Piana di Calise, pranzo a Molinara e antica Chiesa S.Barbara

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Piana di Calise, pranzo a Molinara e antica Chiesa S.Barbara

Messaggio  Admin il Mer Gen 11, 2012 11:58 am

"Piana di Calise, pranzo a Molinara e antica Chiesa S.Barbara", Gennaio 2012
organizzato da Zio Bacco e Giulio Martino
dell'Associazione Lerka Minerka di S.Giorgio del Sannio (BN)

http://www.flickr.com/photos/74095927@N06/sets/72157628820333917/show/

aggiungo gall.foto di Giulio Martino
http://www.giuliomartino.it/foto/2012_0108_molinara/index.html

PIANA DI CALISE
era stata, sin dall'epoca sannita, uno dei luoghi di sosta principali dei transumanti di bestiame e non, lungo il Regio Tratturo Pescasseroli-Candela, dove ora si ammirano i ruderi dell'ex Mulino Jelardi, il cui anziano proprietario ci ricorda che quando era bambino si divertiva ad osservare il transito delle numerose greggi di bestiame e che si divertiva anche lui ad aiutare a preparare i formaggi alla nonna che gli raccontava scene di vita della Transumanza di un tempo andato.


CHIESA S.BARBARA
posta sulla sommità del Toppo S.Barbara, in bella posizione panoramica, in affaccio sulla sottostante Piana di Calise, costituiva assieme al non più esistente castello, il fulcro di quello che fu un insediamento di una piccola comunità in epoca medievale, i cui abitanti, più tardi, si trasferirono nell'attuale comune di San Marco dei Cavoti.
Anticamente era sede di una fortificazione sannitica, protetta da mura megalitiche, col compito di vigilare gli spostamenti lungo il Tratturo sottostante.


CHE COSE' IL REGIO TRATTURO?
Era un largo sentiero, che puo essere erboso, pietroso o in terra battuta, originatosi dal passaggio e dal calpestio degli armenti, ossia dei greggi di pecore.
http://www.cavalierideltratturo.it/tratturi/index.htm gall.foto

Il nome tratturo deriva dal verbo latino trahere che vuol dire trascinare, tirare.

La nascita di queste vie erbose risale già ai tempi della civiltà preistorica e sviluppate particolarmente nel periodo sannita e rigidamente tutelate in epoca romana, anche nel medioevo.

Un detto:
“Altri uomini hanno fatto il cammino che noi facciamo. La nostra orma si perde, ma la strada rimane"

Nel periodo romano, secondo l’erudito Marco Terenzio Varrone, i sanniti erano tenuti a pagare un tributo ai romani per le greggi che conducevano nei territori della Puglia.
Le prime testimonianze documentali sull’esistenza dei tratturi risalgono al VIsec ac, verso la fine dell’Impero romano, come si ricordano dalle diverse iscrizioni sulle lapidi tra cui una in particolare, conservata presso la sede del museo civico di Sulmona in prov. di L’Aquila, che riproduce nelle figure del suo bassorilievo uno spaccato della vita e dell’attività pastorale durante il trasferimento del bestiame.
Difatti questi percorsi erbosi erano stati utilizzati dai pastori per compiere la transumanza, ossia trasferire il bestiame ovino( soprattutto pecore) da un pascolo all'altro.

La pastorizia, per ragioni di sopravvivenza, due volte all’anno si spostava dai luoghi più alti e più rigidi, principalmente dall’Abruzzo e dal Molise, sfruttabili solo in estate, a quelli pianeggianti pugliesi più caldi per il periodo invernale, poiché l’inclemenza del clima nel periodo invernale comprometteva la produttività degli allevamenti e la stessa esistenza degli armenti.
Quindi nell’approssimarsi delle stagioni fredde, verso Settembre-Ottobre, le greggi percorrevano in direzione sud verso la Puglia, nell’ampia piana del Tavoliere delle Puglie, mentre prima del periodo caldo, tra Maggio-Giugno, che avrebbe reso aridi i terreni, ritornavano su ai pascoli montani dell'Appennino centrale.
Il viaggio durava circa 15-20 giorni.

Tavoliere delle Puglie è, con circa 4000 kmq2, la seconda pianura d’Italia, dopo la pianura Padana.
Il termine Tavoliere deriva dal nome di un catasto romano detto Tabulae censuariae cioè Tavola censuaria, un documento sul quale venivano registrate, già in epoca romana, le proprietà terriere e la loro destinazione d’uso: cioè il pascolo o agricoltura.
Il nome Delle Puglie fu aggiunta nel periodo aragonese.
In passato l’immensa piana del Tavoliere delle Puglie fu definito il granaio d’Italia.
I centri principali del Tavoliere sono, da nord: San Severo, Lucera, Foggia e Cerignola.
Il tratturo comprende una serie di tratturi principali, concentrati nell’Italia centro-meridionale: in Umbria, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata e Puglia.

La larghezza dei tratturi, di norma, era di 111m, corrispondenti a 60 passi napoletani, larghi quanto un autostrada.
Infatti vengono soprannominati autostrade verdi.

Un passo napoletano misurava 1,852m.
Nei tratti difficili la larghezza si restringeva fino a 10 passi.
Nel periodo di massimo sviluppo la rete viaria tratturale si estendeva da L’Aquila a Taranto, cioè dall’Appennino alla costa adriatica, con uno sviluppo complessivo che superava i 3000km, con punte di 6milioni di capi in circolazione.
Nel 1977 la rete tratturale misurava invece 1515km.

I tratturi più importanti del centro-meridione sono 4:
L’Aquila-Foggia,
Celano-Foggia,
Lucera-Castel di Sangro,
Pescasseroli-Candela.

Tutti e 4 tratturi sono denominati Regio Tratturo, Tratturo Magno o Tratturo del Re.
I 4 tratturi erano collegati dai sentieri minori che erano i tratturelli, larghi 35m ca, e i bracci larghi 15-18m, che si snodavano e si diramavano fungendo da bretelle.
I tratturelli collegavano dei territori ai tratturi oppure fungevano da raccordo tra due o più tratturi.
I bracci invece erano sentieri ancora più piccoli dei tratturelli che li raccordavano.
Le vie ancor più piccole dei bracci vengono denominati diverticoli.
Mentre i riposi erano delle ampie aree destinate alla sosta degli armenti, adiacenti ai tratturi, in località pianeggianti ricche di erbe e soprattutto presso corsi d’acqua.
Durante le lunghe soste ai riposi, i pastori si dedicavano ad attività quali la tosatura, la mungitura e la preparazione dei formaggi, oppure si recavano alle fiere e ai mercati dei paesi vicini per vendere i loro prodotti.
Alla manutenzione di tutte le strade erbose provvedevano i Comuni, denominati nel medioevo Università.

Lungo il percorso, sin dall’antichità, sorgevano dei centri di accoglienza, dette taverne, una sorta di ovinogrill dell’antichità, dove i pastori e gli ovini si riposavano.
Questi ricoveri dei pastori avevano due nomi differenti: in montagna venivano chiamati stazzi e nella pianura pugliese poste.
Sempre lungo il percorso, esistevano, alcuni tutt’ora, chiese, cappelle, conventi, opifici, masserie, mulini, castelli, torri, centri abitati, icone sacre, muri a secco, pietre di confine o indicatrici del tracciato.
In alcuni centri abitati il tratturo fungeva da via principale e, addirittura dove venivano fatti riposare le greggi in determinati posti fissi, diveniva pian piano la piazza di una nuova espansione urbana e sede del mercato o di una fiera periodica.

I tratturi venivano usati non solo per la transumanza, ma anche per scopi militari, per gli itinerari religiosi e per gli scambi commerciali per più di 2mila anni.

Sui tratturi accanto agli armenti si muovevano grosse squadre di uomini.
Alla guida di ogni squadra c’era il massaro, uomo di fiducia del proprietario degli armenti, chiamato locato che era la figura più in alto della gerarchia, ma non aveva parte attiva nel viaggio della transumanza.
Il massaro organizzava viaggi sui tratturi, era responsabile della gestione del gregge durante la transumanza e rendeva conto direttamente al locato dei risultati dell’attività svolta da tutti.
Suo subordinato era il sottomassaro o capobuttero, responsabile di tutto il sistema di approvvigionamento della masseria e custode della ricotta e del formaggio prodotto lungo il tragitto.
Alle sue dipendenze vi erano i butteri che si occupavano della custodia dei cavalli, muli e asini da trasporto.
I butteracchi invece erano addetti al trasporto della paglia, delle reti, della legna e paletti per la recinzione notturna, poi i pastori e pastoricchi nelle attività di mungitura e di abbeveraggio.
Altre figure era il caciere o il casciaro, che produceva il formaggio dal latte delle pecore, e il ciavarraro che sorveglia il bestiame di un anno compiuto.
Alla base di questa gerarchia pastorale c’erano i garzoni apprendisti che preparavano il fuoco e qualcosa da mangiare.

Il viaggio della transumanza rappresentava per la comunità pastorale un’occasione di socializzazione e di conoscenza di realtà diverse a contatto con le popolazioni dei territori attraversati.
Difatti si riscontra oggi nella somiglianza di alcune tradizioni, modi di dire, credenze religiose e alcune usanze culinarie nei paesi che dall’Abruzzo alla Campania e alla Puglia sono attraversati da queste antichissime vie armentizie.

Le greggi e i pastori delle regioni montuose del centro e del sud Italia, sin dall’antichità, hanno dato vita ad un modello di pastorizia che, attraverso i secoli, ha portato alla nascita di una vera e propria “Civiltà della Transumanza”.

Nel 1650 furono descritte le piante planimetriche dei tratturi nelle quali, con disegni semplici, ma di grande valore storico, vennero riportati, oltre ai termini lapidei, molti altri elementi naturali e architettonici quali paesi, opifici, taverne, chiese etc lungo il tratturo o in prossimità del tratturo.

Poiché i tratturi spesso venivano abusati dgli agricoltori locali per lo sfruttamento del terreno, quindi creavano difficoltà ai pastori per il passaggio dei propri armenti, gli agrimensori andavano appositamente sul posto a misurare il suolo tratturale e riportare così alla sua originaria larghezza, secondo le leggi previste dalla Dogana regia, eretta in epoca aragonese, reintegrandole con i cosidetti termini lapidei, o cippi, di confine con i privati posti lungo i bordi dei tratturi.
I cippi hanno forma, dimensione e disegno diversi a seconda del periodo in cui venivano collocati, e numerato progressivamente a partire dai capisaldi abruzzesi-molisani con lettere R.T. e i numeri pari sul lato dx e i dispari sul lato sx. I primi cippi risalgono alla fine del XVIsec.

Inoltre, lungo i bordi dei tracciati erbosi, si possono scorgere ancora oggi, a tratti, le siepi che, alternandosi ai muretti a secco, crescono spontaneamente. Tra le siepi, a seconda delle stagioni, nascono la rosa canina, caprifoglio, ginestrino, trifoglio, sulla, lupinella, erba mazzolina, loietto, festuca, orchidea selvatica, ciclamino, gladiolo, biancospino, rovo, croco, maggiociondolo e la berretta di prete i cui fiori, durante la transumanza, offrivano ai pastori transumanti un ottimo rimedio contro le pulci.
Crescono anche alcune erbe aromatiche quali cipollaccio, menta piperita e timo selvatico.
Nelle zone particolarmente umide crescono i giunchi, i cui fili venivano utilizzati dai pastori per intrecciare le fascère che fungevano così da contenitori per formaggi e ricotte. Sempre ai bordi dei tracciati si possono osservare tra i cespugli, dei funghi mangerecci come il prataiolo, il prugnolo, il cardarello e le vescie che possono ragggiungere anche notevoli dimensioni.
Vegetazione spontanea lungo il tratturo
http://regiotratturo.spacespa.it/il-regio-tratturo/vegetazione-spontanea-lungo-il-tratturo/e

Il tratturo, a livello faunistico, è frequentato da talpe e arvicole, anche da piccole coccinelle, farfalle, mantidi, libellule, vespe, api, rane, rospi, lucertole, ramarri, ricci, lumache, lucciole e soprattutto grilli o cavallette. Anche i fontanili e abbeveratoi erano disseminati lungo i tracciati che consentivano nel lungo cammino di transumanza di fornire acqua a uomini e animali.

Nel periodo aragonese fu istituita la regia Dogana della mena delle pecore per la riscossione del pedaggio dell’attraversamento degli armenti e, in più, del pagamento della fida, ossia il prezzo sugli erbaggi consumati.
Tale dogana regia aveva sede nella città di Lucera dal 1447, poi nella città di Foggia dal 1456.
La regia dogana rappresentò per gli aragonesi la principale fonte di introiti. Tale esercizio durò fino al 1806, anno in cui fu soppressa durante l’occupazione francese del regno di Napoli con una legge promulgata da Giuseppe Bonaparte.
Con ciò venne ad abolire il feudalesimo e con esso, l’esercizio della dogana.
Vi era annesso un tribunale che era competente a giudicare tutte le cause in cui potevano essere coinvolti i pastori transumanti e i signori feudali locali.
L’edificio della dogana di Foggia è ancora oggi visibile in piazza XX Settembre.

Nel tratto campano ce ne erano tre dogane nei territori di Buonalbergo(BN), Casalbore(AV) e Greci(AV).

E’ sotto il dominio di Alfonso I d’Aragona che nacque la razza pregiata di pecore, cosidetta “Gentile di Puglia”, ottenuta incrociando arieti merinos, importati dalla Spagna, con pecore locali ottenendo così l’ottima qualità della lana.
In più incrociarono, a sua volta, la Gentile di Puglia con une delle razze di pecore appenniniche originando un’altra particolare razza ovina: la “Pagliarola”.
Con la nascita della rete stradale asfaltata il trasferimento del bestiame veniva sempre più spesso compiuto coi camion o furgoni ed i tratturi persero sempre più l’importanza perché i pastori preferivano non più pascolare sul tratturo ma risparmiare sulla manodopera delle transumanze, e i proprietari confinanti poterono così accaparrarsi quei terreni lasciati per tantissimi anni al solo pascolo delle greggi, per dedicarsi all’agricoltura.
Nonostante il lento declino sull’uso dei tratturi, la transumanza continuerà fino agli anni ’50 del 900.
Attualmente i tratturi, non più utilizzati come vie di comunicazione, sono diventati dei musei all’aperto che costituiscono delle preziose testimonianze storiche e culturali.

Il decreto ministeriale del 1976 ha definito i tratturi beni di notevole interesse sottoponendoli alla stessa disciplina che tutela le opere d’arte d’Italia.

Attualmente vengono gestiti ed amministrati dalle Regioni, sotto tutela del Ministero dei Beni Culturali.
Poichè molti tratti dei tratturi sono stati cancellati dal cemento edilizio o dal manto d’asfalto, ad aprile 1997 nacque la legge che istituì il parco dei tratturi del Molise per proteggere e valorizzare il patrimonio tratturale.
Soltanto pochi tratturi sono giunti fino ai nostri giorni pressoché intatti, che conservano ancora gli originari 111m di larghezza.

Dal 1° Giugno 2006 i regi tratturi sono candidati a Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco presentata dal Ministero dell’Ambiente.

Molti scrittori sono stati ispirati in passato dalla transumanza.
Particolarmente nota è la poesia: "Pastori" di Gabriele d'Annunzio.
Sul finire degli anni '70 ci fu un lungo lavoro di ricerca sul mondo pastorale transumante svolto da alcuni antropologi.
Su questo tema vennero poi realizzati molti documentari per il cinema e la televisione, fra questi il lavoro più importante è "Le vie della Lana", serie in quattro puntate per la Rai.

I 4 Tratturi:
L’Aquila-Foggia, lungo 244km.
Parte dal piazzale della bella Basilica di S.Maria di Collemaggio di L’Aquila e termina a Foggia presso la chiesa delle Croci ed il monumento dell’Epitaffio. Lungo il tragitto L’Aquila-Foggia si staccava il tratturello quasi parallelo, da Centurelle a Montesecco. Il tratturo L’Aquila-Foggia, essendo il più lungo degli altri 3 tratturi, era ed è denominato regio tratturo, tratturo del re o tratturo magno. Non passa per la Campania.

Celano-Foggia, lungo 207km.
Parte sotto la loc.Celano, dalle sponde del lago Fucino, in Abruzzo, e arriva presso il monumento dell’Epitaffio a Foggia, in Puglia. Lungo il tragitto, dove tocca Lucera, quasi vicino a Foggia, parte un altro tratturo:Lucera-Castel di Sangro. Il Celano-Foggia non passa per la Campania.

Castel di Sangro-Lucera, lungo 127km.
Si distacca dal tratturo Pescasseroli-Candela in loc.Ponte Zittola, nel territorio comunale di Castel di Sangro, in Abruzzo, e arriva a Lucera, presso Vigna Nocelli, in Puglia, dove si raccorda con il tratturo Celano-Foggia. Passa quasi vicino al confine della Campania, all’altezza dello scorrimento del fiume Fortòre che versa nel lago di Occhito, accanto al confine territoriale di San Bartolomeo in Galdo, della provincia di BN.

Pescasseroli-Candela, lungo 211km.
Parte dalla loc.Campomizzo, a nord di Pescasseroli in Abruzzo e arriva a Candela in Puglia. Lungo il suo percorso, all’altezza di Ponte Zittola in territorio comunale di Castel di Sangro, parte il tratturo Castel di Sangro-Lucera. Quest’ultima località appartiene anche al tratturo Celano-Foggia.
Il viaggio sull’intero tratturo durava circa 15-20 giorni e si incrociava con quello degli armenti provenienti dal Sannio e dall’Irpinia, i quali impiegavano circa 4-5 giorni.
Il tratturo, in particolare, attraversa le zone dove sono ubicate le sorgenti dei maggiori fiumi del Sannio e dove sono presenti alcuni importanti insediamenti religiosi, come le sorgenti del fiume Sangro a Pescasseroli, il tempio italico di Vastogirardi alle sorgenti del Trigno, Bovianum alle sorgenti del Biferno, Saepinum alle sorgenti del Tammaro, e un’altra località nei pressi delle sorgenti del Volturno.
Il Pescasseroli-Candela è l’unico tratturo che passa anche in Campania, tra prov. di BN e prov. di AV, complessivo di 40km ca.
I territori comunali beneventani attraversati dal tratturo sono, in ordine di sequenza: (proveniente da antica Sepinum, in Molise, prov. di Campobasso) nord di Sassinoro, centro Colle San Martino, nord di Santa Croce del Sannio, sud di Circello, Contrada Macchia dove vi è la morgia(una sporgenza di roccia) con la croce sommitale, detta morgia Pescolardo, nord-est del sito archeologico di Bebio, nord di Reino, tutti ubicati nell’Alto Tammaro.
Tra S.Croce del Sannio e Circello vi era una strettoia dove i pastori procedevano con la conta degli armenti per gli eventuali furti degli animali, ciò la strettoia veniva soprannominata cuntatur, mentre a Reino era presente un tratturello che permetteva di collegare con Benevento.
A Colle San Martino vi è posta una grossa croce su un colle, affiancato da muretti a secco ripristinati dai forestali della Comunità Montana Alto Tammaro, che indica il punto più elevato del tracciato campano del tratturo, a quota 854m.
Poi continua nel basso Val Fortòre, sempre nel beneventano, nord di Pesco Sannita(loc.Monteleone e Scardalana), nord di Pago Veiano con sud di San Marco dei Cavoti(loc.S.Barbara), sud di San Giorgio la Molara(loc.Calise) e nord di Buonalbergo(loc.Monte Chiodo) dove cè Taverna di Monte Chiodo, ben restaurata.
In territorio provinciale di Avellino il tracciato prosegue per i comuni di Casalbore, sud di Malvizza, nord di Montecalvo Irpino, sella di Ariano Irpino, nord di Villanova del Battista e nord di Zungoli.

Lungo tutto il Tratturo Pescasseroli-Candela vi erano 9 principali luoghi di riposo, tra cui quello di Montecalvo Irpino (loc.S.Spirito) dove vi sono resti del ponte romano lungo l’antico tracciato di Via Traiana.

Tre erano i tratturelli irpini: Greci-Ariano Irpino, Volturara–Castelfranco che attraversava il comune di Greci, tratturello San Guglielmo o del Pisciolo che passava per Monteverde.
Il braccio irpino in loc.Montecalvo Irpino, detto del Frascino.

In più due “aree di sosta” di Casalbore importanti per i pastori in transito e nella Valle d’Ansanto gli armenti venivano curati dalla scabbia con le acque del fiume Frèdane.
Di seguito vi è la Puglia entrando in territorio comunale di Anzano di Puglia a nord, per poi Sant’Agata di Puglia a sud, nord di Rocchetta Sant’Antonio e infine Candela dove il tratturo regio termina.

http://it.wikipedia.org/wiki/File:Tratturo-LAquila-Foggia.jpg Mappa 4 tratturi del centro-meridione
-Secondo lo studioso Wisemann, a Sepino partiva dal tratturo Pescasseroli-Candela un tratturello, che corrisponderebbe a un’antica strada romana detta Via Minucia.
Tale tratturello arrivava fino all’arco di Trionfo di Benevento, da cui proseguiva l’altra strada romana: la Via Traiana.
http://regiotratturo.spacespa.it/il-regio-tratturo Regio Tratturo
http://it.wikipedia.org/wiki/File:Tratturo-LAquila-Foggia.jpg Mappa 4 tratturi del centro-meridione




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