Mito di Palinuro, Bosco di Sant'Iconio e Borgo di Sanseverino

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Mito di Palinuro, Bosco di Sant'Iconio e Borgo di Sanseverino

Messaggio  Admin il Lun Mag 07, 2012 3:57 pm

"Mito di Palinuro, Bosco di Sant'Iconio e Borgo di Sanseverino", Maggio 2012
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PALINURO
è la maggiore frazione di Centola ed è una stazione balneare molto apprezzata per le sue bellezze paesaggistiche e naturalistiche e per il mare pulito.
Non a caso l’abitato di Palinuro viene insignito della Bandiera Blù.


LEGGENDA DI PALINURO
Il termine Palinuro deriva dal nome di un personaggio mitologico: Palinuro, citato nel poema epico “Eneide”, scritto dal poeta e filosofo latino Publio Virgilio Marone, che narra la leggendaria storia di Enea.

Enea, principe troiano, figlio di Anchise, fuggì dopo la caduta della città di Troia e viaggiò fino a Roma, dove diventerà il progenitore del popolo romano, accompagnato dai nocchieri, tra cui Palinuro.

Dal V e VI libro dell’Eneide si narra dunque che, durante il viaggio via mare, Palinuro, uno dei nocchieri di Enea, viene tradito dal dio del Sonno addormentandolo con la musica e soavi parole e cade in acqua ma, quando giunge a riva di Capo Palinuro, viene assalito e ucciso dai velini, cioè gli abitanti di Velia, e viene lasciato insepolto sulla riva del mare.
Gli dei dell’Oltretomba, offesi dall’episodio del sacrilegio, puniscono gli abitanti con la pestilenza.

Enea, accortosi della mancanza dell'amico, lo cerca ma, non trovandolo, immagina la sua morte.
Però, quando Enea scende agli inferi con la Sibilla Cumana nel lago d’Averno dei Campi Flegrei, incontra, tra le varie ombre, l’ombra del suo nocchiero Palinuro, questi lo prega di cercarne il corpo tra le spiagge cilentane per avere una degna sepoltura, affinché la sua anima possa riposare in pace.


CAPO PALINURO
separa il golfo di Velia a nord dal golfo di Policastro a sud.
Capo Palinuro, uno dei tratti di costa più suggestivi dell’intera Campania, rappresenta uno dei principali poli di interesse speleomarino del Mediterraneo grazie alla sua formazione morfologica che ha dato origine a specie viventi riscontrabili negli abissi a profondità elevate, il che ha reso quest’area meta di studiosi.

Capo Palinuro, su tutta la costa campana, è uno dei 3 promontori principali:
altri due sono Capo Miseno e Punta Campanella.

Sulla collina di Tempa della Guardia, che sovrasta ad ovest il centro di Palinuro, vi sarebbero rimasti dei resti di un antico villaggio risalente al 540ac, con annessa necropoli, ad opera dei focei di stirpe greca, chiamato Molpa, nome derivante dalla sirena Molpè.
Dell’antico insediamento, ubicato a quota 130m, sono stati ritrovati vasellame, utensili, monili e una moneta con le incisioni Pal(Palinuro) da un lato, e Mol(Molpa) dall’altra.

Si ritiene che Molpa, in epoca romana, abbia dato i natali all’imperatore Libio Severo Serpenzio.

A seguito della caduta dell’impero romano, nel 547dc, Molpa fu distrutta dal generale bizantino Narsete durante la guerra gotica contro gli ostrogoti, e i superstiti si rifugiarono presso vari monasteri basiliani dei dintorni, che contribuirono così alla nascita di alcuni paesini tutt’ora esistenti, tra cui Centola e Pisciotta.

Nell’XIsec, i normanni, in lotta contro i longobardi, fortificarono il colle edificandovi una possente rocca, di cui rimangono solo dei ruderi, soprastanti il famoso Arco Naturale, e della chiesetta di San Giuliano.
Le robuste difese di Molpa, nel Giugno 1464, non ressero alla pesante distruzione ad opera dei saraceni, da cui non si riprenderà più.

Nel 1554 il feudo di Palinuro, Molpa e Pisciotta, fu acquistato dal nobile spagnolo Sancio Martinez de Leyna.
Il feudo fu poi venduto ai Monteleone, ai Pignatelli, ai Morra e ai Pappacoda.

Nella zona di Palinuro, come in altri punti strategici lungo la costa meridionale, nel XVI secolo vennero costruite torri contro gli assalti dei predoni dal mare.
Anche nel breve decennio francese, la vasta costiera cilentana fu sottoposta a costruzioni o ricostruzioni dei fortini, per volere del re Gioacchino Murat contro i Borbone che erano sfuggiti n Sicilia e gli inglesi.
Torre del Capo
Torre Formica
Torre Mozza o del Monaco
Torre del Mingardo
Torre di Calafetente
Torre di Chianofaracchio.


GROTTE DI PALINURO
tra le alte spaccature nelle rocce di Capo Palinuro, sopra cui svetta il faro, presenta numerose grotte.
Tra immerse e sommerse se ne contano oltre 30, tra cui le più importanti sono:
grotta Azzurra,
grotta d’Argento,
grotta Sulfurea di Cala Fetente (con sorgente di acqua sulfurea),
grotta delle Ossa (con ossa umane ed animali preistorici incastonate nelle pareti).
Poi vi sono: grotta Viola, del Lago, delle Catene, Trombetta, delle Pinne, del Cratere, Zia Anna, Scaletta, delle Corvine, del Sangue, degli Occhi, dei Monaci, dell’Uomo Morto, del Presepe, Tunnel del Coniglio, Antro delle Colonne, etc


FIUME MINGARDO
nasce dal monte Cervati nel cilentano, inizialmente col nome di fiume Faraone poi, nei pressi di Rofrano, congiungendosi con i torrenti del m.Faiatella, m.Pietra Alta e m.Pruno, assume il nome di Mingardo.

Il suo affluente principale è il torrente Serrapotamo.

Lungo il corso del Mingardo, per effetto di fenomeni carsici, si sono formate delle imponenti forre:
Forra dell’Emmisi (dalle porte di Rofrano fino al m.Bulgheria)
Gola del Diavolo (dove si affaccia il borgo medievale di San Severino)
E' detta anche Gola della Tragara oppure Valle dell’Inferno.

Nella primavera del 2010 sono state girate nella Gola della Tragara alcune scene del film di tema risorgimentale “Noi Credevamo“.

La lunghezza del fiume Mingardo dalle sorgenti del fiume Faraone fino a sfociare nel mar Tirreno, nei pressi di Capo Palinuro, è di 38km.

I paesi che si affacciano sulla Valle del Mingardo sono, in ordine dalla sorgente: Rofrano, Montano Antilia, Laurito, Alfano, Celle di Bulgheria e la sua frazione Poderia, e Borgo Sanseverino (frazione di Centola).

Il fiume Mingardo e la sua valle, per le loro valenze naturalistiche, sono insigniti dalla comunità europea dell’importante qualifica di Sito di Importanza Comunitaria SIC.

Tale fiume funge da confine tra il comune di Centola e quello di Camerota.

A 500m dalla foce del Mingardo vi è un’altra foce: quella del Lambro (entrambi in territorio di Palinuro, fraz. di Centola).

Entrambi i fiumi nell’antichità vennero citati dal poeta Virgilio nell’Eneide, raccontando anche della morte di Palinuro.

Il poeta identificò i due fiumi come due fiumi infernali:
il Mingardo sotto il nome mitologico di Stige
il Lambro sotto il nome di Lete

A pochi metri dalla foce del fiume Mingardo si erge il famoso Arco Nautrale con la spiaggia.
La spiaggetta, nel 1963, per il suo richiamo mitologico, fu scelta da una casa cinematografica americana per le riprese del colossal “Gli Argonauti 2”, nel cui cast era presente la grande attrice britannica Honor Blackman.



BOSCO E CENOBIO SANT'ICONIO
sovrastante la spiaggia della Cala del Cefalo, è una collina ammantata da pino d'Aleppo ricoperta di euforbie, di finocchio di mare e dell'endemica(esclusiva) Primula Palinuri.

Va ricordato che la Primula Palinuri, detta anche primula di Palinuro, è la specie più significativa del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, simbolo del parco, conosciuta dai naturalisti di tutto il mondo ed inserita negli elenchi internazionali delle specie protette per rischio di estinzione.
Dal Bosco di S.Iconio vi è un panorama che spazia dalla spiaggia di Cala del Cefalo in basso, all'Arco naturale sormontato dalla collina della Molpa con i ruderi del suo castello, all'isolotto del Coniglio e a Capo Palinuro.

Il Cenobio di Sant’Iconio fu fondato dai monaci basiliani nell’VIIIsec sfuggiti dalla regione greca dell’Epiro, dalle aspre lotte iconoclaste e trovarono rifugio nel Cilento accolti dai longobardi.
L’accesso attuale al sentiero è stato spostato rispetto all’originale, ed oggi risulta molto ripido, a seguito della costruzione della strada statale che costeggia il fiume, detta Mingardina.
Qui i monaci introdussero le piante di liquirizia.




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