Antica Stabiae, Altopiano di Agerola e Moda Positano

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

Antica Stabiae, Altopiano di Agerola e Moda Positano

Messaggio  Admin il Mar Ott 16, 2012 12:26 pm

"Antica Stabiae, Altopiano di Agerola e Moda Positano" Ottobre 2012
----Percorso:
http://imageshack.us/a/img17/544/44anticastabiaealtopian.jpg

Lunghezza: 70km ca -----Dislivello: 950m
C.mmare di Stabia–Gragnano –Pimonte –Agerola –Furore -Conca dei Marini -Praiano –Positano –Colli S.Pietro –Piano di Sorrento

----Gall.foto:
http://www.flickr.com/photos/88733653@N06/sets/72157631782296628/


CASTELLAMMARE di STABIA
67mila stabiesi
e’ il 9’ comune più abitato della Campania.
Castellammare di Stabia si distende quasi nell’angolo meridionale del golfo di Napoli, tra la fine dell’area vesuviana, parte dell’agro nocerino-sarnese, ai piedi del monte Faito della catena dei monti Lattari e l'inizio della penisola Sorrentina.
Inoltre nel territorio stabiese vi è la foce dell’antico fiume Sarno che funge da linea di confine con il comune di Torre Annunziata.
Fino agli inizi dell’800 era un fiume pulito, pescoso e bagnabile, oggi invece è uno dei corsi d’acqua più inquinati d’Europa.
La città, anticamente, venne occupata dai sanniti, etruschi, greci e romani.
In età romana venne denominata Stabiae che significherebbe sosta, fermata, per la sua invitante salubrità.
Stabiae venne sepolta il 24gosto del 79 dc, dalla pioggia di ceneri, pomici e lapilli assieme alle città di Pompei, Herculaneum e Oplontis(attuale Torre Annunziata) a seguito dell’eruzione del Vesuvio.
La città Stabiae, rispetto alle altre, più che sepolta, venne danneggiata, come le città di Nuceria e Surrentum, mentre le altre: Pompeii, Herculaneum e Oplontis, vennero sepolte sotto la spessa coltre di lava, oltre che da materiali piroclastici, tra i 5 e gli oltre 10m di altezza, quindi ebbero la peggio.
Fu a Stabiae che lo storico Plinio il vecchio perse la vita, asfissiato dai gas tossici sulla spiaggia stabiese, durante il tentativo di soccorrere con le sue navi l’amico Pomponiano che si trovava ad Ercolano, a seguito dell’eruzione.
Questo triste episodio apocalittico venne descritto dal nipote Gaio Plinio detto il giovane, per questo viene definita eruzione pliniana.
Stabiae, dopo essersi ricostruita e ripopolata dai romani, risorse come luogo di villeggiatura per le famiglie ricche.
Già in età romana, l’area, oltre che per la salubrità dell’aria, del mare e della montagna, era famosa per la presenza delle sorgenti minerali le cui acque vennero menzionate dal medico Galeno, dagli scrittori Publio Virgilio Marone, Lucio Columella e Gaio Plinio il vecchio ed il generale Marco Porcio Catone.
I monumenti archeologici rinvenuti, dell’epoca romana, sono le lussuose ville di otium cioè dell’ozio, del riposo, costruite lungo il ciglio della collina di Varano per meglio godere il panorama del golfo.
Le ricche ville erano dotate di piscine, palestre e piccoli templi ed abbellite con dipinti che risultano tra i più interessanti dell'arte decorativa romana.
Dell’epoca romana esistono numerosissimi resti di ville romane e alcuni resti che testimoniano strutture sacre come un tempio dedicato a Ercole, uno a Diana, uno ad Atena, uno a Cibele e quello più importante del Genio Stabiano (Genius Stabianum), tutti ubicati fuori le antiche mura di Stabiae.
Mentre quelli del centro antico furono rasi al suolo durante l'occupazione del dittatore Lucio Cornelio Silla.

Attorno all’anno 1000 la città si trovava a far parte del ducato di Sorrento, ed è opera dei sorrentini la costruzione del castello per difendere il territorio dalle incursioni dei saraceni, e così la città venne rinominata Castrum ad mare, ossia Castello al mare, in riferimento appunto del castello, dal quale si estendeva il centro verso il mare.
La città venne occupata dagli angioini, i quali ingrandirono il castello e dopo una breve parentesi di dominio svevo, passo’ in mano agli aragonesi sotto i quali risalgono le opere di ingrandimento del porto e la costruzione delle possenti mura di cinta.

Dall’epoca dell’Unità d’Italia la città venne rinominata Castellammare con aggiunta di Stabia, derivante dall’antica Stabiae, e divenne tappa obbligata del Grand Tour.
I Grand Tour erano i lunghi viaggi culturali effettuati dai ricchi giovani dell’aristocrazia britannica, che prediligevano paesi europei storicamente importanti tra cui l’Italia.
Nella regione Campania visitavano gli importanti siti archeologici Pompei, Ercolano, Paestum, Campi Flegrei etc e le città di maggior vocazione turistica tra cui Castellammare principalmente per le terme.
Dalla II metà del 700 alla prima metà del 900, la città fu meta di molti vedutisti di fama, che eseguivano moltissimi acquarelli, guaches, disegni, incisioni che testimoniavano l’interesse per la Castellammare pittoresca.
Inoltre la città conobbe un periodo di grandi cambiamenti che portarono ad essere una delle città più floride del regno delle Due Sicilie.

Dal 1842 il porto di Stabia veniva collegato alla città di Napoli, per mezzo di una stazione ferroviaria, di cui la città stabiese fù tra le prime in Italia ad esserne dotata, dove le mercanzie, provenienti dal mediterraneo, venivano caricate sul treno. Venivano caricate sul treno anche le merci che venivano prodotti a nord del paese, pastifici, cartiere, cantieri metallurgici e industrie tessili.

Nel 1923 la citta’, per le sue numerose acque, per il glorioso passato, per la storia dei cantieri navali coi suoi 2mila operai e per il polo industriale, divenne cosi’ importante che porto’ all'ipotesi, di farne il capoluogo di una nuova provincia della Campania, e quando furono istituite alcune nuove province in Italia, il progetto per Castellammare di Stabia invece rimase sulla carta.
Nel periodo della II guerra mondiale, i tedeschi in ritirata, distrussero le aree industriali, poi rcostruite.
Negli anni 80 ci fù la grave crisi e molte delle industrie dell’area nord chiusero provocando un enorme disoccupazione nella città, tra le più alte percentuali in Italia.

Nel 2000 nella zona, lasciata in completo abbandono, iniziò a sorgere il porto turistico di Marina di Stabia, che con i suoi 1400 posti barca, un abergo a 4 stelle, un centro commerciale, una sala cinematografica, ristoranti e fast food, risulta il secondo per grandezza in Italia, dopo Aprilia, e tra i più importanti d’Europa.
Venne inaugurato nel Giugno 2007 e la città stabiese viene definita la città dei pue porti, raggiunto quindi un altro evento storico.


VILLE ROMANE di STABIAE
Le lussuose ville vennero scoperte dagli scavatori borbonici nel 1749, nello stesso periodo in cui si cominciò a portare alla luce Pompei ed Ercolano.
Erano ubicate a strapiombo del campo di Varano che era all’epoca un luogo prediletto di villeggiatura per i ricchi patrizi romani. Ai piedi della collina, dove sorge il centro storico, in epoca romana era in parte sommersa dal mare, e l’accesso alle ville poteva avvenire sia dall’alto che dal basso, dove il pendìo digradante verso il mare, era dotato di rampe e ninfei decorati a mosaico, apparendo da lontano come un insieme architettonico dal grande effetto scenografico.
Esse erano dotate di piscine termali, palestre e piccoli templi.
I suoi numerosi affreschi, oltre 250, vennero prelevati, in parte, per trasferirli, assieme alle statue e suppellettili, prima al Museo Ercolanese di Portici, poi al Museo Borbonico di Napoli, l’attuale Museo archeologico nazionale.
Poi, dopo aver disegnato mappe dettagliate delle strutture esplorate, vennero abbandonate sotterrandole, per concentrarsi alle nuove scoperte archeologiche di Pompei ed Ercolano.
Le prime 2 sontuose ville vennero riportate per la seconda volta alla luce solo nel 1950 grazie ad un appassionato studioso locale, Libero D’Orsi, preside di una scuola media di C.mmare, e vennero individuate anche altre ville di tipo rustiche, per la produzione del vino, olio, ortaggi e frutta.
--Villa Arianna prende il nome dal quadro mitologico principale del triclinium, che rappresenta il mito di Arianna abbandonata da Teseo sull'isola di Nasso.
--Villa San Marco prende nome da una cappella che sorgeva nei pressi.
--Villa “Secondo Complesso”, con i suoi mille mq di superficie scavata, è affiancata alla villa San Marco.
--foto dei mosaici della villa “Secondo Complesso”, ubicata in Campo Varano, da pag.109-117
http://books.google.it/books?id=XTsjt8mT8OsC&pg=PA101&lpg=PA101&dq=ville+stabiane&source=bl&ots=YLxN-pT-8x&sig=sKhnRD892QZv18L6eTNSyzw9dUQ&hl=it&ei=wNIhTfL_JoGAOtHuuKkJ&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=6&ved=0CFEQ6AEwBQ#v=onepage&q=ville%20stabiane&f=false
--Villa del Pastore, che sorge sul costone del pianoro di Varano in posizione panoramica, a poca distanza da villa Arianna, è stata esplorata 3 volte e attualmente rimane ancora sepolta. La villa prende il nome da una statuetta marmorea di 65 cm, in stile ellenistico, qui rinvenuta, che rappresenta un anziano pastore. La villa si sviluppava su tre livelli ed era collegata direttamente al mare da una serie di rampe che degradavano verso la spiaggia.
Altre ville, scoperte dall’archeologo borbonico Pietro La Vega, di origini spagnole, sono villa Carmiano, Petraro, Sant’Abate, Medici, Petrellune etc.
Tra i territori comunali che si estendono tra Santa Maria la Carità, Sant'Antonio Abate, Gragnano, Lettere e Casola di Napoli esistono altre ville romane, se ne contano tra ville rustiche e ville d’otium circa una quarantina.
Tutt’ora, un estesa area del sito di Stabiae risulta ancora inesplorata.
I reperti di Stabiae hanno dato luogo a due mostre itineranti nel mondo. Le città toccate sono state San Pietroburgo, Hong Kong, Ravenna e Stati Uniti, ed è stata riconosciuta come la quarta esposizione più bella a livello mondiale del 2007.
--elenco Ville Stabiae http://www.romanoimpero.com/2010/02/stabiae.html
--nei territori comunali S.Maria La Carità-Gragnano: necropoli arcaica di Via Madonna delle Grazie, foto da pag.119-145
http://books.google.it/books?id=XTsjt8mT8OsC&pg=PA101&lpg=PA101&dq=ville+stabiane&source=bl&ots=YLxN-pT-8x&sig=sKhnRD892QZv18L6eTNSyzw9dUQ&hl=it&ei=wNIhTfL_JoGAOtHuuKkJ&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=6&ved=0CFEQ6AEwBQ#v=onepage&q=ville%20stabiane&f=false
--templi stabiesi http://www.romanoimpero.com/2010/02/stabiae.html


CITTA’ delle ACQUE
La citta’ e’ rinomata per le sue acque termali, definita la metropoli delle acque perché possiede 28 acque minerali differenti.
Tra le piu’ note sono l'acqua della Madonna e l'acqua Acetosella, apprezzate sin dall’epoca romana.
Altri alcuni nomi delle acque sono: acqua Acidula, Muraglione, Pozzillo, Ferrata, S.Vincenzo, Stabia etc
Nel 1836 nacquero le vecchie terme, situate nel centro antico, con successiva aggiunta di un padiglione stile moresco e vasca d’erogazione in ferro battutto.
Nel 1956 il complesso delle vecchie terme vennero rimodernate, con l’attuale facciata, demolendo la vecchia struttura che era di stile neoclassica e liberty.
Attualmente le vecchie terme sono in ristrutturazione con il ripristino, in parte, del vecchio stile.
Le nuove terme sorsero nel 1964 in zona collinare, su una superficie di oltre 100mila mq.
Il nuovo complesso è composto da due settori: l’edificio in alto per le cure terapeutiche e il parco in basso per le cure idropiniche.
L'edificio per le cure è uno dei più attrezzati e moderni d'Europa: si praticano fisioterapia, medicina iperbarica, massaggi, fanghi, inalazioni con acque sulfuree, riabilitazione, cure dermatologiche, cure estetiche e cure ginecologiche.
Il parco idropinico invece permette di praticare quella che viene chiamata l'idroterapia, ossia bere il tipo di acqua consigliata verso una certa patologia camminando nel parco.
Nel parco sono presenti la maggior parte delle acque stabiesi e durante il periodo estivo, viene proposta una ricca programmazione di intrattenimento con mostre, congressi, concerti e cinema all'aperto.


VILLA QUISISANA MEDIEVALE-BORBONICA
Fù fatto costruire su una collina un edificio, per soggiorni estivi dei regnanti, denominato all’epoca domus de loco sano, luogo dall’aria sana, rinominato in epoca borbonica, Quisisana.
Chi frequentava la zona poteva essere guarito da tutti i mali, appunto per la sua aria salubre, da qui il nome di Qui-si-sana.
L'importanza del palazzo era tale che Giovanni Boccaccio ne fece l'ambientazione per una novella del suo Decameron.
Nel XVIIIsec il Quisisana, avente un giardino all’italiana, venne adibito a tenuta reale dei Borbone, per battute di caccia delle quaglie.
Sotto i Borbone per il parco fu il periodo di massimo splendore.
Infatti vennero effettuati numerosi interventi per impreziosire il sito reale, con delle sistemazioni di fontane, sedili in pietra, viottoli e scale, atte ad accentuare gli aspetti scenografici e prospettici.
Nel parco vi erano cinque fontane ubicate in punti strategici che caratterizzavano l’andamento dei viali, mentre nel viale principale, faceva da scenografia la famosa fontana del Re, oggi ridotta a rudere, che è ancora oggi costeggiato da un doppio filare di platani ed ippocastani.
La flora presente nel parco è ancora in parte di tipo mediterranea ed in parte esotica ed alcune di queste specie sono dei veri alberi monumentali, come il caso del pino d’Aleppo, con una circonferenza di quasi 5m, ed il Taxus Baccata.
Altri alberi presenti sono il carpine, l’olmo e il leccio.
Il parco, anche se versa in pessime condizioni, mantiene inalterato il proprio tracciato originario.
In epoca napoleonica, la tenuta fu abitata da Giuseppe e Carolina Bonaparte e Gioacchino Murat, rispettivamente fratello, sorella e cognato dell’imperatore Napoleone Bonaparte.
Alla fine del reinstaurato regno monarchico borbonico, poco prima del 1860, venne usato come ospedale per le truppe garibaldine.
Poi fù, fino agli anni 60 del secolo scorso, Hotel Royal Quisisana.


REAL CANTIERE NAVALE BORBONICO
Nel 1783 venne costruito il Real cantiere navale, il più grande in Italia, per volere del re Ferdinando IV di Borbone, abbattendo un monastero dei carmelitani che sorgeva sul luogo.
Inizialmente vennero costruiti i vascelli, le fregate, le corvette, le galeotte e gli sciabecchi, e vennero varate alcune delle più famose e gloriose navi italiane, col nome di Partenope, Vesuvio, Capri, Archimede, Amalia, Minerva, Borbone, Sannita, Farnese etc.
La più importante nave, durante il regno borbonico, fù il real vascello Monarca del 1850, la più grande nave da guerra costruita in Italia, voluto da Ferdinando IV, e fù per lungo tempo la nave ammiraglia di tutta la flotta regia.

I CANTIERI NAVALI
sono attualmente di proprietà della Fincantieri. Si estendono su circa 236.000 mq, dispone di quattro gru, ognuna con capacità di sollevamento di 200 tonnellate e vi lavorano 450 operai ca., invece all’epoca dei Borbone vi lavoravano ca 1800 persone. Si scelse questa città per lo sviluppo della cantieristica navale per la vicinanza dei monti Lattari che garantiva l’abbondanza del buon legname per la fabbricazione di navi e l’abbondanza delle acque sorgive per tenere a mollo il legname ed accellerarne così il processo di stagionatura.
Inizialmente veniva utilizzata l’antica fontana Grande situata in centro storico, di cui il cantiere navale necessitava per il trattamento del legname.
Poiché non era sufficiente solo l’acqua della fontana Grande che si trovava al livello del mare, vi fù costruito, sempre in epoca borbonica, un acquedotto che portava l’acqua dalle sorgenti di Agerola poste a 1000m di quota fino a Castellammare, passando per i boschi del Quisisana, con canaletti impermeabilizzati, ponti, sfiatatoi ed altre opere idrauliche, superando valloni ed ostacoli di ogni genere. Si fabbricavano così tantissime navi a ritmo serrato, dai più disparati tipi di uso, da guerra, da trasporto merci o da passeggeri.
Alcuni materiali per le navi, come chiodi, viti, guarnizioni, vernici etc, provenivano dalla real fabbrica di Pietrarsa dove si costruivano sopratutto le prime locomotive in Italia. Nell’800, a seguito delle sempre più numerose costruzioni delle nuove navi a vapore, il cantiere venne ingrandito per ordine del generale francese Gioacchino Murat e sorse anche la fabbrica per la lavorazione delle corde. Sin dagli inizi del 900, si costruivano le navi da battaglia come le rimodernate fregate e le corvette, poi le corazzate, gli incrociatori e i cacciatorpedinieri, fino al 1972 con l’ultima realizzazione del cacciatorpediniere nominato Ardito.
“AMERIGO VESPUCCI” nave-crociera Nel 1931 venne varata la nave più rappresentativa del XX sec ad oggi, il veliero Amerigo Vespucci, il vanto della Marina italiana, la nave-scuola militare per l’addestramento degli allievi ufficiali dell’accademia navale di Livorno.
La nave fu costruita sul modello della famosa ammiraglia borbonica, il Monarca. Attualmente l'Amerigo Vespucci è la più anziana nave della marina militare ancora in servizio.
La nave, realizzata dall’ingegnere Francesco Rotundi, sul progetto di un vascello di fine ‘700, dal colore bianco e nero, fu costruita in soli 10 mesi.
La madrina, Elena Cerio, figlia del comandante Oscar Cerio, fu incaricata dell’atteso rito solenne: spinse la classica bottiglia di spumante contro la chiglia della nave.
La Amerigo Vespucci ha girato per tante località del mondo. E poi due giri del mondo, tra il maggio 2002 ed il settembre del 2003.
“CRISTOFORO COLOMBO” nave gemella fu varata a C.mmare anche la nave scuola gemella, la Cristoforo Colombo, ma ebbe poca fortuna: fu ceduta all’Unione Sovietica come pagamento per i danni di guerra nel 1949, per essere poi smantellata nel 1963.
Nel 1939 venne fondata la società Navalmeccanica, rinominata Italcantieri nel 1966, poi inglobata dal 1984 nel gruppo Fincantieri, uno dei più importanti complessi cantieristici navali d’Europa e del mondo. Attualmente si costruiscono le navi mercantili, le navi-crociere come la Cruise Roma e la Cruise Barcelona, le più grandi del Mediterraneo e maggiormente navi-traghetti.


C.MMARE di STABIA ha dato i NATALI:
--Giuseppe Bonito fu uno dei maggiori pittori dell’Italia meridionale del ‘700, fu molto ricercato dalla nobiltà napoletana come ritrattista. Tra i diversi incarichi importanti, fù pittore di corte dei Borbone, altri pittori di corte nel corso delle generazioni dei Borbone furono Jacob Philipp Hackert, Salvatore Fergola e Pasquale De Luca.
--Luigi Denza, musicista, autore di circa 800 composizioni musicali, la sua fama è legata alla celebre canzone Funiculì Funiculà riferita all’inaugurazione della funicolare sul Vesuvio, avvenuta il 6 giugno 1880, e che fù cantata per la prima volta nell’albergo del Quisisana.(casa natìo Denza: via Mazzini 32 con lapide dal 2001)
--fratelli Abbagnale(Giuseppe, Carmine) sono stati 7 volte campioni del mondo del canottaggio: 81,82,85,87,89,90,91,
più i secondi posti: 86,93 ed un terzo nell’83 , e 3 volte campioni ai Giochi Olimpici con 2 ori e un argento assieme al timoniere Giuseppe di Capua, mentre il terzo fratello Agostino vinse 3 ori ai Giochi Olimpici.
Nel 1992 fu girato un film nella loro città di C.mmare intitolato “Una Storia italiana” ispirandosi alle loro strabilianti vittorie, i quali sconfissero anche un inglese ritenuto il più forte canottiere della storia.
http://it.wikipedia.org/wiki/File:Abbagnale.jpg

RAFFAELE VIVIANI
Nacque il 9 Gennaio 1888 (secondo altri il 10 gennaio)
E’ considerato l’artista poliedrico più importante della prima metà del 1900.
Fu attore teatrale e cinematografico, sceneggiatore, regista, acrobata, musicista, melodista, macchiettista, poeta, cantante, commediografo, drammaturgo e compositore di canzoni napoletane.
Il nome Raffaele era uguale a quello del padre, mentre il cognome d’origine era Viviano che tramutò in Viviani quando divenne artista.
Visse la giovinezza in una famiglia povera, madre casalinga e padre cappellaio, addobbatore di feste e vestiarista teatrale presso l’allora teatro “Arena Margherita” di C.mmare di Stabia, di cui il padre era gestore.
A seguito di una seria crisi economica e, sull’orlo del fallimento con sequestro tributario del teatro stabiese, la famiglia si trasferì a Napoli nel 1893 dove il padre stesso riuscì a fondare il teatro “Masaniello” presso Porta Capuana prima e più tardi spostato nella zona della Marina, usando i costumi scenici che sfuggirono al sequestro tributario del vecchio teatro stabiese.
Il padre gestì anche altri piccoli teatri napoletani e lavorò anche come fornitore di costumi teatrali e di attrezzi scenici.

Il piccolo Raffele, oppure “Papilluccio” come lo chiamarono i genitori quando era bambino, esordì per la prima volta in un teatrino di marionette “Nuovo San Carlino” di Via Foria, all’età di 4 anni, con sua sorella maggiore Luisella, e subito dopo un altro successo al teatrino “Porta San Gennaro” affiancato da una bambina attrice di nome Vincenzina Di Capua in “L’ufficiale e la vivandiera” dove si evidenziarono in breve tempo le sue grandiose doti artistiche.
Nonostante era analfabeta, riuscì a riscattarsi socialmente e culturalmente grazie a un lungo tiricinio autoditattica.
All’età di 20 anni fu già conosciuto e apprezzato in molti teatri italiani importanti e si esibì con successo anche a Budapest, Parigi, Tripoli, Malta, Brasile, Uruguay e Argentina.
Tra le sue numerose opere importanti ricordiamo:
‘O scugnizzo
‘O scupatore
‘O tramviere
‘O cucchiere
‘O sunatore ‘e pianino
‘O maruzzaro
‘O muorto ‘e famme
‘O pizzaiuolo
‘O mariunciello
Il mendicante
‘O vico
Tuledo ‘e notte
‘O spusarizio
Circo equestre Sgueglia
‘E piscature
‘A morte ‘e Carnevale
‘Nterr ‘a Mmaculatella
‘O cafe ‘e notte e juorno
‘Mmiezz ‘a piazz
‘A festa ‘e Montevergine
Vetturini da nolo
Putiferio
Guappo ‘e cartone
L’imbroglione onesto
La bottega del caffè
Siamo tutti fratelli
I Dieci Comandamenti
Muratori
‘A cantina ‘e coppo ‘o campo
‘O Bbuvero ‘e Sant’Antuono
Caserta Benevento Foggia
Festa ‘e Piedigrotta
La Bohème dei comici
L’ombra di Pulcinella
‘A Marina ‘e Surriento
L’ombra ‘e Pullicinella
La tavola dei poveri
‘O fatto ‘e cronaca
‘A figliata
‘O delinquente
‘O sapunariello
Totonno ‘e Quagliarella
‘A musica d’’e cecate
etc.
Sui palcoscenici ha sempre recitato e raccontato i personaggi caratteristici ambientati nei vicoli, rioni, quartieri e bassifondi degradati della Napoli plebea.
Infatti amava interpretare i tipici personaggi come guappi, scugnizzi, prostitute, ladri, venditori ambulanti, spazzini, miseri vabagondi, contadini etc. con tutti i suoi problemi, passioni, paure, gioie, ansie e rabbie.
Indossò e interpretò anche il camiciotto bianco di Pulcinella scritturatogli dal celebre Antonio Petito.
Comparve anche in 5 film girati quasi tutti assieme a sua sorella Luisella, anch’essa un affermata attrice e cantante.

Per le sue stravaganti esibizioni fu elogiato da numerosi intellettuali, critici, artisti, futuristi e studiosi come un famoso artista francese Felix Mayol e persino il re Vittorio Emanuele III di Savoia.
Fu molto amico in particolare del comico romano Ettore Petrolini, dell’attore siciliano Angelo Musco, dell’attore napoletano Eduardo Scarpetta e dello scultore napoletano Vincenzo Gemito.
Quest’ultimo gli fece pure una scultura in terracotta che riproduceva il viso del Viviani con la sua singolare fisionomia.

Durante l’epoca fascista mussoliniana, inscenare le opere macchiettistiche sul palcoscenico povocava all’epoca scandalo.
Inoltre il regime fascista intendeva eliminare anche i dialetti e le lingue straniere nella intera penisola italiana a favore della unica lingua italiana.
Quindi il Viviani fu costretto a sospendere i suoi modi vivianeschi e riuscì a recitare con opere, anche cinematografiche assieme a sua sorella Luisella, di altri autori quali:
L’ultimo scugnizzo di G.Righetti
La casa delle Ortensie di E.Grassi
Il pazzo sono io di S.Ragosta
Miseria e Nobiltà di E.Scarpetta
Chicchignola di E.Petrolini
Un amore selvaggio di E.Guazzoni
Testa per testa (risulta perduto)
La catena d’oro (risulta perduto)
La tavola dei poveri di A.Blasetti

Nel 1912, all’età di 24 anni Viviani sposò la 18enne Maria Di Maio, dalla cui unione nacquero 4 figli.

Si spense il 22 Marzo 1950 all’età di 62 anni a Napoli, dopo 4 mesi di sofferenza sul suo letto.
Poco prima di morire, dopo ben 12h senza parlare, chiese di aprire le finestre dicendo con un tenue filo di voce:
“ARAPITE, FACITEME VERE’ NAPULE”

Nel 1959, in memoria della brillante carriera, l’Azienda Autonoma di Cura Soggiorno e Turismo di C.mmare fece erigere nella villa comunale un busto a lui dedicato.
L’11 Aprile dello stesso anno fu apposta sulla facciata della sua casa natìa in Salita II Marchese De Turris una lapide che recita:
IN QUESTA CASA IL 9 GENNAIO 1888
EBBERO VITA LA MASCHERA E IL CUORE
DI RAFFAELE VIVIANI STABIA MEMORE
Nel gennaio 1962 il comune intitolò la Salita II Marchese D Turris in Via Raffaele Viviani civico n.12
http://archiviteatro.napolibeniculturali.it/albumViviani.html gall.foto
http://archiviteatro.napolibeniculturali.it/teatroViviani.html?query_start=1 gall.foto


AREE NATURALISTICHE STABIESI:
--Vallone dello Scurorillo http://www.liberoricercatore.it/escursionististabiesi/schedetecniche/vallonescurorillo.htm
--le 3 carcare o calcare(cioè fornaci): (di Pozzano, nei pressi Sorgente S.Bartolomeo, nei pressi Fontana del Re)
http://www.liberoricercatore.it/escursionististabiesi/Allegati/escursione-calcare.pdf
http://www.liberoricercatore.it/escursionististabiesi/schedetecniche/antichecalcare_2012.htm


FIORDO DI FURORE
e’ caratterizzato da una profonda fenditura nella roccia, dovuto in origine dalla forza del torrente Schiato, formando un ristretto specchio d'acqua posto allo sbocco di un vallone strapiombante a mare.
A piedi del vallone si adagia un pittoresco minuscolo borgo marinaro costituito da casette aggrappate al fianco della parete del fiordo, con la vecchia cartiera e il mulino.
In passato fu adibito a rifugio per naviganti e covo dei pirati.
Qualcuno sostiene che i primi abitanti del fiordo di Furore furono degli esiliati dalla Repubblica marinara di Amalfi, costretti a vivere in un luogo così inospitale perchè indesiderati.
Fino agli inizi del 900, ai piedi del Vallone funzionavano due cartiere, due mulini e una calcara per la produzione della calce, grazie ad un ingegnoso sistema idraulico che utilizzava la forza motrice delle acque del torrente Schiato.
Di questi ne rimangono, in disuso, una cartiera e un mulino.
Il borgo marinaro fu abitato, tra gli altri, da Roberto Rossellini che vi girò il film L'Amore, e da Anna Magnani, che era allora sentimentalmente legata al regista e che fu l'interprete di un episodio dello stesso film.
Si dice che durante le riprese del film, cominciarono ad arrivare le prime lettere di Ingrid Bergman, la quale chiedeva un incontro con il regista, ciò scatenò una violenta crisi di gelosia in "Nannarella", la quale durante una cena in uno dei noti ristoranti del posto, scagliò in pieno viso di Rossellini un piatto di spaghetti al pomodoro.
Lei sarà abbandonata, e mai più volle rivedere il nido del loro amore; lasciò la casa al suo custode che ancora oggi affitta la residenza a qualche nostalgico desideroso di rivivere la leggenda che circonda questo tormentato, ed ormai leggendario amore tra due degli esponenti maggiori del nostro cinema.
In una delle casette venne inaugurato un piccolo museo dedicato all'attrice, nel luglio 2009.
Venne istituito, per iniziativa del Comune, un Ecomuseo, con la consulenza di Legambiente, dell’Orto Botanico di Napoli e della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Culturali di Salerno.
Il museo è composto in diverse sezioni, ognuna integrata all’altra, così articolate: la saletta dello stenditoio, dove veniva stesa e fatta asciugare la carta prodotta, adibita oggi a centro convegni; la cartiera-mulino che fornisce informazioni relative al primitivo uso dell’edificio, un ricco erbario. Una piccola casetta, detta monazeno, dove i pescatori la utilizzavano come rifugio dopo una giornata trascorsa al mare, accoglie oggi un centro studi dedicato ai paesaggi della Costiera, usati come set da registi e attori famosi come Roberto Rossellini, Anna Magnani, Totò, Marcello Mastroianni e Ingrid Bergman.
Il fiordo o vallone, può essere raggiunto da alcuni sentieri interni come il “sentiero dei pipistrelli impazziti” che collega Punta Tavola col fiordo, tramite la SS Meta-Amalfi che scavalca il fiordo con un suggestivo ponte sospeso sul mare di 30m di altezza. I suoi comuni contigui sono: Agerola (NA), Amalfi, Conca dei Marini, Praiano.


POSITANO (SA) 3900positanesi.
Positano è conosciuta sin dall’epoca romana come luogo di villeggiatura dei ricchi liberti e il termine Positano prese il nome dal proprietario di una delle ville: il liberto Posides Spado.
Poi, nel 79 d.C, le ville, assieme ad altre costruzioni degli antichi romani furono seppellite dalle pomici durante l'eruzione Pliniana.
Nel 1492 Positano divenne feudo del napoletano Giovanni Miroballo e poi nel 1532 di Marino Mastrogiudice, al quale successero i Cossa, i Blanch e i Bonito. In quegli anni Positano conobbe povertà e terrore, i feudatari mettevano tasse di ogni genere, gli attacchi e le scorrerie di pirati erano frequenti nel paese, la corona dei monti circostanti erano infestati di briganti, un epidemia di peste decimò ulteriormente un paese già pesantemente segnato.
Il vicerè Pietro di Toledo, per far fronte ai continui attacchi dal lato mare, ordinò che ogni paese costruisse delle torri da cui avvisare eventuali pericoli provenienti dal mare. Positano ne costruì molte, tra cui le più importanti furono quella della Sponda, Trasita e Fornillo.
Quest’ultima fu acquistata nel 1909 e ristrutturata dal mecenate svizzero Gilbert Clavel.
Positano, per riscattarsi dal peso feudale, sborso 12.943 ducati e si autodichiarò citta regia, aprì quindi il commercio marinaro con la Grecia, con l'isola di Cipro, riattivò quello con la Puglia e con la Calabria, tanto da diventare superiore agli altri paesi commercianti che vi erano sul mercato di allora.
Le navi positanesi arrivavano ovunque; trafficando col vicino Medio Oriente, portarono spezie seti e legni preziosi tanto ricercati in occidente.
Tra fine 1800 ed inizio del 1900, durante dei lavori sull'isola maggiore di Li Galli, furono trovate in delle fosse un numero enorme di ossa umane, e si ipotizzano che fossero le vittime della peste o comunque di qualche antica epidemia.
Ai tempi dell’emigrazione di massa in America anche Positano vide i suoi abitanti costretti ad andarsene, circa 6mila.
Le case rimasero vuote, i muri si sgretolarono, le pitture si scolorirono, i tetti caddero, la gente prima di partire per il nuovo continente toglieva le finestre alle proprie case dando un aspetto tetro al paesaggio di quel tempo, per cui Positano godeva la cattiva fama del nome di "paese fantasma".
Successivaemente Positano, divenne pian piano meta ideale di pittori, letterati e musicisti. In seguito man mano le case si trasformarono in alberghi, gli antichi luoghi di ritrovo in ristoranti ed i pescatori iniziarono ad organizzarsi per servizi balneari.

MODA POSITANO
Agli inizi degli anni 60 il paese vide nascere un nuovo interessante fenomeno: la "Moda Positano", apprezzata e conosciuta nel mondo.
Erano gli anni in cui nascevano numerose sartorie per adeguarsi alla crescente richiesta di costumi da spiaggia, ed assieme ad esso anche abbigliamento da uomo, tra i primi dei quali troviamo il famoso "Rino", il quale ha vestito numerosi personaggi, poi altra famosa sartoria "Maria Lampo", diventata celebre per la rapidità di consegna, e Rachele Talamo.
Il fenomeno della Moda Positano suscitò notevole interesse in tutta Italia e subito dopo in molti paesi del mondo.
Il fenomeno divenne di tale rilievo da portare Positano ad essere negli anni 80, il paese dal reddito pro capite più alto d'Italia. Ancora oggi le sartorie locali, con il loro stile e le tendenze, sono in grado di creare vestiti da uomo e da donna con le loro stoffe variopinte provenienti da Gragnano.
Nascono tutte in stile Positano i bikini, costumi, gonne, pantaloni e bermuda.

CURIOSITA’ POSITANESI:
--Si dice che l'imperatore romano Tiberio, il quale si trasferì a Capri perchè a Roma tutti lo odiavano, non si fidava di nessuno ed aveva paura di essere avvelenato, per questa ragione si inoltrava fino a Positano con la sua triremi per fornirsi della farina, da un mulino tuttora esistente in Piazza dei Mulini e funzionante addirittura fino al periodo della II guerra mondiale.
--E’ attorno al 1400, secondo la tradizione, che il nocchiere e matematico Flavio Gioia, abitante nel quartiere di Fornillo di Positano, inventò la bussola.
--Si tramanda da padre in figlio che al largo di Positano, presso l'arcipelago de Li Galli una banda di pirati si nascondeva con le loro navi tra gli isolotti, ed appena avvistava una nave positanese, una nave partiva all'attacco, saccheggiandola ed uccidendo i passeggeri.
--Sull’arcipelago de Li Galli venivano reclusi i criminali; infatti nella parte est dell'isola maggiore vi furono trovati delle cellette con delle catene, e addirittura con un ingegnoso sistema veniva assicurato un buon sistema fogniario in ogni celletta. fantasiosi invece dicono che sono le vittime delle sirene, altri ancora, le vittime dei pirati.
--Originariamente, la statua del leggendario navigatore ubicato ad Amalfi, si trovava a Positano.



Admin
Admin

Messaggi : 193
Data d'iscrizione : 01.02.08

http://forumdeiciclisti.forumattivo.com

Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto


 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum