Civita di Ogliara, Altopiano di Campolaspierto e Vetta del M.Terminio

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Civita di Ogliara, Altopiano di Campolaspierto e Vetta del M.Terminio

Messaggio  Admin il Sab Giu 16, 2012 9:49 pm

Civita di Ogliara, Altopiano di Campolaspierto e Vetta del M.Terminio, Giugno 2012
http://www.flickr.com/photos/80169267@N03/sets/72157630148862490/
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SERINO
+7mila serinesi
Sorge nella valle del Sabato a quota 409m, alle falde del Terminio, a 12 km di distanza dal capoluogo irpino.
Il termine Serino, secondo uno storico locale, deriverebbe da sarino che vuol dire chiaro.
L’appellativo sarino veniva dato alle sorgenti di acqua purissima che facevano singolare contrasto con il corso limaccioso o fangoso del fiume Sabato.
In epoca medievale, fino all’abolizione della feudalità del 1806, Serino ebbe tra i feudatari i Balvano, Saraceno, de Tivilla, della Marra, fino ai Caracciolo, principi di Avellino.
In una delle frazioni di Serino, Canale, nacque nel 1657 un famoso pittore e architetto, Francesco Solimena.
Il territorio di Serino, con i suoi 52kmq, è tra i più estesi della provincia di Avellino, con notevole importanza naturalistica ed ambientale,e comprende 22 frazioni: San Giuseppe, San Biagio, Strada, Grimaldi, San Sossio, Troiani, Guanni, Casancino, Ribottoli, San Gaetano, Fontanelle, Sala, Doganavecchia, Raiano, San Giacomo, Ponte, Ferrari, Cretazzo, Pescarole, Canale, Toppole e Ogliara.
Serino fa parte della comunità montana Serinese-Solofrana.

FRANCESCO SOLIMENA,
nativo di loc.Canale di Serino, classe 1657,
noto come abate Ciccio, pittore e architetto
E’ considerato tra i più grandi artisti della cultura tardo-barocca in Italia.
Le sue opere pittoriche sono presenti nella cattedrale di Nocera, in una chiesa a Solofra, in una chiesa di Salerno, nelle chiese di Napoli quali S.Paolo Maggiore, Gesù Nuovo, dei Gerolamini e S.Anna dei Lombardi, in due chiese di Aversa e in 5 chiese di Barra.
Altri dipinti sono esposti nei musei di Napoli quali museo civico di Castel Nuovo, museo nazionale di Capodimonte, museo di San Martino(autoritratto).
Inoltre sono visitabili anche nella reggia di Caserta, nel museo nazionale d’Abruzzo, nel museo civico di Teramo e nei musei esteri di Vienna e di Londra, infatti aveva lavorato anche per le maggiori corti europee senza mai spostarsi da Barra, dove visse gran parte della sua vita.
Francesco Solimena ebbe come suoi allievi Ferdinando Sanfelice, Paolo Gamba e Domenico Antonio Vaccaro. L’artista morì nella sua villa di Barra, non più esisitente, in aprile del 1747, e le sue spoglie riposano nella chiesa San Domenico a Barra(lapide).
Francesco Solimena, nativo di Canale di Serino
http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Solimena
Francesco Solimena, opere pittoriche (in fondo)
http://www.napoli.com/viewarticolo.php?articolo=19281

Altro nativo di Serino è l’illustre
BIAGIO AGNES
Esordì come giornalista nel Corriere dell’Irpinia, entrò nella Rai nel 1958, dove venne poi nominato direttore generale nel 1982.
Fu lui che creò il telegiornale delle 13.30 su Rai1 con i giornalisti in video, lui che fece sorgere, sempre a Roma, il Saxa Rubra, allora il centro televisivo più moderno d’Europa, e nel 1979 curò la sperimentazione e i programmi iniziali della terza rete(Rai3).
Nel 1990, coprì anche la carica di presidente della Stet(società torinese per l’esercizio telefonico) confluita poi nel 1997 nella Telecom, che prenderà il nome attuale di Telecom Italia spa, mentre dal 2006, direttore della scuola di giornalismo dell’università di Salerno.
http://it.wikipedia.org/wiki/Biagio_Agnes Biagio Agnes, giornalista e direttore Rai, nativo di Serino


CIVITA DI OGLIARA (MITICA SABATHIA)
Il parco archeologico della civita di Ogliara sorge a 615m di altezza, nella catena montuosa dei Picentini, nell’alta valle del fiume Sabato, tra il vallone dell’Olmo e il vallone dei Cuponi.
L’alta valle del Sabato è collocata nell’area naturalistica Serinese-Solofrana che a sua volta costituisce una delle 5 aree che compongono l’Irpinia:
il Partenio, l’Ufita, Alta Irpinia, Vallo di Lauro-Baianese e appunto Serinese-Solofrana.
Quest’ultima area comprende i 7 principali comuni: Serino, S.Michele di Serino, S.Lucia di Serino, Santo Stefano del Sole, Cesinali, Aiello del Sabato fino ad Atripalda.
Si ritiene che la civita fosse fondata dai sanniti ed in epoca longobarda venne trasformata in una imponente fortezza contro i bizantini, costruita con ciottoli del fiume sottostante e blocchi di reimpiego di antichi edifici romani, avente spesse e alte mura, dalla lunghezza di 2km, che seguono l’andamento orografico lungo i fianchi scoscesi del colle.
Poi tra il IX e il X sec il fortilizio, dopo la spartizione dello stesso principato longobardo di Benevento in due poteri, a seguito di una congiura ordita da Radelchi contro Sicardo, fratello di Siconolfo, fungeva da confine tra il principato di Benevento per mano del principe longobardo Radelchi e quello di Salerno per mano del principe longobardo Siconolfo, con le due rispettive porte di accesso denominate appunto porta Salerno situata a sud-est e porta Benevento a nord-ovest. Durante gli scavi nell’estate del 1980, sono state scoperte le fondamenta di una chiesa e tracce di una necropoli mentre della città stessa ne rimane un mistero della sua scomparsa.
Alla civita di Ogliara sarebbe legata la mitica città di Sabathia che è solo frutto di tradizione mitica locale.
La zona che circonda la civita è composta sin dall’antichità dalla presenza di numerosi boschi composti da alberi di cerro,acero,faggio,roverella,ontano,abete,leccio, agrifoglio,quercia e castagno, e vanta numerose sorgenti, famose per portata e proprietà oligominerali, sin dall’epoca romana.
Civita di Ogliara, clicchi su galleria immagini
http://www.irpinia.info/sito/towns/serino/ogliara/ogliara.htm



MONTE TERMINIO,
con i suoi 1786m di altezza, è la 2’ vetta più alta della catena appenninica dei Monti Picentini, dopo il m.Cervialto1809m e prima del m.Raimagra1667m.
Il m.Terminio ricade nei territori comunali di Montella, Volturara Irpina e Serino.
Su quote alte vi sono boschi di castagno da frutto di qualità, denominato “Palommina rossa” di Volturara.
In inverno le acque che scendono dal Terminio vanno a valle nella Piana del Dragone, in territorio di Volturara Irpina, dove vi è la cosidetta Bocca del Dragone, formando un laghetto.
La Bocca del Dragone in realtà è un inghiottitoio, le cui acque convogliate vanno verso le sorgenti di Serino e di Cassano Irpino, che formano il bacino idrogeologico più grande del Mezzogiorno, fornendo acqua a diversi milioni di cittadini del Sud Italia.


PIANA DI CAMPOLASPIERTO
è un pianoro situato a quota 1290mca, rientrante nel territorio comunale di Volturara Irpina, raggiungibile dalla strada statale 574 che collega Serino Montella e Volturara Irpina.
In questa piana esistono due maneggi, un’area pic-nic e un ristorante.
Poco prima di giungere la piana di Campolaspierto a sinistra vi è stradina che conduce ale cosidette Ripe della Falconara, riferite alle rocce calcaree sporgenti.
--albero monumentale di Campolaspierto
coi 25m di altezza e 6,2 di diametro, è uno dei pochi alberi monumentali d'Italia, un patrimonio vegetale da tutelare e da valorizzare. Questo particolare faggio ultrasecolare è composto da 10-12faggi. Lo si trova alle spalle del ristorante Bucaneve.
--Presso un’ atro pianoro adiacente al Campolaspierto vi era la sorgente denominata Acqua del Cerchio.
--Suggestiva è la veduta che si ammira dalla vetta del monte Terminio, che si sale da Campolaspierto mdiante un sentiero CAI.
Da tale vetta si gode il panorama fino alle coste del salernitano e il Vesuvio.
--Poco prima della vetta del m.Terminio vi è il rifugio denominato degli Uccelli.
--nei pressi del ristorante “La Bussola”, vicino al laghetto del Piano d’Ischia, dopo 1.5km di sentiero costeggiando un fiumiciattolo, si giunge all’ inghiottitoio-grotta di Candraloni, dove l'acqua entra al suo interno e sbuca verso Montella al Varo dell'Orso della Scorzella.


PARCO REGIONALE DEI MONTI PICENTINI
è la catena montuosa più ricca di verde tra quelle della Campania ed è tra le più vaste dell’Italia meridionale, oltre il più ricco serbatoio di acqua potabile del Sud.

L’origine del nome di Picentini, comparso per la prima volta in una carta geografica del XVIsec e conservata nei musei vaticani, deriva dal nome delle popolazioni adriatiche di piceni o picenti, sfuggite dalla distruzione dell’antica città di Picentia ad opera dei romani che prima li avevano deportati fondando la città nel 278ac, poi li sconfissero perché si schierarono più volte contro Roma.

E’ così che i piceni fondarono i primi nuclei dei Casali di Giffoni e Montecorvino, ubicate alle falde di questi monti nella parte meridionale.
L’antica città di Picentia si trova oggi, in stato di ruderi, nel territorio comunale dell’odierna Pontecagnano.

Il parco, dall’estensione di circa 63mila ettari, comprende 33 comuni, tra provinicia di Salerno con 7 comuni e provincia di Avellino con 26 comuni.

La catena montuosa è delimitata a Nord dal fiume Ofanto e dalla direttrice Lioni-Nusco-Castelvetere sul Calore-Chiusano San Domenico; ad Ovest dalla Valle del Sabato fino a Serino, dal torrente Solofrana e dalla Valle dell’Irno; a Sud dal fiume Picentino e ad Est dalla Valle del Sele.

Le vette più elevate sono quelle del monte Cervialto 1.809m nella parte orientale, e del monte Terminio 1.806m, nella parte occidentale.
I Monti Picentini suono suddivisi in 4 principali gruppi tettonici procedendo da Ovest a Est: monti Accèllica-Licinici-Mai 1616m, monti Polveracchio-Raione 1790m, m.Cervialto, e m.Terminio-Tuoro.

Dal gruppo montuoso dei Picentini nascono i corsi d’acqua del Sele, Tenza affluente del Sele, Tusciano e Picentino, diretti verso il mar Tirreno. Le acque del fiume Calore Irpino e del Sabato vanno a confluire nel Volturno, e l'Ofanto invece sfocia nel mar Adriatico.

Mentre le sorgenti potabili sono quelle del Serino emergenti nella media Valle del Sabato, quelle di Cassano Irpino che scaturiscono nella meda Valle del Calore Irpino, quelle del Sele a Caposele, e ancora, quelle di Quaglietta, dell’Ausino, di Sorbo Serpico, di Baiardo in agro di Montemarano etc.

Inoltre, i Picentini, che sono ricoperte da coltri di materiale di origine vulcanica:piroclasti, pomici, lapilli, scorie e tufi, presentano diverse piane e altipiani quali Piana del Dragone 690m, Altopiano Laceno 1053m, Piano di Verteglia 1180m, Piano di Campolaspierto 1290m, Piano del Gaudo 1050m, Piana di Ischia 1215m, Piana delle Acquavenere 1088m Piano Migliato 1262m etc.

In tempi medievali, la dorsale principale dei monti Picentini faceva da confine tra i Ducati longobardi di Benevento e Salerno, come si notano ancora oggi le antiche mura di cinta della cosidetta Civita di Ogliara, sorte sui resti della leggendaria città di Sabathia.
Numerosi sono ancora presenti i ruderi di fortini longobardi sulle cime strategiche per il controllo dei valichi e dei borghi quali il castello di Terravecchia a Giffoni Valle Piana, castello di Nebulano a Montecorvino Rovella, Toppa del Castello ad Acerno, la Rotonda a Montella e castello di Olevano sul Tusciano.

In particolare sul Valico delle Croci di Acerno (830m), si sono svolti numerosi scontri in diverse epoche storiche fino alla II guerra mondiale, quando i tedeschi, prima di arretrarsi, riutilizzavano gli antichi fortini longobardi.

Nel 1884 fu pubblicato un libro, intitolato “Appennino Meridionale”, con delle escursioni intraprese dal celebre meridionalista Giustino Fortunato, uno scrittore, politico e storico, natìo di Rionero in Vulture.
Salì tutte le cime dei Picentini, descrivendone con termini poetici di irripetibile bellezza.
Ma la nascita di una vera e propria rete sentieristica nei monti Picentini risale al 1986 quado la Pro Loco di Acerno intraprese una sistematica rete sentieristica di questo parco regionale, descritta in un libro “L’Alta Via dei Monti Picentini”.

Numerose sono presenti le grotte: di San Michele e Nardantuono, Caliendo, del Caprone, S.Pantaleone, dei Travertini di Olevano, S.Salvatore, dei Briganti, Profunnata, della Lucinella, degli Angeli, Rondinaia, S.Michele di Campagna, del Diavolo, Strazzatrippa, del Sambuco, dello Scalandrone, San Lorenzo, Francesco Raso, Santa Nesta.
Numerosi anche i Valloni: Pagliarello, dell’Infrattata, Pinzarrino, Scorzella, Matrunolo, del faggeto, Tortaricolo etc

FAUNA IRPINA
Nel parco regionale vi sono, seppur in ridottissima presenza, il cinghiale, il, capriolo, la volpe, la donnola, la faina, la puzzola, il tasso, la lepre, la martora, il riccio, il gatto selvatico, il ghiro, lo scoiattolo, la talpa e la rarissima lontra. In tempi addietro era abitato anche da altri animali, di taglie grosse,caratteristici della montagna appeninica quali, il cervo, il daino e il lupo. Uccelli come l'allocco, la coturnice, l'aquila reale, la poiana, il falco pellegrino, l’astore e il picchio nero.
Tra i rettili, che amano soprattutto le radune rocciose dove possono esporsi ai raggi del sole, vi sono la lucertola muraiola, il ramarro, l'orbettina, il colubro, il cervone e lungo i corsi d'acqua la biscia. Sempre vicino ai corsi d’acqua o ai laghetti vi sono gli anfibi coma la salamandra pezzata e la salamandrina dagli occhiali.

FLORA IRPINA
Il parco ha numerosi alberi il faggio ad alto fusto( una delle specie italiane piu’ pregiate), l'ontano napoletano, il frassino, il cerro , l’acero, il carpine, l'elce, il pino silvestro, l’abete, il castagno e le diverse specie di querce. Numerose anche le specie di fiori: i ranuncoli, i tarassachi, le margherite, le primule, le violette, le camomille, i ciclamini, alcune orchidee selvatiche etc.e le erbe officinali come la cicuta minore, il verbasco, la bardana, la valeriana e cosi via.
Altro luogo caratteristico e’ la cosidetta fiumara di Tannera, e’ tra gli itinerari naturalistici più belli, il cui corso d'acqua forma cascate e laghetti suggestivi in un ambiente incontaminato. Il parco regionale dei monti Picentini comprende 2 oasi del wwf, monte Polveracchio(Campagna) e Valle della Caccia(Senerchia).

GASTRONOMIA IRPINA
Dal punto di vista gastronomico rientra all’interno dell’area protetta del parco o immediate vicinanze, i tanti prodotti di assoluto pregio. La castagna di Montella(igp), il tartufo di Bagnoli Irpino, la nocciola di Giffoni(igp), prodotti caseari di marchio (dop) quali il caciocavallo sul lato avellinese e la mozzarella di bufala nel versante salernitano. Inoltre la mela annurca igp, la pera di qualita’ denominata spadona e i rinomati vini, il Fiano di Avellino(doc) e il Taurasi(docg, unico di tutto il centro-meridione).E non da meno si segnala anche la produzione di pregiati olii extravergini delle varieta’ denominate ogliarola, ravece, carpellese e nostrale, tutte dalle qualita’ eccellenti e col marchio dop, prodotte tra versante avellinese e salernitano.







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