalla furia devastatrice delle acque del fiume.
Le abitazioni all’interno del borgo S. Castrese, che un tempo erano costruite in pietra, hanno subito i continui rimaneggiamenti e stravolgimenti.
Le case seguivano tutte lo stesso schema, come ancora oggi, per lo più costituite da due vani sovrapposti ma non comunicanti. L’accesso ai piani superiori avveniva infatti mediante una scala esterna in muratura, che si nota anche oggi.
http://www.riservevolturnolicolafalciano.it/comune-castelvolturno.htm foto Castelvolturno vecchia


CASTEL VOLTURNO (CE) -24mila castellani
Sorge a nord dei cosidetti campi Leporini, a sud del Litorale domizio e all’estremità ovest della pianura campana, nell’ultima propaggine dei mazzoni. Castel Volturno deve il suo nome al castello e al fiume Volturno. Il centro storico sorge sulla sponda sx del fiume, sull’ultima ansa che questo forma prima di sfociare nel mar Tirreno.
Lungo la costa si estendono 25km di spiagge e 10km di pineta.
In antichità i primi abitanti furono gli etruschi.
Nel 194 a.C. Volturnum diventò colonia romana e accolse 300 famiglie di cittadini romani entro le proprie mura, rinforzate nel 215 ac durante la seconda guerra punica.
L’antica città fu denominata dai romani Volturnum.
svolgeva la funzione di emporium, cioè mercato e raccolta e delle merci ed era crocevia obbligato per chi dal mare voleva inoltrarsi nell’interno e raggiungere il porto fluviale di Casilinum lungo il Volturno.
L’imperatore Augusto vi inviò una nuova colonia di cittadini romani e nel 95 d.C. l’imperatore Domiziano vi fece costruire la strada che ancora oggi porta il suo nome e un superbo ponte, che univa le due sponde del fiume.
All’ardita impresa della costruzione del ponte romano il poeta Stazio dedicò la terza poesia del quarto libro delle Selvae.
La città romana di Volturnum, con la caduta dell’Impero romano d’Occidente, le invasioni barbariche, il crollo del ponte domizianeo perse il suo prestigio.
La città fu sede vescovile dal V secolo in poi.
Nell’806 Grimoaldo, principe di Benevento donò il porto di Volturnum all’abate Teodomaro di Monte Cassino, mentre nell’841 la città subì devastazioni e distruzioni ad opera dei saraceni e fu abbandonata.
Dopo l’856 il vescovo longobardo Radiperto, su un’arcata superstite del ponte domizianeo, fece erigere un castello con l’adiacente borgo San castrese difesi da una doppia cinta muraria, chiamati allora Castri maris Volturni, e ricostruì la chiesa che raccoglieva le spoglie di San Castrese.
In epoca longobarda, il piccolo complesso fortificato era governato dai conti di Volturno e Patria i fratelli Guaiferio e Guaiferi dal 904; e dal 988 erano invece i fratelli Daoferi e Daoferio.
Nel 1128 Roberto II, ultimo discendente dei conti normanni di Aversa, concesse allo stesso monastero di Monte Cassino il privilegio di pescare nel mare e nel fiume.
Durante il regno di Ruggero II re di Sicilia, il castello fu tolto a Ugone conte di Boiano, che lo aveva occupato. I’imperatore Federico II di Svevia nel 1206 lo cedette alla mensa arcivescovile di Capua; nel 1304 Carlo d’Angiò lo fece adibire come piazzaforte militare per la potente città di Capua. Poi Ladislao lo donò a Jacopo Sannazaro nonno dell’omonimo poeta, mentre la regina Giovanna II lo recuperò come bene della corona.
Così che il nuovo sovrano Alfonso I d’Aragona lo donò alla figlia Eleonora e questa lo portò in dote al marito Marino di Marzano duca di Sessa, il quale lo perdette per essersi ribellato al cognato Ferrante I d’Aragona re di Napoli.
Nel 1812 fu creato comune autonomo.
Castel Volturno, da castello fortificato a piccolo borgo agricolo, ha subito una notevole trasformazione grazie alle intense bonifiche del Ventennio fascista e dal 1954, quando ultimata la via Domiziana e il nuovo ponte sul fiume Volturno, ha conosciuto un rapido e disordinato sviluppo edilizio, dovuto anche alla creazione di centri turistici balneari come Villaggio Coppola, Pinetamare e Baia Verde, che rientrano nella parte meridionale del terrotorio comunale di Castelvolturno.
--cappella San Castrese, santo patrono di Marano e di Castelvolturno, nel borgo murato del castello.
--nel territorio comunale di Castelvolturno sorge un rinomato Resort della catena alberghiera Holyday Inn, con campi da golf che si snodano su 50 ettari di macchia verde, a ridosso del mare, con vista su Ischia e Procida.
I campi del Volturno Golf, da 18 buche, vengono usfruite anche per gare internazionali.
http://www.volturnogolf.com/ (clik photo gallery)


MIRIAM MAKEBA, biografia
http://it.wikipedia.org/wiki/Miriam_Makeba
http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=806&biografia=Miriam+Makeba


OASI DEI VARICONI-FOCE VOLTURNO (CE)
è un’area paludosa che si estende per circa 60 ettari sul lato sinistro della foce del fiume Volturno con specchi di acqua salmastra. Rappresenta una delle ultime aree umide protette in Italia.
Questa vegetazione palustre rappresenta un area ideale per riposare e per alimentarsi, per le numerose specie di uccelli migratori che provengono dall’Africa e si dirigono verso le zone di nidificazione in Europa. Per il suo valore naturalistico è stata istituita nel 1985 Riserva naturale protetta e gestita dal wwf, e successivamente dichiarata anche ZPS, cioè zona a protezione speciale.
Gli animali che popolano l’area sono gli anfibi come la rana verde e la raganella. I rettili come il biacco, la lucertola e la tartaruga d'acqua dolce. Alla foce del fiume vi sono il cefalo, il barbo, il cavedano e l'anguilla.
Gli uccelli se ne contano oltre 70 tipi, specie nel periodo delle migrazioni, tra cui il beccaccino, occhiocotto, pettirosso, luì piccolo, capinera, forapaglie castagnolo, saltimpalo, garzetta, stiaccino, usignolo di fiume beccamoschino, folaga, tuffetto, moriglione, alzavola, mestolone, marzaiola etc.
Le zone umide svolgono un ruolo importante: rappresentano una valvola di sicurezza contro le alluvioni, controllano l'erosione della costa, controllano le piene, stabilizzano il microclima, svolgono una funzione di fitodepurazione delle acque, decantando le sostanze in decomposizione.
http://www.riservevolturnolicolafalciano.it/attache/file/variconi_map.pdf Oasi dei Variconi, mappa
http://it.wikipedia.org/wiki/Oasi_di_Castelvolturno
http://www.legambiente.eu/documenti/2005/0510salvaitalia2005/SalvaItalia2005.pdf

LE SOGLITELLE
Un’altra zona umida protetta, poco distante dai Variconi, è ubicata nei pressi del lago di Lago Patria dove sono state individuate una decina di stagni poco profondi nelle 3 località di Soglitelle, Pericarole e La Marchesa.
La prossimità al mare, la lontananza dai centri abitati, nonché la presenza di prati allagati e il basso livello dell’acqua fanno sì che grandi stormi di uccelli migratori trovino le condizioni ideali per fermarsi e rifocillarsi prima di riprendere il viaggio verso il nord Europa.
http://www.riservevolturnolicolafalciano.it/soglitelle.htm


VILLAGGIO COPPOLA (CE),
sito in territorio comunale di Castel Volturno, è conosciuto anche col nome di Pinetamare.
Sorse negli anni 60.
Fu costruito secondo la normativa vigente all’epoca, con licenze rilasciate prima dell’apposizione dei vincoli paesaggistici dell’85. In seguito nella zona si dilagò il fenomeno dell’abusivismo. Quando venne completata la costruzione delle 8 torri vennero ad abitare le famiglie dei militari americani della Nato di stanza a Napoli, per circa 20 anni, poi molti appartamenti vennero abbandonati.
Nelle torri sono stati ospitati numerosi terremotati dell’Irpinia nell’80.

VIA DOMIZIANA
fu aperta dal generale e dittatore Quinto Fabio Massimo nel 215ac, durante la seconda guerra punica, che metteva in comunicazione Sinuessa (odierna Mondragone) con Liternum (odierna Lago Patria) e Puteoli (odierna Pozzuoli), in semplice terra battuta o sotto forma di pista polverosa, staccandosi dalla Via Appia.
Nell’anno 95 dc., questa strada venne rifatta e lastricata per volere dell’imperatore Domiziano, a cui venne intitolata la strada denominandola via Domiziana.
Ricalcava in parte il percorso della fossa Neronis, un colossale canale navigabile voluto da Nerone che avrebbe dovuto collegare il fiume Tevere di Roma con Puteoli, la cui costruzione fù iniziata per essere poi interrotta alla morte di Nerone e non più completata.
Dopo Sinuessa la via romana attraversava il fiume Savone, poi sull’altro fiume Volturno, che veniva attraversato con un grandioso ponte a varie arcate della cui strada si conservano ancora oggi alcuni resti inglobati nel castello medievale di Castel Volturno.
Dopo la città di Volturnum la strada costeggiava la zona paludosa della località Lago Patria, quindi attraversava il fiume Clanis, attuale canale dei Regi Lagni e giungeva a Liternum. Dopo Liternum la strada costeggiava la riva occidentale del Lago di Licola, oggi prosciugato, e giungeva nella città bassa di Cuma e poco più avanti veniva intersecata dalla via romana Cumis Capuam, odierna via Cuma.
Col taglio nel banco tufaceo del monte Grillo, consentiva il passaggio della via Domiziana, e monumentalizzato dalla costruzione dell’Arco Felice, ad un solo fornice alto 20m e largo 6m, passava a nord del lago d'Averno e terminava il suo percorso a Puteoli, odierna Pozzuoli.
Il tragitto completo, da Sinuessa a Puteoli, misurava 33 miglia romane pari a circa 49km, ed era percorribile col carro in appena due ore.
Nei secoli la Via Domiziana veniva costeggiata e ornata da ville, palazzi, arco di trionfo al bivio con l’Appia, edicole votive, are, portici, templi e sepolcri.
Fu percorsa da personaggi famosi quali Sempronio Gracco, Scipione l’Africano, Cicerone, Attico, Virgilio, Orazio, Stazio, Marziale, e molti imperatori romani. Un tratto originale della Via Domiziana è visibile sotto l’Arco Felice
http://www.ulixes.it/italiano/i_pg01.html clik cartografia antica –La Via Domiziana (una foto d’epoca)
http://spazioinwind.libero.it/mondragone/sdomiziana.htm


TORRE ARAGONESE DI LOC.PATRIA
alta 15m, fu eretta dagli aragonesi per difendere la costa dalle incursioni dei saraceni.
Nel 1467 fu venduta dal re di Napoli Ferrante d'Aragona alla città di Aversa. La tradizione vuole che lo storico edificio sia stato fabbricato con i ruderi della tomba del celebre Scipione l’Africano.
Sulla facciata è posta una lapide in marmo con l’iscrizione che ricorda l’esilio di Scipione e che reca la famosa frase di ingratitudine in latino.
“Ingrata Patria, nequidem ossa mea habet.” = “Ingrata Patria, non avrai le mie ossa.”
L’interno si articola su tre piani coperti con volte a botte, adibiti anticamente a magazzino e cisterna la parte inferiore, ad alloggio al primo piano e agli armamenti al terzo.
La Torre di Patria risulta la meglio conservata, nonostante le trasformazioni subite nel corso dei secoli, tra le tante che sorgevano lungo tutta la costa domiziana.
--altre torri in zona sono Torre Magna e Torretta Mazzola.


CASINO DI CACCIA BORBONICO DI LICOLA BORGO
Nell’area di Licola, il cui termine deriva da follicole, termine dialettale delle folaghe, tipici uccelli migratori che popolavano un tempo la zona, fu costruito il casino per i passatempi preferiti del re Ferdinando IV di Borbone.
L’edificio era composto dal corpo di fabbrica centrale dove il re si riposava dalle battute di caccia e di pesca, di scuderie per il riposo dei cavalli e rimessa delle carrozze, un colombario, una piccola cappella, giardini con palme ed un agrumeto, dove un domani sarà sostituito dallo spiazzo per eliporto.
Accanto al corpo centrale vi è un altro edificio dove un tempo ospitava la servitù sempre numerosa al seguito dei reali. Davanti ad esso è rimasta una fontana in ferro e le mura portano ancora incastrati gli anelli per legare i cavalli del re. L’area circostante, un tempo, era un esteso bosco con acque stagnanti che venivano usate per la macerazione del lino e della canapa, ed esisteva un lago che fu prosciugato parzialmente alla fine dell’800.
Durante le grandi bonifiche fasciste dell’agro pontino e campano, fatte negli anni 20 del secolo scorso, molti contadini del trevigiano e del vercellese del nord, esperti in terreni paludosi, incentivati dal governo con case e terre, si trasferirono in quest’area paludosa e desolata per una colossale opera di bonifica.
Attualmente la struttura è sede degli uffici del Centro operativo territoriale.
Dal 1993 l’area attorno al sito borbonico è dichiarata protetta.
http://www.silvanagiusto.it/licola.html

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