Terme di Suio e Ponte Real Ferdinando, per Valle del Garigliano

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Terme di Suio e Ponte Real Ferdinando, per Valle del Garigliano

Messaggio  Admin il Mar Giu 12, 2012 12:33 am

"Terme di Suio e Ponte Real Ferdinando, per Valle del Garigliano", Giugno 2012

PERCORSO:
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GALL.FOTO:
http://www.flickr.com/photos/80169267@N03/sets/72157630044431669/



TERME DI SUIO
sono situate lungo le rive del fiume Garigliano, nel territorio comunale di Castelforte, in provinicia di Latina.

L’area fa parte della comunita’ montana dei monti Aurunci, ed è un bacino idrotermale importante per la sua efficacia terapeutica, apprezzata a livello scientifico.

La ricchezza di questo luogo sono le numerose sorgenti termali, di composizione e temperatura diversa, trai 15° e i 64°, che sorgono per diversi chilometri, lungo la sponda nord del Garigliano.
Se ne sono annoverate oltre 30 le sorgenti, collocando queste terme tra le più importanti d’Italia.
La varieta’ delle acque termali si possono raggruppare in quattro gruppi: alcaline, ferruginose, saline e solforose.
Le acque termali si prestano per usi terapeutici come la fangoterapia, balneoterapia, massoterapia, idromassaggio, cure inalatorie, insufflazioni tubo-timpaniche, doccia gengivale, irrigazione vaginale e doccia rettale.
Questa zona è anche ricca di fanghi che vengono impiegati per tutte le malattie reumatiche ed articolari.

Le acque dell’area di Suio Terme furono apprezzate dagli antichi romani che le chiamavano acque Vescinae, esaltate da Plinio e Lucano, e le utilizzavano costruendo piscine.
Anche il filosofo Plotino vi soggiornò, per curarsi gli acciacchi riportandone benefici effetti.
Per la prodigiosita’delle sue acque, e per la bellezza e amenita’ del luogo, vi edificarono, voluto dall’Imperatore Gallieno, un quartiere termale denominandolo Vescinarum, di cui rimangono sporadici ruderi, rinvenuti alcuni gruppi scultorei, una sedia balnearia in pòrfido, i resti della vasca di Nerone ed epigrafi.

Lungo le rive del fiume, oltre alle piscine Arcobaleno, vi sono anche piscine Luval, mentre stabilimenti termali con cure terapeutiche sono terme S. Egidio, Santamaria, Alba, Faramondi, Tomassi, Ciorra, Caracciolo Forte, Vescine e Nuova Suio.
Tutta quest’area termale viene denominata Suio Bagni o Suio Terme, ed e’ una delle 4 frazioni del comune di Castelforte. Altre frazioni sono Suio Alto, Suio Forma e Suio Valle.

Il primo stabilimento termale di Suio Terme è Tomassi, costruito nel 1855, sui resti delle antiche terme romane, l’ultimo edificio termale invece sono le piscine Arcobaleno, costruite nel 1984.
Grazie a Suio Terme, il comune di Castelforte fa parte dell' Associazione nazionale comuni termali (ANCOT).

Vi e’ anche uno stabilimento di imbottigliamento di acque minerali Suio.



VIA APPIA ANTICA
è la più importante arteria di tutte le strade romane, definita dagli stessi romani la regina viarum, la regina delle vie.
Lunga 540 km, collegava Roma al porto di Brindisi, per poi salpare verso la Grecia e oltre per le conquiste.

La via Appia antica fu costruita a partire dal 312 ac per volere del censore o console Appio Claudio Cieco.

Partiva dalla città di Roma, Porta Capena (o secondo altri Porta San Sebastiano), vicino alle Terme di Caracalla.

Puntava dritto verso Anxur (Terracina), passando per Aricia (Ariccia), deviava verso Fundi (Fondi), quindi attraversava le impervie gole di Itri e scendeva verso Formiae (Formia) e Minturnae (Minturno) dove termina l’attuale Lazio delimitato dal fiume Garigliano.

Superato il Garigliano, in Campania, a 14km a sud dall’odierno Ponte Borbonico sul fiume, cioè all’altezza di Sinuessa, dove biforcava verso sud l’antica via Domiziana diretta fino a Pozzuoli, l’Appia antica deviava verso est per il porto fluviale di Casilinum (l'odierna Capua) sul Volturno; poco più avanti raggiungeva l'odierna Santa Maria Capua Vetere (antica Capua) dove terminava in un primo momento la costruzione della via romana.

Da Capua antica venne prolungata in un secondo momento fino a Taranto passando quasi davanti all’attuale reggia di Caserta, per Calatia (Maddaloni), Vicus Novanensis (S.Maria a Vico), Arpaia, Caudium(Montesarchio), Beneventum, Aeclanum (Mirabella Eclano), Aquilonia poi, uscendo fuori odierna Campania: Venusia, Silvium (Gravina di Puglia) e Tarantum.

Fu completata, nella terza fase, l’Appia da Taranto fino a Brundisium (Brindisi) passando per Uria (Oria) dove terminarono i lavori nel 190 ac fino al suo porto.

Per transitare tutta la Roma-Brindisi, col carro ci si impiegavano 5 giorni, mentre a piedi due settimane.
Il tracciato dell’Appia antica, cosiccome per l’Appia nuova, prende per brevi tratti molte denominazioni locali diverse e anche numerazioni sia provinciali che quelli comunali.
Alcuni tratti della Via Appia, sono visibili presso il sito archeologico di Sinuessa e nel territorio comunale di Mondragone: in loc.Incaldana e in loc.Starza, presso il cimitero.

SS7 VIA APPIA NUOVA
Venne realizzata a partire dal 1784, epoca borbonica.
Viene denominata così per distinguere dall’antica Via Appia, e segue grosso modo parallela ad essa.
Anche l’Appia nuova, come l’Appia antica, collega Roma a Brindisi.
In Campania la via Appia nuova inizia dall’odierno Ponte Borbonico del fiume Garigliano, nell’alto Casertano, e finisce a Sant’Andrea di Conza, in alta Irpinia, ed è lunga 235,800 km.
http://it.wikipedia.org/wiki/File:SS_7_percorso.png S.S.7 Via Appia nuova



ANTICA MINTURNAE
I resti dell’antica citta’ di Minturnae sorgono a Marina di Minturno, non molto distante dalla foce del fiume Garigliano, una delle 5 frazioni di Minturno.

Il suo nome risalirebbe a Minothauros, figura della mitologia greca, dio dell’isola di Creta, e quindi potrebbe essere riferito alla dominazione dei greci.
Di sicuro la città fù fondata dagli aurunci, e assieme alle altre antiche città di Vescia(area Suio) Sinuessa(Mondragone), Suessa(Sessa Aurunca) e Ausona(Ausonia), formò la cosidetta Pentapoli Aurunca.

Nel 314 a.C. la città di Minturnae, assieme alle altre città della Pentapoli, fù distrutta dai romani perché si allearono coi sanniti per schierarsi contro Roma.
Nel 312, la città risorse per mano dei romani in seguito alla costruzione della via Appia (regina viarum) sfruttandola come decumano massimo e divenne una colonia. Minturnae fù una città-porto fluviale che assumeva il controllo dell’antico fiume Liris, detto oggi Garigliano, all’epoca navigabile.

La città raggiunse il suo apice nel I sec dc e si distinse per la famosa lavorazione dell’argilla di buona qualità, con la quale si producevano mattoni, tegole e pavimentazioni in cotto, cosidetti quadrelli, smaltati e dipinti con motivi geometrici o floreali.
I quadrelli vengono detti in diversi modi: riggiole, maioliche, formelle o piastrelle.
Forse ancora oggi i maiolicari o i riggiolari eseguono lavorazioni artigianali titpici di una tradizione millenaria.

All’antica città è legato il nome di uno dei più grandi filosofi dell'antichità, Plotino, che vi dimorò e morì nel 270 a.c.

In epoca longobarda la città venne devastata e gli abitanti abbandonarono l’antica città rifugiandosi nelle vicine alture fondando la città di Traetto(attuale Minturno paese).
Il nome medievale Traetto deriva da passaggio, traghetto, in riferimento all’utilizzo della scafa, una tipica imbarcazione che salpava da una sponda all’altra del Garigliano.

In epoca medievale l’antica città romana vide depredare dei propri marmi e colonne per nuove costruzioni a Traetto, arricchito dal castello baronale e difeso dalle mura munite di 4 porte di accesso.
Anche il Duomo di Gaeta fu arredato con diversi marmi dell’antica città.
Nel 1820 un comandante dell’esercito borbonico privò l’area archeologica impossessandosi di circa 158 preziose sculture.

Dell’antica città sono visibili i ruderi del foro, centro della vita amministrativa, politica, sociale e religiosa (o basilica).
Una sorta di piazza principale o luogo di ritrovo, dove sorgevano i templi, il capitolium (triade capitolina: dei Giove, Giunone e Minerva), le mura, la via Appia antica in blocchi di lava basaltica, il teatro che poteva ospitare ca 4600mila spettatori, che ancora oggi, ogni estate, l’antica struttura ospita gli spettacoli.
Il macellum(mercato di derrate alimentari) con le botteghe dette taberne, nelle campagne vicine gli archi di un acquedotto, un complesso termale composto da calidarium, tepidarium e frigidarium, l’anfiteatro ancora buona parte interrato, e il bidental che era un luogo in cui qualcuno o qualcosa era stato ucciso o colpito da un lampo o fulmine che, secondo i romani, poteva portare presagi di eventi negativi.
La vittima o l’oggetto non veniva rimossa ma sepolta sul posto.
Il luogo, considerato sacro, veniva recintato con un piccolo muretto circolare e veniva eretto un’altare con la scritta fulgur(fulmine).
Violare il recinto era un atto di sacrilegio e il profanatore veniva punito dagli dei.

Nel 1931 vennero effettuati dagli archeologi italiani, americani e croati i primi scavi, per riportare all’antico splendore la città romana di cui oggi si vede.
Negli spazi sottostanti alla càvea, detto anche ambulacro, del teatro si trova un antiquarium che accoglie statue, sculture, ex voto, epigrafi e monete rinveute in zona.
Altri reperti sono custoditi presso i musei archeologici di Napoli, di Zagabria(Croazia) e Philadelphia(USA).

Verso la foce del Garigliano sono state rinvenute le rovine di un antico luogo sacro, il Tempio della ninfa Marica, dea delle acque.
Secondo alcuni studiosi il tratto della via Appia che attraversava Minturnae venne percorso dall’apostolo San Paolo per giungere a Roma per diffondere la cristianità, dopo essere sbarcato a Pozzuoli o secondo alcuni approdato sulla spiaggia di Crapolla nella penisola sorrentina.

Minturno ha, oltre la frazione di Marina di Minturno, anche Tufo, Tremensuoli, Pulcherini e Scauri.
http://www.romanoimpero.com/2010/07/minturnae-lazio.html



PONTE REAL FERDINANDO
il ponte pensile situato sul fiume Garigliano, fù il primo ponte sospeso, con tiraggi a catene di ferro, realizzato in Italia e secondo in Europa, dopo l’Inghilterra.

Venne ideato e proposto da Carminantonio Lippi, un mineralogista, geologo, vulcanologo e scienziato di Casalvelino.

La sua ipotesi, molto avanzata per l’epoca, non fù accolta dagli ingegneri del cosidetto corpo borbonico di ponti e strade.
L’idea anticipatrice di Lippi, fù ripresa solo 15 anni dopo la sua morte.

Su incarico del re Ferdinando II di Borbone, la progettazione fu affidata al grande ingegnere Luigi Giura, sostituendo la fragile imbarcazione denominata scafa per l’attraversamento del fiume.

Iniziarono i lavori nel 1828, fù costruito con tecnologia innovativa e d’avanguardia a livello europeo e ornato di sfingi faraoniche e colonne egittizzanti.

I materiali ferrosi provenivano dalle fabbriche del principe Filangeri Satriano, nella città di Cardinale, che insieme a quella di Mongiana, costituivano il fiore all'occhiello delle industrie pesanti presenti in Calabria.

L’opera fu compiuta a fine Aprile 1832, dopo poco più di 4 anni, e venne inaugurata nel 10 maggio 1832, battezzandolo col nome di Ponte Real Ferdinando, alla presenza del re Ferdinando che sostò al centro mentre vi passavano al trotto 2 squadre di lancieri e 16 traini di artiglieria.

Costò 75 mila ducati, impiegandovi 68.857 chilogrammi di ferro.

Collegava così il regno di Napoli allo stato Pontificio.

L’ingegnere Luigi Giura costruì un altro ponte borbonico in Campania, sempre su commissione del re Ferdinando II, il ponte Maria Cristina di Savoia, prima moglie di Ferdinando II, sul fiume Calore Irpino, situato tra Solopaca e Telese, ai piedi del monte Taburno.
Altro capolavoro dell’ingegnere fù la realizzazione della Napoli-Portici, prima ferrovia italiana.

Durante la II guerra mondiale, nell’Ottobre del 1943, l’esercito tedesco che si era attestato sulla loro linea Gustav lungo il Garigliano, minarono la campata in due punti e fatta saltare in aria, durante la loro ritirata verso Roma dopo l'armistizio.
Il ponte fu ricostruito negli anni 50, mentre negli anni 90 fù sostituito da un ponte ad arco prima e da un altro ponte più moderno.

Venne restaurato con un finanziamento di circa 4miliardi di lire della Comunità Europea, tanto è costato per riportarlo al suo antico splendore.
Ma viene riaperto al pubblico solo dopo 10 anni di chiusura. Fù un vergognoso scandalo.

Ad oggi il ponte borbonico o ferdinandeo è diventato, anche per la vicinanza del sito archeologico, un luogo turistico-pedonale, con una singolare nota di monumentalità e di eleganza, attorniato da un fitto bosco di eucalipti, e resta un simbolo di uno dei primati tecnologici e industriali del regno Borbonico.



CIMITERO MILITARE BRITANNICO COMMONWEALTH
ospita le salme di 2049 militari britannici caduti durante l’offensiva contro la Linea Gustav tedesca per l’attraversamento del Garigliano, nel Gennaio 1944.

ACQUEDOTTO ROMANO
lungo la via Appia nuova sono visibili gli archi di un acquedotto romano che serviva la città di Minturnae, le cui acque provenivano dalle sorgenti di Capodacqua sito in loc.Spigno Saturnia.
L’acquedotto, realizzato in opus cementicium, cioè in opera reticolata con conci di tufo e calcare, entrava in città, dopo 11km di percorso, attraverso la porta di accesso detta Gemina.




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