Vallo della Lucania, Badia di Pattano e ruderi di Moio Civitella

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Vallo della Lucania, Badia di Pattano e ruderi di Moio Civitella

Messaggio  Admin il Lun Set 17, 2012 12:56 am

"Vallo della Lucania, Badia di Pattano e ruderi di Moio Civitella", Settembre 2012
-----Percorso:
http://imageshack.us/a/img228/5763/vallodellalucaniabadiad.jpg

Lunghezza: 53km ca --Dislivello: 777m
Vallo scalo –Castelnuovo Cilento –Pattano –Vallo della Lucania –scavi di Civitella –Moio della Civitella –Pellare –Cannalonga –Angellara -Vallo della Lucania –Pattano –Vallo scalo.

-----Gall.foto:
http://www.flickr.com/photos/86944892@N05/sets/72157631552511565/show/

-----Curiosità:
--Badia S.Maria di Pattano
http://badiadipattano.org/badia.html#
--foto statua di San Filadelfo
http://www.belvederecilento.it/index.php?option=com_content&view=article&id=58:badia-di-pattano&catid=36:escursioni-e-localita&Itemid=79
--vecchio progetto della regione Lucania
http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_Grande_Lucania
--dialetto cilentano
http://it.wikipedia.org/wiki/Dialetto_cilentano
--alcune foto degli scavi di Civitella
http://www.youtube.com/watch?v=wB64chue6sQ
--foto degli scavi di Civitella
http://www.storia.unina.it/archeo/moio.html
--Cannalonga, gall.foto
http://www.comune.cannalonga.sa.it/index.php?action=index&p=91


VALLO DELLA LUCANIA
+8800 vallesi compresi gli abitanti delle frazioni Massa, Angellara e Pattano.
Sorge tra il m.Sacro a est e il m.Stella ad ovest, fra gli affluenti Baldolato e Palistro, entrambi del fiume Alento.
In epoca romana l’abitato veniva chiamato castrum Cornutum, sia per la presenza di un bosco di composto da alberi di cornioli, sia per la provenienza, in antichità, dei legionari romani dalla città conquistata della Dalmazia denominata Cornutorum.
Sin dall’epoca pre-romana il Cilento e il Vallo di Diano, compresa la parte sud dell’Irpinia, apparteneva alla regione Lucania, a quel tempo molto più estesa dell’odierna Basilicata. Infatti sul lato nord-occidentale, il territorio lucano si spingeva fino alla piana del Sele, dell’attuale salernitano.
I lucani erano un popolo italico di lingua osca, di provenienza sannita.
La Lucania era attraversata dalle grandi direttrici delle vie consolari: Via Popilia, Via Herculia e Via Appia.
Nel ‘700 il paese mutò il nome originario in Vallo di Novi che era formato dall’unione di due storici casali: Spio e Cornuti.
Nello stesso secolo il paese raggiunse la sua massima prosperità grazie alla lavorazione artigianale della seta e del cuoio. Nel 1808, per volere del re di Napoli Gioacchino Murat, i casali di Massa, Angellara e Pattano furono annessi al comune di Vallo e poi lo fece distaccare, assieme a tutti gli altri paesi del Cilento e del Vallo di Diano, dalla giurisdizione di Potenza e quindi dalla Basilicata, assorbitosi in seguito, in attuale provincia di SA.
Dopo l’Unità d’Italia, nel 1860, fu sostituita Novi con la specifica della Lucania perché rispecchia appunto gli aspetti socio-storico-culturali del Cilento e del Vallo di Diano nell’antica cultura lucana.

Il linguaggio cilentano comprende 3 dialetti:
il cilentano napoletano settentrionale
il cilentano siciliano meridionale
il cilentano lucano orientale.

Nell’ottobre del 2006 nacque un progetto chiamato Grande Lucania, con lo scopo di raggruppare i paesi che appartenevano alla storica Lucania, ricreandone così la regione di un tempo che fu.
Per il passaggio dei paesi dalla regione Campania alla regione Basilicata basta attuare un referendum cittadino, come previsto dalla costituzione italiana, e molti dei paesi cilentani e del Vallo di Diano hanno già espresso la delibera, in altri comuni sono in corso le raccolte di firme necessarie per l’appovazione della delibera stessa.


ANTICA CIVITELLA
in territorio comunale di Mio dela Civitella,
era un insediamento greco o lucano, ubicato sulla collina del m.Civitella, a quota 818m.
Fu costruito attorno al Vsec ac.
L’antica Civitella fu cinta da possenti mura con grossi blocchi squadrati, in opera pseudoisodoma, che racchiudeva il colle su tre lati.
Il lato nord era difeso dallo strapiombo della roccia.
Tale fortificazione si conserva per gran parte del perimetro di circa 800m.
Nell'area interna si intravedono resti di abitazioni, di un’area sacra e, tra le diverse porte che consentivano l'accesso all'abitato, una in particolare sul lato meridionale si è conservata meglio.
La collina della Civitella era ubicata in una posizione strategica di controllo della viabilità.
Infatti sul versante meridionale si apre il valico verso Cannalonga che conduce agli Alburni e da qui al Vallo di Diano. L'altro versante domina il corso del Badolato e quindi lo sbocco al mare verso Velia.
Perciò, la posizione dominante, la presenza dei corsi d'acqua e delle sorgenti, le terrazze pianeggianti avevano favorito questo insediamento.
L’abitato, parzialmente esplorato, è organizzato secondo il naturale pendio della collina, con le case disposte lungo i terrazzamenti.
L’insediamento di Civitella è interpretato da alcuni come avamposto di Elea verso l’interno, da altri come centro abitato dai lucani.
Il luogo venne abbandonato alla fine del IIIsec ac.
Il sito archeologico è ricoperto da un fitto e rigoglioso castagneto.
http://www.youtube.com/watch?v=wB64chue6sQ alcune foto degli scavi di Civitella.
http://www.storia.unina.it/archeo/moio.html foto degli scavi di Civitella


CAPPELLA MADONNA della CIVITELLA,
dalla facciata neoclassica, sorge a ridosso dei ruderi dell’antica Civitella.
Sullo spiazzo esterno della cappella si scorgono i resti di un ampio pozzo, per la raccolta delle acque piovane, scavato nella roccia dagli abitanti dell’antico insediamento.
Sulla roccia più alta, a ridosso del pozzo, vi è eretta una grande croce in legno, mentre un'altra roccia, situata al limite del piccolo pianoro, è detta
`u cantóne ru riàvulo
in quanto la tradizione popolare ravvisa in alcuni segni che vi sono incisi profondamente su roccia, le mani e le ginocchia del diavolo che fu scaraventato giù dalla Madonna del Sacro Monte che appare maestoso a sud-est.


CANNALONGA +1100cannalonghesi
Sorge alle falde settentrionali del monte Sacro, detto anche Gelbison, nel Cilento, in una piccola gola del Tuzzi di Monte Piano, a sud del torrente Torno.
Il nome dell’abitato potrebbe riferirsi alle numerose canne presenti in zona.
Il luogo infatti è considerato habitat perfetto per questa pianta.
Il cuore del paese è rappresentato dalla caratteristica Piazza del Popolo, su cui si affacciano la chiesa di S.Maria Assunta, il Municipio ed il Palazzo Ducale che fu della famiglia Valletta, Farao, Falletti, Monteleone, Marzano e infine della famiglia Mogrovejo fino al 1806 anno dell’abolizione del feudalesimo.
La famiglia Mogrovejo ebbe come discendente il famoso S.Turibio Mogrovejo, che è tutt'oggi il santo patrono di Cannalonga, assieme alla Madonna del Carmine.
Altro personaggio illustre legato a Cannalonga è Vincenzo Torrusio, un importante vescovo alla corte borbonica agli inizi dell’800.
FIERA DELLA FRECAGNOLA
Il paese è passato alla storia per la particolare fiera che vi si tiene, sin dal 1450 ad oggi, nella vicina loc. Piano d’Orria. Inizialmente si ripeteva ogni anno a Dicembre, poi spostata al 2’ sabato di Settembre modificando il nome della fiera in Fiera della Frecagnola.
L’evento dura 5gg e precede la 2’Domenica di Settembre.
Vengono esposti prodotti agro-alimentari ed artigianali, e non mancano occasioni di spettacolo con musica etnica, mostre pittoriche e fotografiche e anche momenti di riflessione culturale sulla storia, gli usi, le tradizioni ed i costumi locali.
Nel corso della manifestazione si può assaggiare il bollito di carne di capra dal gusto forte, perciò accompagnato da verdure, che diventa delicata grazie alla tecnica di preparazione le cui origini si perdono nella notte dei tempi.
La tradizione vuole che il bollito di capra fosse la pietanza unica nel giorno in cui i pastori dell'intero territorio si davano appuntamento sulle rive del torrente Mennonia per il commercio delle greggi.
A trattative ultimate si sacrificava un animale che veniva sezionato e poi bollito(detto in dialetto cilentano vudduto), e consumato sul posto con pane e formaggio di cui si cibavano quotidianamente i pastori.
Il termine Frecagnola, nel dialetto locale, significa fregatura, che stà ad indicare il rischio di essere imbrogliati durante gli acquisti nel grande mercato degli animali.
L’abitato di Cannalonga fa parte del Parco naz. del Cilento e Vallo di Diano.



BADIA S.MARIA di PATTANO
Il complesso monumentale sorge sui resti di una villa romana, forse già abitata in età greca, che doveva avere una notevole estensione e doveva essere articolata in più parti.
E’ ubicata in territorio comunale di Vallo della Lucania.
Gli scavi archeologici, effettuati nel corso dei restauri della chiesetta di S.Filafelfo, riportarono in luce, al di sotto del piano di calpestio, un impianto termale romano e una necropoli medievale che ha in parte riutilizzato ed in parte si è sovrapposta agli ambienti di età romana.
In tale necropoli furono trovati una coppia di orecchini a cestello d’oro e frammenti di ceramica.
Il complesso monumentale conserva ancora la planimetria con i diversi ambienti e spazi scoperti, funzionali alla vita del monastero.
La chiesa di S.Maria, risalente tra il X e l'XI sec. dc, è ad unica navata con abside poligonale e volta a crociera di successivo stampo angioino del XIVsec, come conferma un affresco raffigurante il giglio angioino conservato in una piccola finestra.
Gli studiosi la accomunano per le sue caratteristiche, a molte strutture angioine napoletane come la chiesa di Sant'Eligio e di Santa Maria Donnaregina.
Inoltre su una parete risulta visibile altra traccia di affresco.
Allo stesso periodo della costruzione della chiesa risale la caratteristica torre campanaria, a pianta quadrata alta circa 15m, che termina con un elemento a cuspide aggiunto in un secondo momento.
La parte bassa della torre presenta bifore bizantine, invece nella parte superiore monofore ogivali di arte islamica.
Lo scrigno più prezioso di tutto il complesso è la chiesetta o cenòbio di S.Filadelfo, di arte bizantina, posta in posizione decentrata rispetto all'intero complesso.
Il cenobio fu fondato attorno al 993 dai monaci basiliani italo-greci provenienti probabilmente dai balcani, sfuggiti alla persecuzione iconoclasta.
Al suo interno è presente un ciclo di affreschi di arte bizantina che raccontano storie di Santi e altri affreschi visibili nell’abside divisi in 3 registri: l’Ascensione, i 9 vescovi e la Vergine orante tra i 12 apostoli.
Il primo egumeno del monastero di Pattano, cioè capo spirituale della comunità greca, ruolo simile a quello di abate, fu S.Filadelfo.
La tradizione locale gli attribui' guarigioni miracolose e grande fama di taumaturgo.
La devozione popolare lo ha poi santificato e la gente della contrada di Pattano ancora lo venera.
La chiesetta è dedicata a S.Filadelfo perché fu rinvenuta la statua lignea del Santo che costituisce uno dei rari esempi di scultura lignea bizantina rinvenuta nel Cilento, attualmente conservata nel museo diocesano di Vallo della Lucania.
Il piccolo cenobio-monastero, assieme alla torre campanaria, risulta tra i più antichi e meglio conservati nel meridione, alla pari circa in data di costruzione, della torre campanaria delle Basiliche paleocristiane di Cimitile(NA). Successivamente il monastero fu elevato a Badia (un po’ simile alla badia di S.Salvatore Telesino,BN).
http://badiadipattano.org/badia.html#




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