Scavi di Paestum, bagni a Torre di Mare e Caseifici pestani

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Scavi di Paestum, bagni a Torre di Mare e Caseifici pestani

Messaggio  Admin il Lun Set 10, 2012 11:56 am

"Scavi di Paestum, bagni a Torre di Mare e Caseifici pestani", Settembre 2012
http://www.flickr.com/photos/86944892@N05/sets/72157631484221428/
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POSEIDONIA (greca)
PAISTOM (lucana)
PAESTUM (romana)
L’intera area archeologica dell’antica città è stata inclusa dall’Unesco, nel 1988, nell’elenco dei siti di interesse mondiale, da salvaguardare come patrimonio dell’umanità.
La fama di questa antica città era inclusa nelle tappe obbligate del Grand Tour del 700 e dell’800, un programma di viaggi di formazione artistica e culturale, dedicato ai ricchi studenti dell’aristocrazia britannica, ma anche ai tedeschi e francesi.
Altre tappe principali del Grand Tour in Campania erano i Campi Flegrei, Napoli, Pompei ed Ercolano.
La città di Paestum colpisce soprattutto per la maestosità dei templi, ubicate in due principali aree sacre, l’Athenaion(Atena) a nord e l’Heraion(Hera Argiva) a sud, e la quasi perfetta conservazione degli stessi non è seconda a nessuna della antiche città greche come Agrigento e la stessa Atene.
--Paestum, assieme alla fraz. di Laura, fu teatro dello sbarco degli alleati dell’operazione Avalanche nel Settembre 1943.
--Paestum è rinomato per il carciofo IGP, noto anche come “tondo di Paestum”.

Il sito archeologico di Paestum si trova nel territorio comunale di Capaccio, nella Piana del Sele, a ridosso dell’Oasi Dunale protetta, denominata “Torre di Mare”, caratterizzata dalla tipica macchia mediterranea dall’elevato valore naturalistico, vicino al litorale.
I primi insediamenti sul luogo risalgono al Paleolitico(età della pietra), testimoniati dagli scavi condotti nel 1907 nelle vicinanze della Basilica paleocristiana, ed Eneolitico(età del bronzo) dove furono emersi reperti dagli scavi effettuati nel 1960 nei pressi del tempio di Cerere.
Dall’VIIIsec ac le diverse popolazioni di stirpe greca quali achei, focei, locresi, calcidesi, teleboi, trezeni e sibariti, interessate allo sviluppo delle attività marittime commerciali e, sopraffatti dall’eccessivo incremento delle popolazioni, cominciarono a spingersi navigando nella parte meridionale dell’Italia, fondando lungo le coste della Basilicata, Calabria, Sicilia, Campania e Puglia le diverse colonie.

Nel territorio dell’attuale regione Campania, tra le più importanti colonie greche furono:
-Kyme (Cumae romana, odierna Cuma),
-Dicearchia (Puteoli romana, odierna Pozzuoli),
-Pithekoussai o Pithecusa (odierna Ischia),
-Partenope su monte Echia prima, Neapolis su isolotto Megaride dopo (odierna Napoli),
-Pixunte(Buxentum romana, odierna Policastro Bussentino),
-Elea (Velia romana, odierna Ascea),
-Poseidonia (Paestum romana, odierna Paestum).

Attorno al IIIsec ac, i discendenti delle colonie greche, stabilitesi nel meridione d’Italia, raggiunsero la massima ricchezza economica, a cui s'aggiunse, avendo seguito l'evoluzione della civiltà greca, lo splendore in campo culturale ed artistico, quali la letteratura, filosofia e arte.
Per tali livelli di cultura così alti, spesso superiori alla stessa madrepatria, tutte quelle colonie greche vennero definite come facenti parte della Magna Grecia.
Un nome che volle testimoniare l'orgoglio per aver dato vita la loro grandezza in relazione alla vecchia Grecia.

Nella Piana del Sele nel 600ac, i greci achei, che avevano già precendemente fondato Sibari sul mar Ionio, nel golfo di Taranto, fondarono la città di Poseidonia, già abitato nella preistoria, in onore di Poseidone, dio del mare, corrispondente per i romani al dio Nettuno.
I nuovi abitanti greci di Poseidonia, venivano chiamati poseidoniati.
Questo stesso periodo vide la nascita di maestosi monumenti quali la Basilica, il Tempio di Cerere e il Tempio di Poseidone, ridenominato Tempio di Nettuno per i romani.
Nel 400ac, la floridezza della opulenta città di Poseidone causò le cupidigie nei confronti dei lucani, popolo italico di stirpe osco-sabellica-sannitica.
Per questo motivo i lucani conquistarono la città, sotto il nome di Paistom.

Ma nel 273ac una nuova potenza stava sorgendo, quella di Roma, che vi impiantò una colonia denominandola Paestum, i cui abitanti romani vennero denominati pestani.
Con i romani la città ritrovò l’antico splendore e s'arricchì d'ulteriori opere monumentali.
Furono edificate le terme, il portico del Foro, il tempio della Pace, l’anfiteatro, il tempio della Triade Capitolina detto Capitolium composto dagli dei Giove, Giunone e Minerva, e il ginnasio.
Anche in epoca romana era attestata la ricchezza della città per il commercio dei cereali e dell’olio.
La città rimase sempre fedele a Roma sia sotto le guerre di Pirro, re dell’Epiro in Grecia, che quello di Annibale, condottiero di Cartagine in Africa, e venne ripagata di tale fedeltà, potendo anche coniare una moneta propria.
Si racconta che dopo la pesante sconfitta della battaglia di Canne, in territorio di Barletta, in Puglia, subita dai romani ad opera di Annibale, la città diede a Roma tutto il suo oro per finanziare il nuovo sforzo bellico.
Paestum divenne famosa per la ceramica, per i vasi. Sorse infatti una scuola locale di ceramisti.
Fra i pittori pestani più famosi si ricordano Assteas e Python.
La città conobbe anche illuminati filosofi, letterati, poeti e politici che contribuirono alla realizzazione di una magnifica città.
L’antica Paestum, delimitata da imponenti mura che si estendono per una lunghezza di 4750m, conferendo alla città una forma grosso modo trapezoidale, era attraversata da due strade principali intersecantisi ad angolo retto e corrispondenti alle linee del cardo e del decumanus.
Il cardo congiungeva la Porta Aurea a nord con la Porta Giustizia a sud, ed il decumanus con Porta Sirena a est e Porta Marina a ovest.
La cinta muraria di Paestum rappresenta uno dei più grandiosi e meglio conservati delle città della Magna Grecia, mentre le 4 porte di accesso risalgono all’epoca romana.
Le strade minori erano parallele a quelle principali.
Lungo la cinta muraria, che doveva aggirarsi attorno ai 7m di altezza e circondato da un fossato oggi ricoperto dalla strada moderna, è possibile osservare i resti delle 28 torri di forma generalmente quadrangolare, circolare e di una pentagonale.
Nelle mura, inoltre, si aprivano piccoli stretti passaggi o varchi, detti postierle, usati come uscita di emergenza o per poter raggiungere più rapido nella campagna circostante.
Se ne contavano all’epoca circa 47 aperture o postierle.
In epoca medievale, Paestum si ridusse ad un piccolo villaggio intorno al Tempio di Cerere, più tardi trasformato in chiesa cristiana.
Nonostante i numerosi interventi di miglioramento urbano, Paestum conobbe un lento ed inarrestabile declino. Infatti, dopo la costruzione della via Popilia, i traffici si erano spostati all'interno e l'antica città venne tagliata fuori dai grandi traffici commerciali diventando sempre di più un centro minore della provincia.
Successivamente la zona, subendo l’effetto del bradisismo in basso, venne ad impaludarsi in presenza del fiume Salso, più conosciuto come Capodifiume, che scorreva presso le mura meridionali, insabbiandosi.
Ciò creò l’aria insalubre, e gli abitanti del villaggio, per sfuggire alla malaria e anche alle incursioni dei saraceni, si rifugiarono sulle colline vicine, che sono le ultime propaggini dei monti Alburni, fondandovi Capaccio Vecchio.
Grazie alla palude si sono preservate queste grandiose rovine dalle distruzioni ed espoliazioni dei secoli a venire.

La riscoperta di Paestum, dopo secoli di oblio, avvenne nel 1752 durante la costruzione della strada promossa dall’amministrazione borbonica, detta Via per le Calabrie, poi ex statale 18, e odierna Via Magna Grecia.
La costruzione della strada che attraversa ancora oggi la città antica, tagliata in due, provocò la quasi totale distruzione della settentrionale Porta Aurea, dell’anfiteatro romano all’altezza del museo, e di un tratto delle mura a sud.


MONUMENTI:
--Tempio Hera Argiva I (comunemente Basilica)
è l’edificio più antico e più grande dei 3 templi.
Fu costruito intorno al 550 ac, in stile dorico arcaico.
Venne chiamato erroneamente dai primi archeologi Basilica, poiché il termine nell’antichità significava costruzione civile e non religioso, per cui gli archeologi lo scambiavano per edificio non sacro.
Invece col successivo ritrovamento di un’altare e di statuine in terracotta, è in realtà un luogo sacro dedicato alla dea Hera Argiva per i greci, corrispondente alla dea Giunone per i romani, per entrambi i popoli, dea della fecondità e della maternità.
Alcuni capitelli del lato occidentale del tempio presentano anche una fascia decorata a palmette e fiori di loto.
All’interno vi era un ambiente chiamato adyton, sede del tesoro del tempio, quindi inaccessibile ai fedeli.
--Tempio Hera Argiva II (comunemente Nettuno)
sorge a fianco del tempio Hera Argiva I, su una lieve altura.
Esso venne denominato erroneamente dagli eruditi Tempio di Nettuno(per i romani) o di Poseidone(per i greci).
Entrambe le figure mitologiche rappresentano il dio del mare.
Invece anche questo tempio era dedicato ad Hera Argiva, per questo denominato anche tempio Hera Argiva II.
Entrambi i templi formano l’area detta Heraion.
Il tempio, risalente al 450sec ac., ha lo stile simile a quello del Partenone di Atene, cioè il dorico classico. Possiede 6colonne frontali e 14 laterali, ed è orientato su est-ovest.
Sulla base degli ex voto rinvenuti nell’area, l’attribuzione del culto presenta incertezze: si potrebbe anche ipotizzare, che il tempio fosse consacrato ad Apollo o a Zeus.
Tuttava, il tempio di Nettuno è considerato dagli studiosi l'esempio più perfetto dell'architettura dorica templare in Italia e anche in Grecia.
--Tempio di Atena (di Cerere)
sorge nel punto più alto della città, ed è dedicata ad Atena greca, corrispondente alla dea Minerva per i romani.
Per entrambi i popoli rappresenta la dea della saggezza e delle arti.
Il nominativo del luogo di culto, in un primo momento, è stato erroneamente preso dal nome di un’altra dea romana: Cerere, dea della nascita e delle coltivazioni o agricoltura. (Demetra per etruschi).
La struttura, che è il più piccolo dei tre templi, è costruita in due stili differenti: dorico arcaico e ionico e la sua edificazione risale al 500 ac.
All’interno del tempio vi era la cella che conteneva la statua della dea Atena.
Il tempio, che ha 6colonne frontali e 13 laterali, fu trasformato in epoca bizantina in chiesa cristiana, e nell’800 come stalla.
Ai lati dell’entrata vi erano due scale a chiocciola, nascoste, che conducevano al tetto, simili a quelle del tempio di Hera Argiva I, per le manutenzioni periodiche.
Tutti e 3 templi sono peripteri, cioè hanno colonne su tutti e 4 lati.
--Sacello ipogeico o cenotafio (che non contiene spoglie del defunto)
lungo la strada con grossi basoli, denominata plateia, vi è una costruzione parzialmente interrata, con tetto a spiovente, circondata da un recinto.
Fu edificato nell’agorà, cioè piazza principale per i greci, e dedicato a Poseidone, dio del mare, corrispondente al dio Nettuno per i romani. All’interno furono rinvenuti 5 spiedi di ferro, un anfora attica a figure nere e 2 anfore di bronzo, conservati nel museo di Paestum.
--Ekklesiasterion (Comitium romana nel Foro)
Costruito nel 470-460 ac, a pianta circolare con gradinate concentriche scavate nel banco roccioso, era destinato alle assemblee cittadine greche.
Si è calcolato che nelle riunioni delle assemblee popolari, dette in greco ekklesia, che vi avevano luogo sui sedili in pietra che rivestivano le gradinate potevano trovare posto fino a circa1700 cittadini.
In tali riunioni si procedeva alle votazioni di leggi e all’elezione dei magistrati.
Tale luogo, in epoca romana, fu utilizzato per sacrificare i vitelli per purificare il luogo secondo la tradizione romana religiosa. Invece nel medioevo fu utilizzato come cimitero.
--Anfiteatro romano
Del monumento è visibile solo la metà occidentale, poiché l’altra metà è stata coperta dalla strada, ex SS 18, l’attuale via Magna Grecia, realizzata nel 1752(1828) dal governo borbonico.
--Foro romano
uscendo dall’anfiteatro, si può imboccare a sx una stradina basolata che giunge nell’area del Foro, piazza principale per i romani, fulcro politico e commerciale.
Il Foro, realizzato al confine con l’Agorà greca, era circondato su tutti 4 lati dalle tabernae (botteghe), dal macellum (mercato coperto), dal comitium (luogo di riunioni per elezioni dei magistrati), dalla curia (sede del senato), e dalla basilica (destinata all’amministrazione della giustizia).
--Tempio della Pace o Tempio Italico
fu innalzato dai romani nel IIsec ac, addossato al Comitium.
Il tempio presenta 6 colonne con capitelli corinzi con foglie di acanto e teste femminili, sul lato principale verso il Foro, ed 8 sui lati lunghi.
All’interno vi era collocata la cella sacra che poteva esssere dedicata, secondo alcuni studiosi, alla triade capitolina (Giove dio dei fulmini e dei tuoni, Giunone dea del matrimonio e del parto, e la dea Minerva protettrice degli artigiani, secondo altri al dio Mensis, colui che presiedeva alla liberazione dei servi e simbolo della riconoscenza dei liberti verso i loro padroni.
--Natatio(piscina)
La particolare struttura, fatta coi pilastrini, era adibita a piscina per giochi acquatici.
Successivamente, sopra i pilastrini della piscina fu eretto il santuario dedicato alla dea della fecondità Fortuna Virilis, in onore della quale, tutte le donne rigorosamente sposate, effettuavano i riti propiziatori immergendosi nelle acque della piscina per ottenere un parto felice. Quando il culto andò in disuso, la piscina venne interatta ed usata come gymnasium ossia palestra.
Attualmente è riportato in luce il primitivo natatio.
--Thesaurus un piccolo tempio anch’esso dedicato ad Hera Argiva.
--La Via Sacra
è la strada più monumentale di Paestum, che va da nord a sud.
Di origine greca, era lunga 12km e collegava la città di Poseidonia al più antico tempio di Hera, ubicato quasi vicino alla foce del fiume Tanagro-Sele.
Sulle strade minori della via sono disposte le insulae, entro le quali si trovano diversi nuclei di abitazioni.
--Porta Sirena
è chiamata così perché la chiave di volta del suo arco è ornata da un bassorilievo, ora poco distinguibile, rappresentante un mostro marino della mitologia greca denominata Scilla, con due code di pesce, erroneamente interpretata come una sirena.
-nei pressi di Porta Giustizia vi sono resti di un ponte romano, sotto il quale passava il fiume Salso.
-tra il Tempio di Cerere e Porta Aurea sono riemersi manufatti appartenenti al periodo preistorico.


NECROPOLI PREISTORICA DEL GAUDO
Nel 1943, durante la II guerra mondiale, a circa 1.5km a nord dal sito archeologico di Paestum, in odierna Masseria Gaudo, fu casualmente scoperta dai militari americani, nel corso dell'operazione Avalanche per la realizzazione di una pista di atterraggi, una vasta necropoli preistorica di 2mila mq.
Si tratta di un primitivo insediamento umano, risalente all’epoca Eneolitico Medio, di circa 3mila anni fa.
A questo primitivo stanziamento è attribuita una delle tre culture dell’età eneolitica: la Cultura del Gaudo, la più progredita, sviluppata e diffusa per centinaia di anni in tutta la Campania, ma anche in altre zone del sud.
Tale Cultura eccellente, secondo alcuni, nacque qui come cultura autoctona o, secondo altri, di importazione greca.
Nel sito preistorico del Gaudo, ubicato a poca distanza dalla foce del Sele, sono state trovate 34 tombe con ricchi corredi funebri con vasellame, poche frecce con punta di rame e una gran copia di resti umani.
Le tombe erano di tipo a forno, scavate nella roccia con un pozzetto d'accesso ed una o due camere sepolcrali.
Inoltre sono stati rinvenuti numerosi altri reperti quali frammenti di vasi, brocche, bicchieri, ciotole, armi di selce e di rame, ora conservati al Museo di Paestum.
Si deve alla sensibilità culturale dei comandi militari americani la salvaguardia del sito e la loro segnalazione alle autorità competenti.
Museo di Paestum con reperti preistorici
http://www.archeosa.beniculturali.it/?center=archeonews&id_archeonews=27

Aree con manifatture di derivazione del Gaudo:
--AV
Avella, Cervinara, Montoro Inferiore, Mirabella Eclano, Taurasi, Gesualdo, Pratola Serra,
--BN
Faicchio, Civitella L., Sassinoro, Colle Sannita, Telese, Amorosi, Camposauro, Tufara di Montesarchio, Apice,
--CE
Caiazzo, Sessa Aurunca, Piedimonte Massicano, Calvi, Sparanise, Mondragone, Santa Maria Capua Vetere, Maddaloni, Aversa, Succivo, Gricignano, Orta di Atella, Caiazzo, Alvignano, Treglia, Ailano, Piedimonte M., Alife, San Potito S.,
--NA
Acerra, Licola, Cuma, Ischia, Napoli, Sorrento(grotta Nicolucci), Massa Lubrense(grotta delle Noglie), Piano di Sorrento, Capri(grotta delle Felci), Caivano
--SA
Pontecagnano, Buccino, Eboli, Sarno, Bracigliano, Salerno, Bellizzi, Battipaglia, Paestum(loc.Gaudo), Serramezzana, Contursi.

Facies o Cultura di Cairano-Oliveto nacque tra le località Cairano e Oliveto Citra nella Valle del Sele. Altre località con manifatture di derivazione Cairano-Oliveto erano Bisaccia, Carife, Calitri …….
Facies o Cultura di Capri a Capri. Altre località della stessa cultura sono le isole Eolie, soprattutto a Lipari.
Facies o Cultura di Diana a Punta Tresino, Campora, Stio
Facies o Cultura di Palma Campania “Età del Bronzo antico” epoca dell’eruzione delle Pomici di AV
Facies o Cultura di Piano Conte nei pressi di Pontecagnano
Facies o Cultura di Laterza di origine apulo-materana.
Facies o Cultura del Vallo di Diano dove sono stati scperti suppellettili di ossidiana risalenti a 6mila anni fa, i resti di un antico insediamento preistorico individuato nel 1983, i corredi della necropoli di età arcaica che hanno restituito ceramica di tradizione ionica, ceramica attica a figure nere e ceramica di produzione locale tipica del Vallo di Diano.


PIANA DEL SELE o Piana di Paestum
è una vasta pianura che si estende lungo il percorso del fiume Sele, delimitata a nord dagli estremi dei monti Picentini, a est dai rilievi collinari dei monti Calpazio, Sottano e Soprano, estreme propaggini del massiccio degli Alburni, e a sud dalle colline di Agropoli.
Inoltre, la pianura è solcata dal fiume Salso che nasce dalle sorgenti di Capodifiume che lambisce a sud della città di Capaccio, e dai fiumi Solofrone, oggi non piu’ esistente, e il Testene.
Ad ovest è bagnata dal mar Tirreno, nel golfo di Salerno.
Questo territorio era un tempo malarico e paludosa.
A partire dal 1882 e fino agli anni 50 è stata sottoposta a numerose opere di bonifica.
La costruzione della diga a Persano insieme alla realizzazione di numerosi canali d’irrigazione hanno fatto sì che il territorio diventasse fertile, favorendo lo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento.
I prodotti gastronomici della Piana del Sele sono molto rinomati, quali la mozzarella di bufala, insignita del marchio DOP, il carciofo di Paestum IGP, olio extra vergine d'oliva e i fichi.
Questi ed altri prodotti tipici cilentani quali ortaggi, frutta, latte, cereali, pesce etc, rientrano a far parte della cosidetta dieta mediterranea, che venne presa in considerazione dal nutrizionista americano Keys, dopo aver vissuto da soldato sbarcato a Paestum nel corso della II guerra mondiale.
Per i nutrizionisti, sociobiologi e medici, la dieta mediterranea è una sorta di medicina utilissima a prevenire disfunzioni, malattie, patologie, ma anche una guida ai piaceri della buona tavola.

MOZZARELLA di BUFALA
è un prodotto caseario tipico dell’Italia centro-meridionale, più tradizionalmente noto in Campania, nelle province di Caserta e di Salerno.
Viene prodotto nel basso Lazio tra province di Roma, Latina e Frosinone, in Campania tra provincia di Caserta nella Piana del Volturno, provincia di Napoli, di Benevento coi Comuni di Dugenta e Limatola, e di Salerno nella Piana del Sele.
Poi nel foggiano in Puglia e nel Molise in provincia di Isernia, nel solo comune di Venafro.
Da secoli il bufalo, il cui termine derivante dal latino bubalus bubalis, razza di bovino originario dell’India orientale, viene allevato per il suo latte, utilizzato per fare mozzarella, ricotta o yogurt.
In Italia questo erbivoro, dalla corporatura massiccia, di colore scuro e col pelo corto, esisteva sin dai tempi preistorici come testimonia il ritrovamento di antichi fossili di questo animale in un imprecisato luogo del meridione.
Secondo la tradizione, sarebbero stati i saraceni che, sbarcandosi alla foce del fiume Garigliano dove si insediarono in una fortezza, detta ribat, dalla quale partivano per saccheggiare numerose città e monasteri, trasportarono i bufali. Nell’XIsecolo i monaci avrebbero appreso l’importanza dei bufali, producendo i primi formaggi presso i numerosi monasteri o abbazie.
Le prime notizie storiche certe sulla lavorazione dei prodotti derivati dal latte di bufala risalgono al XII secolo come attestano i preziosi documenti di epoca longobarda, conservati presso l’archivio episcopale di Capua.
Fino al 1570 la mozzarella veniva chiamata mozza, cioè mozzare, staccare la cagliata o pasta filata in singoli pezzi dalla forma tipica tondeggiante.
Da dopo tale data fu chiamata mozzarella da uno dei cuochi della corte papale Vincenzo Scappi.
Nel periodo medievale l’animale veniva impiegato anche per i duri lavori nei campi, erano gli unici in grado di poter trasportare i pesanti pezzi di artiglieria dell'epoca in territori fangosi, che sono sempre stati luoghi ideali per questi animali perfettamente adattati in zone paludose. In passato sono stati utili anche per la pulizia dei piccoli canali fluviali immergendoli.
A partire dal XVsecolo risalgono le prime bufalare, caratteristiche costruzioni in muratura, dalla forma circolare con un camino centrale (per esempio quella di Gromola nella Piana del Sele), dove si lavorava il latte di bufala per ricavarne provole, caciocavalli, burro, ricotta e mozzarelle.
Durante la dominazione spagnola venivano organizzate delle battute di caccia al bufalo.
Il primo caseificio sperimentale sembra che fu allestito nel sito borbonico di Carditello, mentre dalla seconda metà del Settecento le mozzarelle cominciarono a diventare un prodotto di largo consumo.
Diversi scrittori e poeti furono ispirati da questo simpatico animale.
Alcuni dipinti di affermati artisti anche stranieri, che ritraggono questi animali sono esposti nel museo del Grand Tour di Capaccio paese.
Con la pelle del bufalo si ricava cuio di buona qualità.
pregi nutrizionali: La mozzarella di bufala, specie quella campana, per le sue pregiate qualità organolettiche quali il basso contenuto di grassi, fonte di proteine, basso contenuto di lattosio, facile digeribilità, basso tenore di colesterolo etc, che ne fanno un alimento adatto a tutti e soprattutto a bambini, anziani e sportivi, ha ottenuto nel 1996 la denominazione di origine protetta DOP, ossia il prestigioso marchio europeo con cui vengono istituzionalmente riconosciute le determinate caratteristiche organolettiche.
Le mozzarelle di bufala campana col marchio DOP vengono prodotti nell’area Pontina, Piana del Volturno, Aversana, Piana del Sele e sono apprezzati in tutto il mondo
Anche la carne di bufalo, molto tenera, ha qualità nutrizionali di gran lunga superiori ad altri tipi di carne.
Leggenda della mozzarella di bufala
Secondo la tradizione, nell’881 i saraceni sbarcarono alla foce del Garigliano(confine tra Campania e Lazio) e costruirono una vera e proria cittadella fortificata, il cosiddetto Ribat, dal quale partivano per le scorribande nell’entroterra saccheggiando città e monasteri.
Essi avrebbero portato con sé dalla Sicilia esemplari di bufali.
Dopo la sconfitta della Battaglia del Garigliano subita dai saraceni, i longobardi avrebbero ricevuto come bottino di guerra i neri bovini che fino ad allora non conoscevano e i monaci benedettini, ospitati presso la principessa longobarda Aloara, perché esuli dalle distruzioni dei loro monasteri ad opera dei saraceni, presso i quali erano schiavi, avrebbero tramandato la lavorazione della mozzarella di bufala appresa dai saraceni.
--Lungo la costa campana, la seconda e ultima fortezza saracena vi si trovava ad Agropoli.




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