Vallone Scorzella, laghetto Verteglia e Tomba di Diego Cavaniglia

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Vallone Scorzella, laghetto Verteglia e Tomba di Diego Cavaniglia

Messaggio  Admin il Lun Set 03, 2012 12:05 am

"Vallone Scorzella, laghetto Verteglia e Tomba di Diego Cavaniglia", Settembre 2012
http://www.flickr.com/photos/85763518@N03/sets/72157631373579266/
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TOMBA DIEGO I CAVANIGLIA(CABANILLAS)
Il sarcofago dell’illustre conte Diego I Cavaniglia, è considerato un monumento funebre di maggior interesse artistico dell’intero complesso dello storico convento di San Francesco a Folloni di Montella(dichiarato monumento nazionale).

Diego I Cavaniglia scese dalla Spagna al tempo della conquista del Regno di Napoli da parte del re Alfonso I d’Aragona.
Suo cognome originario era Cabanillas.
All’età di 24 anni, fu il capostipite dell’illustre famiglia nobiliare di Montella, Cassano Irpino e Bagnoli Irpino.
Sotto la sua dinastia le tre borgate godettero un periodo di maggior splendore e difatti disponeva le dimore sia nel castello di Bagnoli Irpino, sia nel palazzo baronale di Cassano Irpino e sia nel castello di Montella(detto anche castello del Monte).
Fu feudatario dal 1445 fino al 1481, anno in cui fu ferito a morte nella campagna di liberazione di Otranto che era in mano ai turchi del feroce pascià Achmet, detto geduk(cioè lo sdentato).
Il suo corpo venne trasferito a Montella e sepolto, per volere della moglie Margherita Orsini, in uno splendido mausoleo di stile rinascimentale collocato, inizialmente, sul fianco dell’altare maggiore della vecchia chiesa.

L’opera monumentale, attribuita all’artista Jacopo della Pila, è è sorretto da tre cariatidi, che raffigurano la Prudenza con il serpente, la Giustizia con la spada e il globo, e la Temperanza con le acque.
Sul coperchio del sarcofago è riprodotta la figura del conte sdraiato con abito da cavaliere, che personifica la quarta virtù cardinale, la Fortezza.

Secondo lo storico di quel tempo, il napoletano Gino Doria, Diego I Cavaniglia venne descritto come il più bello e leggiadro cavaliere a quei tempi, riscuotendo molto successo tra le dame di corte, in particolare, il legame stretto che ebbe con Eleonora, la sorella del futuro re Alfonso I d’Aragona.
Il futuro re, per invidia e pettegolezze, lo fece allontanare facendolo sposare con Margherita degli Orsini di Gravina.

Dopo 500 anni dalla sepoltura, nel 1980 in occasione dei lavori di restauro del complesso conventuale a seguito del terremoto, era stata ritrovata, sotto il livello del pavimento vicino al monumento funebre, una cassetta di legno con dei resti ossei.
Per accertare l’appartenenza delle spoglie bisognava attendere il 2004 che decisero di effetuare il delicato lavoro di ricerca presso l’istituto di anatomopatologia dell’Università di Pisa, dove ricomposero lo scheletro.
Così ci fù la conferma che le ossa, ritrovate in uno stato di conservazione ottimale, appartenevano a Diego I Cavaniglia, che poteva avere circa 30 anni e alto 175cm, con addosso i resti dei vestiti tipici della fine del 400, come il farsetto e la giornèa, entrambi in damasco di seta, la cui classica decorazione, denominata a pigna fiorita, è accostabile a quelle riscontrate sui medesimi capi rinvenuti sulle mummie dei reali d’Aragona tumulate a Napoli, nella sacrestia di S. Domenico Maggiore.
Le ossa vennero rinchiuse nell’urna e la sua tomba, finemente scolpita, venne spostata nell’attuale sacrestia della chiesa di San Francesco a Folloni.

La tomba marmorea di Diego Cavaniglia è definito oggi monumento degli innamorati, vi giungono coppie di fidanzati nel giorno di San Valentino.
http://it.wikipedia.org/wiki/File:Monumento_sepolcrale_Dieg_I_Cavaniglia.jpg



STANZA DEL PRINCIPE UMBERTO DI SAVOIA
Nella soprastante sacrestia, mediante una antica scala in pietra, vi conduce nella minuscola ma suggestiva sala con mobili e foto d’epoca dove, negli anni 1934-36, durante le manovre di addestramento militari sui pianori di Verteglia, del monte Terminio, vi fu ospite per oltre un mese il principe di Piemonte Umberto di Savoia, ereditario e ultimo re d’Italia.
Costui dette vistose somme per il restauro del convento e dotò la chiesa di preziosi parati, di artistici candelieri e donò una statua marmorea di San Francesco che ne orna la facciata.

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